Parole da spiaggia
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di Luigi Carrozzo, 25 ottobre 2010
Nome: Luigi
Cognome: Carrozzo
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Bio: Luigi Carrozzo è editor e scrittore. È cofondatore di MacchiaUmana.

Parole da spiaggia

Come l’anno scorso sul mare col pattino

Dopo tanti anni di irreprensibile servizio, ogni volta che sul crinale di settembre, quando i ragazzi ricominciano a frequentare la scuola, tra odio e sollievo, nausea e speranza, quando si scollina il mese spartiacque per eccellenza e i cocomeri impallidiscono lasciando spazio in tavola ad acini talmente ipertrofici da sembrare uova di quaglia, Remigio, con la pelle che ormai pare un guscio di carapace brunito, bofonchiando tra sé e sé con la testa china come in preghiera a controllare centimetro dopo centimetro che tra i granelli di sabbia non ci siano insidie, mentre sfila uno alla volta, con delicatezza, come tulipani, i gambi degli ombrelloni ormai privi da giorni della loro corolla di tela sbiadita, è sempre più convinto di una cosa: odia i Righeira. Quei due fratelli, o presunti tali, che alla metà degli anni Ottanta decisero di dare alle stampe una canzone che sarebbe diventata il suo personale martirologio, L’estate sta finendo e in particolar modo quel verso che recita: “In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più, è il solito rituale”. Remigio odia quel verso perché tocca a lui officiare il tremendo rito di smantellamento balneare, che desertifica la spiaggia e cancella a colpi di cassino spensieratezza, amori fugaci e lampi di felicità. Remigio si sente come un dio pagano, latore di gioia e onnipotente nei mesi di solleone, plutonico vestale condannato a velare con il sudario della malinconia quel lembo di costa che il Destino gli ha donato in sorte quando l’autunno è all’orizzonte. C’è però un aspetto, in questa ritirata reiterata di anno in anno, in questo berciare settembrino contro le canzonette usa e getta, in questa conclusione a doppia mandata da serrare in cantina finché non doreranno nuovamente le spighe, che Remigio adora: chiudersi nel suo bugigattolo adibito a ufficio per fare l’inventario di tutte le cose che ha trovato in spiaggia durante i suoi giri di pulizia, rassettamento, rastrellamento e che nessuno ha mai reclamato. C’è di tutto, dai più ovvi oggetti vacanzieri – braccioli, palette, creme solari – ai preziosi – anelli, occhiali da sole, portafogli – fino ad arrivare a cose inqualificabilmente assurde: una custodia per violino, un set di tazze di porcellana e addirittura protesi al silicone per la mastoplastica. Ma chi si porta in spiaggia delle protesi per il seno? E come si fa a dimenticarle? Lo scaffale dell’ufficio cui però Remigio è più affezionato è quello dove tiene conservate le parole. È incredibile quante parole nascano, vengano utilizzate, strapazzate, stiracchiate, sventrate, spolpate nell’arco di un’estate. Remigio le scova un po’ dappertutto: sotto un impalpabile strato di sabbia sul bagnasciuga, fra le assi articolate delle sdraio, nella cenere ormai appena tiepida dei falò. Il raccolto lessicale di quest’anno è stato davvero bislacco: dal waka waka dadaista e calciofilo, al neologico killeraggio, dal nostalgico squadristi – gridato da sinistra a destra, da destra a sinistra, da destra a destra, da sinistra a sinistra – all’immaginifica esclamazione stamo a fa ’a colla. Ma nel paniere di lemmi stavolta Remigio ne ha rinvenuto uno cui si sente particolarmente affezionato: sparigliare. “Mi candido a sparigliare i giochi del centrosinistra” era la frase che faceva da contorno a quella pietanza vocabolaria. Da quant’è che Remigio non si trovava di fronte a quel termine? E adesso, eccolo lì lo spariglio, più dirompente di quanto ricordasse, bleso ma non per questo meno efficace. Remigio se lo rigira tra le dita, e sente che quella parola così innocua, pescata da una memoria che non è evidentemente solo la sua, in qualche modo tenta di rinascere a nuovo uso. “Lo spariglio tenta lo sbaraglio, si lancia allo scompiglio, accenna alla battaglia” inventa una litania, Remigio, canticchia e sorride, anche se poi una domanda gli saetta tra i pensieri: “Se lo spariglio fosse solo un abbaglio e anziché parapiglia provocasse sbadigli?

 

[Luigi Carrozzo]

 

©Foto Agata Tempesta

 

 

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