8 - Cosmo rosso non avrai il mio scalpo
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di Guido Tedoldi, 30 dicembre 2010
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

8 – Cosmo rosso non avrai il mio scalpo

Cartografia di Maya

Il mio personal sembra esitante, oggi. Non mi mostra in tempo ultrareale le informazioni che chiedo. Saranno i soliti problemi allo scudo di satelliti che sorreggono internet dallo spazio. Il cliente che ho davanti sembra un po’ stizzito. Siamo nel suo studio, ho ottenuto questo incontro dopo settimane di insistenze e adesso non ho disponibile il materiale da mostragli.
«Senta, si colleghi col mio terminale», mi dice. Il suo atteggiamento corporeo dovrebbe farmi capire che non sto facendo una gran figura: cosa potrò mai vendergli di così tecnologicamente avanzato, se non riesco nemmeno a collegarmi al web con il mio advice? Ma anche il suo terminale non va. Sembra di essere tornati all’inizio del secolo, alle connessioni Adsl lente come la fame. Il cliente me lo toglie di mano, e cerca di usare le maniere forti martellando con le dita sullo schermo. Il suo terminale dev’esserci abituato, perché non emette i classici suoni d’avvertimento di uso improprio.
«Maledetti russi», dice sottovoce. Poi dice altre cose che non cito, sempre su questi russi che si credono i padroni del web dopo aver messo in orbita quel loro scudo di satelliti, i RosCosmos. Il progetto lo presentarono nel 2010, e lo pubblicizzarono come un’offerta amichevole al mondo:«Se non potete pagare tutti i miliardi che servono, non c’è problema: ci pensiamo noi a mandare su la metà dei satelliti, gli altri li paghiamo soltanto però li dovreste mandare voi».Il cliente tenta di chiamare la segretaria dal terminale, ma quella dopo 5 secondi non ha ancora risposto. Internet non va proprio. Lui è costretto a usare l’interfono che ha sulla scrivania: un pezzo di modernariato industriale il cui scopo è ostentare ricchezza e la firma Prada. La segretaria arriva in un batter d’occhio, e chiede subito scusa perché di là non sta funzionando niente. Il cliente trita qualche parola nella bocca, ma la segretaria non si scompone, accende la tv il cui schermo occupa tutta la parete di fondo dell’ufficio… che scopro essere molto più piccolo di quanto appariva prima, quando lo schermo mostrava una veduta di Milano dall’80° piano del potere. Il telegiornale sta mostrando una specie di guerra spaziale. Un satellite RosCosmos sta perdendo frammenti nello spazio, mentre due voci concitate tentano di spiegare che non si capisce da dove venga l’attacco, probabilmente condotto con un cannone laser da qualche satellite militare in orbita nei paraggi. Se ne vedono mezza dozzina, in effetti, americani, cinesi, europei, australiani (australiani…? anche loro hanno lanciato roba militare nello spazio…?).La visione della battaglia somiglia a un vecchissimo film, di Kubrick mi pare, molto meno cruenta e rumorosa di quella che si vede di solito al cinema ma proprio per questo ben più affascinante. Il cliente e la segretaria per un momento non lavorano alla velocità bruciante imposta dal business, e io riprovo a ricollegarmi con il mio personal. Bene, funziona. Lo scudo degli altri satelliti sta sostituendo in tempo reale quello danneggiato. Nei blog di informazione c’è già un’ipotesi accreditata: non si è trattato di un attacco militare governativo, sono stati i terroristi religiosi. Si sono introdotti nei sistemi di controllo di un satellite RosCosmos e lo hanno usato come arma. Il cliente mi occhieggia mentre uso il personal. Nella sua personale classifica ho guadagnato dei punti: forse ho davvero buona tecnologia da vendergli. Possiamo parlare d’affari.
 
[Guido Tedoldi]
 
©Foto di Agata Tempesta

 

 

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