7 - Frammenti di un Natale olografico
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di Guido Tedoldi, 23 dicembre 2010
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

7 – Frammenti di un Natale olografico

Cartografia di Maya

Quest’anno voglio trascorrere il Natale in solitudine. Voglio salire da solo nel mio studio, mentre di sotto i parenti e gli amici si immergeranno in pranzi e cene e riti vecchi di secoli, e godermi in santa pace gli ologrammi di auguri che mi sono arrivati in posta elettronica.
Ho già visto quello degli amici del Gibson Group, naturalmente. Una visione notturna del deserto rosso australiano con il cielo infuocato dall’aurora australe. L’immagine è vecchia di 6 anni, perché quella è stata la più spettacolare aurora australe mai vista da occhio umano, o perlomeno mai percepita da strumento di rilevazione. Poi i ragazzi del Gibson ci hanno lavorato su, e ne hanno fatto coreografia ambientale per i loro uffici e case private in mezzo mondo. Ce ne sono in Kenya, in Russia, in Vietnam. E qui a Milano, ovviamente, con solo un po’ di manierismo dovuto alla fama di creativi degli italiani. Non ce ne sono nella stessa Australia, perché là hanno l’originale e non hanno molto interesse a riprodurlo. A San Pietroburgo lo riproducono in commistione con l’aurora boreale, anche in luoghi aperti – lo spirito artistico russo non manca occasione per manifestarsi.
Lavorare immersi negli ologrammi non è soltanto una moda. C’è chi lamenta che ridurre i luoghi d’arte a meri complementi d’arredamento non faccia bene alla diffusione della Cultura, quella con la C maiuscola. C’è chi sostiene che la Kultura (quanta mancanza di memoria in quella K!) invece faccia bene allo spirito, e magari ci campa sopra vendendo terapie di sostegno emotivo. Ma avere un ufficio olografico non è che l’equivalente di tenere quadri d’autore nella hall, o nel superattico dell’amministratore delegato – ai tempi della tecnologia. E abitare in una bettola con vista olografica sulla skyline di New York fa effetto all’anima. Effetto positivo.
L’ultimo ologramma che guarderò sarà quello del superpresepe di Betlemme. Voglio lasciarlo alla fine per tornare alla realtà, sapendo che vedrò la grotta originale, e il bue e l’asinello, e i pastori ecc. ecc. Tutto in scala 400:1, in modo da far incazzare di brutto il medioriente islamico, che da ogni dove e nel raggio di molte decine di chilometri non può evitare di cozzarci contro. Sarà un ritorno alla realtà perché naturalmente non posso non sapere che la grotta originale non esiste più: alcuni giorni fa è stata bombardata con missili terra-terra nucleari a basso impatto di radiazioni, e adesso c’è in corso una ritorsione militare che sta facendo molti morti. Ma l’idea di lasciare un cratere profondo trenta metri al posto dell’ologramma è fallita, perché chi ha piazzato i proiettori ha avuto l’accortezza di nasconderli bene da un’altra parte.
Da sotto mi richiamano all’ordine. C’è una bottiglia di spumante da stappare. A questo rito del Natale non mancherò nemmeno io. Auguri a tutti.
 
[Guido Tedoldi]
 
©Foto di Francesco Di Maio

 

 

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