1 - Verso molto molto lontano
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di Guido Tedoldi, 11 novembre 2010
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

1 – Verso molto molto lontano

Cartografia di Maya

«Questo non ce l’avete», mi dice. Estrae dalla libreria un volume molto vecchio, rilegato in pelle, fa attenzione a come lo tocca e come lo muove.
L’atteggiamento del suo corpo è perlomeno doppio: c’è l’offerta («guarda com’è bello, senti che profumo di carta e cultura») e c’è la gelosia («attento che si potrebbe rovinare»). Io non ho nessuna intenzione di toccare quella reliquia. Gli chiedo di tenere il libro un po’ più dritto e scatto una foto col personal. Poi do un paio di tocchi, avvio la ricerca e… no, quel libro non ce l’ho. Non risulta nel database online che ho consultato, che è il più grande al mondo e contiene, un attimo che do un tocco, 4˙274˙996˙483 libri, naturalmente tutti consultabili gratuitamente e naturalmente ancora aumentati dall’attimo fa in cui ho chiesto il numero di quelli disponibili. In effetti quel libro è segnalato, mi comunica adesso il tutor, però soltanto come facente parte della storia culturale umana: titolo, autore e anno di edizione hanno diverse segnalazioni. Manca il testo, però. Nessuno ha mai avuto sotto mano una copia cartacea da digitalizzare.
«Sono ammirato», dico, «lei possiede un libro davvero rarissimo. Chissà quanti altri ne ha di così interessanti, qui…». Siamo a casa sua ma sembra di essere all’interno di una biblioteca universitaria. Tutti i centimetri di parete sono ricoperti da scaffali e nel salone, al piano di sotto, ci sono scaffali allungati e sinuosi come le pareti di un labirinto, alti fin quasi al soffitto.
Lui mi risponde con un cenno della testa, soltanto un po’ orgoglioso. Probabilmente non si è mai preoccupato di sapere quanti libri possedesse, né di quanto denaro ha speso per soddisfare la propria passione feticista per i libri. Sono quasi sicuro, peraltro, che ne abbia letti ben pochi. Gli interessa l’oggetto, il possesso, più di quello che c’è dentro. Suo figlio mi ha rivelato di averlo visto tante volte, soprattutto nella solitudine della notte, camminare tra gli scaffali, ogni tanto fermarsi a toccare un dorso prezioso, ogni tanto aprire un volume – ma dopo pochi momenti richiuderlo, e contemplare gli altri, camminare ancora per il gusto di passarli in rassegna tutti.
Suo figlio intendeva forse fargli un regalo mettendolo in contatto con me, sapendo il mestiere che faccio. Fare in modo che tanti libri della storia dell’umanità non vadano perduti con lo sfasciarsi del supporto. L’ho già rassicurato prima sul modo in cui lavoro, sul rispetto che i miei collaboratori hanno per i libri. A lui non importa quello. Quello che gli preme è altro…
«Non c’è abbastanza spazio, vero?» mi domanda. «Sulle astronavi, intendo, quando se ne andranno». Stavolta sono io a fare un cenno soltanto un po’ orgoglioso con la testa. Sono uno di coloro che quelle astronavi ha contribuito a concepirle. Sapendo che la cultura umana può essere stipata in memorie di pochi millimetri cubi, non è pensabile di portarsi dietro metri cubi di carta (e batteri, perché la carta è viva, e a sole due dimensioni, perché la carta ha una multimedialità limitata, e…) ma non gliele dico certe cose. Non siamo qui per quello. Lui vuole essere rassicurato. Vuole sapere che il gusto e la bellezza non andranno perdute.
Il mio personal emette un suono di richiamo. Mi mostra che i libri disponibili sono adesso 4˙275˙000˙026, superato un altro milione. È solo un numero, ma mi fa sorridere di intima soddisfazione. Credo sia quella che lo convince. È una sensazione che conosce anche lui. Faremo con attenzione, e non gli porteremo via niente, anzi, sarà lui a dare qualcosa a tutti.
Ci stringiamo la mano.
 
[Guido Tedoldi]
 
©Foto Agata Tempesta

 

 

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