14 – La finanza predice la malattia
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di Guido Tedoldi, 17 febbraio 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

14 – La finanza predice la malattia

Cartografia di Maya

Gli ospedali sono sempre un po’ inquietanti. Devi stare attento a come parli coi medici, o coi robot infermieri, perché potrebbero scoprirti addosso una malattia terribile di cui non avevi mai notato i sintomi. Ma lei mi ha chiesto di accompagnarla, e non posso certo dirle di no. D’altra parte conosco la sua angoscia, è identica alla mia. La prossima volta mi sa che sarò io a chiederle di accompagnarmi.
Siamo seduti nell’ufficio del primario. Lui parla del più e del meno ma intanto a intervalli di pochi secondi (a ogni cosa che lei dice, in effetti) tocca lo schermo del suo personal. Cerco di ascoltare con orecchio distaccato questa conversazione, ma non ci arrivo. Il linguaggio medico con gli anni si è sempre più mimetizzato con quello normale, non si capisce mai se uno specialista stia costruendo una diagnosi oppure facendo considerazioni sulla letteratura Klingon.
«Le fanno mai male i gomiti?» domanda a un certo punto lui. Lei non è prontissima a rispondere, mi pare di vedere nettamente il pensiero passarle là dietro i suoi occhi: «Cosa c’entrano i gomiti adesso?». Lui ha un atteggiamento corporeo rassicurante, una voce pacata: «Non si preoccupi, non si tratta di un sintomo, è soltanto una domanda che le faccio per rendere più completa la sua cartella clinica. C’è un periodo nella vita delle donne… be’, di tutti, ma delle donne in particolare per un fatto ormonale… in cui le giunture hanno la tendenza a logorarsi eccessivamente, provocando un certo dolore». Lei sembra rasserenata. Risponde qualcosa con un mezzo sorriso. L’interrogatorio può andare avanti.
Il primario gira verso di noi lo schermo del suo personal, fa vedere a lei alcune immagini di rette e cerchi facendo domande del tipo: «Queste linee sono parallele o si incroceranno in un punto fuori dallo schermo?». Le immagini sono inserita in una schermata che è tipica dei fogli di calcolo, opportunamente adattata. Cioè, qualche decennio fa erano fogli di calcolo, e le aziende li utilizzavano per le analisi finanziarie. Poi si scoprì che potevano essere utili anche per le analisi mediche, anzi, sembravano nati per quello. «Medicina predittiva», la chiamano oggi – butti dentro i dati, tutti quelli che ti vengono in mente di raccogliere, e il software incrocia statistiche di ogni tipo producendo diagnosi con una precisione mai raggiunta prima nella storia. All’inizio del XXI secolo, quando questa disciplina era appena nata, la chiamavano «Medicina delle evidenze», ma poi le cambiarono nome perché il pubblico aveva la tendenza a preoccuparsi: se adesso la medicina si basa sulle evidenze, prima… su cosa basava…? E poi c’era quell’altro dubbio, basato sul sillogismo: la scienza si costruisce a partire dall’osservazione dei fatti, la medicina i fatti comincia a osservarli adesso… quindi la medicina non è (mai stata prima) una scienza…?
Il personal del primario emette un suono. La visita è finita, possiamo rivolgerci all’infermiera umana che troveremo all’uscita del reparto per avere la documentazione. «Lei sta benissimo, signora» dice «se le facessero un po’ male le giunture non si preoccupi, probabilmente si tratterebbe di un affaticamento articolare. Tutto sotto controllo».
Lei è emotivamente sollevata. Io ho ancora l’orecchio distaccato, e mi sembra di notare qualcosa, forse una discrepanza… ma non ho le conoscenze per dire se è pericolosa o no. E poi il software predittivo non ha notato niente… no?
 
[Guido Tedoldi]
 
@Foto di Francesco Di Maio

 

 

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