2 - Il mostro è andato via
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di Guido Tedoldi, 18 novembre 2010
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

2 – Il mostro è andato via

Cartografia di maya

Lo sentiamo arrivare prima di vederlo. Fa un rumore come di esplosioni ripetute e controllate, e il rumore del motore a scoppio supera di molto quello dell’attrito volvente delle gomme sull’asfalto. Molte teste si girano quando passa, molti nasi si arricciano quando raggiunti dalle zaffate di fumi di scarico. Io non riesco a evitare di domandarmi come facessero, solo pochi anni fa, gli abitanti di tutto il mondo a sopportare le automobili a motore endotermico. L’economia di intere nazioni si basava su di esse, e sul trasporto personale si è costruita la potenza di tante generazioni di individui, però… come facevano a resistere al puzzo, all’inquinamento, al consumo indiscriminato di risorse?
Il vecchio suv si ferma al semaforo, ma il conducente non spegne il motore. La macchina continua a produrre rumore, gas nocivi, ostentazione. È ferma in coda tra moderne vetture elettriche, silenziose, a bassissimo impatto. La folla di pedoni sui marciapiedi non le guarda nemmeno. Quasi tutti gli occhi sono rivolti alla macchina terribile, rumorosa, mortale. C’è stato un tempo in cui l’uomo che desiderava quella macchine definiva se stesso “futurista” – zang tumb tumb e compagnia bella. Adesso è solo un conservatore pieno di sé e del proprio denaro. La macchina ha i vetri oscurati per non far capire chi c’è alla guida. E probabilmente alla guida non c’è un computer bensì un essere umano. Non il proprietario, che sta seduto sul sedile posteriore, bensì un collaboratore. Un… autista, sì, mi pare di ricordare che la parola per definirlo fosse quella. Fa parte dell’ostentazione, pagare esseri umani che accettino di non condurre una vita propria per mettersi al servizio di vite altrui. Quando la fila di auto si rimette in movimento, fluida e non più rumorosa dello spostamento d’aria che produce – il suv fa lo stesso baccano di un aereo che stia per decollare.
Un paio di bambini non gli staccano gli occhi di dosso, affascinati/terrorizzati/sconvolti. Hanno paura e non vorrebbero altro che il loro papà comprasse quel mostro di rumore. Stanno male per la puzza cui non sono abituati, ma non vorrebbero altro che passare attraverso la folla ed essere ammirati in quanto produttori di quella puzza medesima. Le vecchie dinamiche della pubblicità funzionano ancora. Funzionano sempre. Il suv, naturalmente, non può decollare. È una vecchia macchina, con tutti i pezzi originali (o meglio, nuovi ma fatti con i procedimenti originali) ma niente di più. Ruggisce e inquina, ma nel traffico cittadino procede alla velocità degli altri mezzi. È quello che è sempre stato: un dare a vedere di potere, ma poi non farlo perché non c’è proprio spazio fisico sufficiente. Un muscolo sovrallenato che ha perso l’agilità di muoversi in spazi angusti. Una forza della natura (oltre che della tecnologia e del genio umani) che non veniva mai usata per vincere la natura stessa. Sarebbe bastato che uscisse dalle periferie, che uscisse dalle autostrade, che si arrampicasse su montagne e attraversasse deserti. Ma non lo faceva mai. Be’, quasi mai: qualche volta la televisione mostrava che lo facesse.
Il suo rumore non si sente già più. Lo scrivo qui sul personal, così qualche ricordo mi rimane.
 
 
[Guido Tedoldi]
 
©Foto Agata Tempesta

 

 

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