18 – Dove c’era l’erba ora c’è...
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di Guido Tedoldi, 17 marzo 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

18 – Dove c’era l’erba ora c’è…

Cartografia di Maya

Mi pare di sentire le radiazioni che attraversano il mio corpo. Come un bruciore nelle cellule, un’energia di commozione. Anche se qui non ho un corpo, ho un avatar. La centrale è incombente, proprio come la mostrano nei telegiornali. La cupola di cemento antiradiazioni alta 200 metri è ricoperta dagli strani funghi reticolati che hanno mostrato di gradire questo ecosistema. Il mio avatar ci cammina in mezzo, sollevando polvere di spore. Dovrebbero venire anche Ces137 e Mantide, ci siamo scambiati messaggi per fissare questo incontro, oggi che è l’anniversario dell’evento. Ces137 dice che non verrà nessun altro: l’hanno dimenticato. Non è l’Hiroshima del 6 agosto, che ha una sua spettacolarità e un suo seguito di pubblico perché si può assistere all’esplosione della prima atomica usata in guerra.
Il posto è desolato. A un paio di chilometri ci sono le macerie della città abbattuta dal terremoto generato dall’esplosione del reattore. La centrale era composta da 6 reattori distinti, con la parte del nocciolo interrata molti metri sotto terra. Ne sono esplosi 2, gli altri in qualche modo hanno resistito ma stanno generando calore e radiazioni ancora adesso. Lo faranno ancora per molte migliaia di anni.
L’aria a pochi metri da me si apre come un sipario, e Mantide fa il suo ingresso. Il suo avatar è proprio quello che dice il nome, ma alto almeno 4 metri. Ha una sua imponente bellezza – nella vita vera non sarei così tranquillo nelle vicinanze di un superinsetto. Mi dice che Ces137 arriva tra pochi minuti, «sta ancora mettendo insieme il suo avatar, ha fatto una ricerca iconografica sui robot con cui hanno costruito la cupola, vedrai che bello».
«Più che bello, voglio che sia perfetto», dice Ces137. La sua voce scaturisce dal nulla, perché ho azzerato gli effetti sensoriali della ricostruzione ambientale. Percepivo una specie di sibilo generato da un vento fantasma, e un odore di marcio elettrico, qualcosa come funghi cresciuti sopra una discarica di pneumatici esausti. Roba da star male. Ces137, quando vuol fare l’espertone che viene qui tutti i giorni, dice che è l’odore originale del luogo, e che gli strumenti lo percepiscono anche a 250 chilometri di distanza quando il vento spinge verso le zone abitate.
Mantide si alza in volo per andare in esplorazione. L’effetto di volo del suo avatar è bellissimo, la luce che attraversa le ali genera i colori dell’arcobaleno. «Guarda nell’ultravioletto», mi consiglia. E ha ragione, è ancora più bello. Più… nucleare. D’altra parte, visto il posto in cui siamo…
L’aria si apre ancora come un sipario, e Ces137 irrompe sulla scena. Manca solamente la musica roboante dei film d’azione, poi c’è tutto. Il robot sembra tratto direttamente da un anime giapponese del secolo scorso, ambizioso ma goffo. Quelli che dovrebbero essere gli arti sembrano ponteggi da cantiere edile, e in effetti non è che servisse molto di più, quando stesero le tonnellate di cemento che dovevano difendere il mondo. Si vede che è vecchia ferraglia, costruita prima della diffusione delle nanomacchine.
«Ma quelli sono… animali…?», domanda Mantide. Ci alziamo in volo anche noi, e le vediamo. Sono alcune decine, sembrano pecore deformi, ognuna però deforme in modo diverso rispetto alle altre. Forse ognuna di loro è anche infelice in maniera diversa rispetto alle altre. Ces137 ci spiega che sì, sono gli animali che ci sono anche nel sito reale, «esperimenti dell’evoluzione. Magari quando noi non ci saremo più, domineranno la Terra».
Voglio andare via. Non è il mio posto, questo.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Francesco Di Maio

 

 

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  • MaryZ
    marzo 24, 2011 alle 4:53 pm

    Poetico, preoccupante, visionario… bel post, anche se terribilmente attuale. Ciao