16 – Non trovo il suo libro
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di Guido Tedoldi, 3 marzo 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

16 – Non trovo il suo libro

Cartografia di Maya

L’altoparlante della libreria avverte che la presentazione comincerà tra pochi minuti nella sala conferenze. La voce è probabilmente umana, perché non ha pronunciato bene il nome dello scrittore. O forse è stato il mio orecchio, che non ha mai sentito quegli accostamenti di suoni, a non cogliere bene. Raggiungo la sala e per fortuna sul tavolo c’è il cartellino con il nome. Lo clicco sul personal. Non risultano libri suoi. Ci sono articoli comparsi sulla stampa cartacea che parlano di altre sue presentazioni. Tre anni fa, cinque anni fa.
Noi del pubblico siamo forse una ventina di persone, di tutti i tipi ed età. Davanti al tavolo sono in piedi in cinque o sei, la claque del personaggio. Lui pare essere anziano, con la schiena un po’ curva, invecchiato male. Porta gli occhiali, un’abitudine che va scomparendo. A fianco a lui c’è una donna che ho già visto in altre occasioni. Una blogger letteraria, mi pare di ricordare. Lo presenterà lei probabilmente.
Aspetto che si siedano per fare una domanda, ma vengo preceduto da un ragazzo impaziente: «Mi scusi, non trovo il suo libro… è giusto il nome scritto così?». Il ragazzo indica indica il cartellino, lo scrittore lo agguanta e annuisce, «sì, il nome è scritto giusto. Ma mi pare strano che lei non trovi il libro, ne abbiamo qui diverse copie», e indica a sua volta una grossa scatola poggiata sul bordo del tavolo. Il ragazzo ha un attimo d’esitazione. Che i libri fossero lì lo aveva notato probabilmente. È nel web che non li trovava.
La blogger prende la parola per spiegare che lo scrittore non pubblica le sue opere in internet perché «è la carta il vero territorio di crescita della cultura, la sua consistenza, la sua solidità…». Il ragazzo fa segno che ha capito e si ritira in buon ordine. Lo guardo per qualche secondo mentre la blogger continua a parlare, e lui perde interesse. Ha l’aspetto dello studente squattrinato, sinceramente interessato ai libri ma senza i mezzi per procurarseli… a parte il personal e il collegamento a internet. Gli editori che non mettono a disposizione i loro libri in lettura sui computer, ma soltanto in vendita su carta, non fanno per lui. O, guardando le cose in un’altra maniera, non lo avranno mai come cliente.
La blogger spiega che i libri dello scrittore le sono piaciuti molto fin dal primo che ha visto, anche perché lui ha una tecnica di scrittura che non usa più da tempo: scrive a mano. Le sembra una notizia particolarmente notevole, «pensate che non usa il computer e per inviare il suo materiale in casa editrice si rivolge al nipote, che è qui presente in sala…» nel dirlo si è presa un momento per respirare, e la claque entusiasta ne approfitta per sottolineare l’abnegazione del nipote «…lui prende i fogli dello zio, li riordina, li scannerizza e li invia». C’è una nuova ondata di entusiasmo e mi viene di fare una domanda, ma forse è meglio non farla, spero che qualcuno mi preceda, aspetto ancora un attimo. Non mi precede nessuno. Sto zitto. Lo scrittore ha afferrato il microfono per dire che ringrazia moltissimo l’editore per «l’imprescindibile lavoro di editing che ha svolto sulle mie pagine, una cosa che si fa sempre meno e i libri ne risentono. Non dovrei dire che si stava meglio quando si stava peggio, ma è così. I computer hanno rovinato il mestiere della scrittura…».
Colgo un movimento con la coda dell’occhio, è il ragazzo di prima che s’è alzato per andarsene e ha dato un calcetto alla sedia – senza accorgersene perché stava guardando lo schermo del personal. Magari stava leggendo, uno dei libri messi liberamente disponibili per farli conoscere. Magie del marketing prima che della diffusione della cultura.
Lo scrittore continua a parlare, alza un po’ il tono di voce per imporsi. È il modo sbagliato. Mi sa che me ne vado anch’io.
 
[Guido Tedoldi]
 
@Foto di Francesco Di Maio

 

 

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