Uno spettro è apparso sul vetroresina del finestrino, quando il treno è entrato in galleria. E lei ha sussultato.
Nel riflesso ha intravisto qualcosa, un flash, uno squarcio nella realtà. Per una frazione di secondo la faccia di un essere deforme si è sovrapposta alla sua, in una curvatura lisergica. Poi la galleria è finita e il finestrino ha mostrato di nuovo la campagna inondata dal sole.
Clara chiude il libro. Non riesce a leggere, nel brulicare di voci e facce.
Sono tutti vestiti in base al contesto in cui operano, con adeguato senso di responsabilità. Valorizzano così il loro modo di essere persone.
Una donna parla di lavoro da almeno venti minuti, colleghi di lavoro, scadenze di lavoro, senza respiro, ma anche distratta, perdendo di continuo il filo del discorso. Un ciccione sudato percorre il corridoio, sbatte a zigzag e prende a colpi di lardo gomiti e spalle, mentre un ragazzo dice al telefonino che da stagista a stragista non c’è che una erre e poi ridacchia, si fa serio, ridacchia di nuovo, ma stavolta in modo diverso.
Se si concentra, Clara può sentirli dialogare tra loro a distanza, inconsapevoli, in una convergenza di chiacchiere solubili una nell’altra come sciroppo nello yogurt. Fa un respiro lungo. Ha la sensazione minacciosa che il momento racchiuda un segreto, un’incrinatura nelle certezze, e che per stanare questo segreto sia necessario restare un minuto così, incollata al corpo di un treno che rumoreggia promesse.
Sa di essere in buona salute, giovane e sveglia. Intuisce però che si tratta di una specie di concetto relativo, di fatto instabile. Qualcosa non quadra, non quadra mai. E quel qualcosa si sta facendo sentire adesso, tra la gente, in questo tubo lanciapersone ad alta velocità.
Se si sforzasse di cercare il vocabolo, chiamerebbe Livellamento ciò che vede. Un fenomeno generale, un fatto così diffuso che tutto ci finisce dentro, che le stesse parole per descriverlo si lasciano inghiottire da risposte prodotte in serie. Tutto tranne lei, giovane donna che già da ragazza non aveva nessuna intenzione di farsi ingoiare, di lasciarsi schiacciare dal Livellamento. E può darsi che sia stato questo a causare la sua infelicità. Può darsi. Ma la deviazione dalla norma le è inevitabile, connaturata. Da sempre, Clara cerca il miracolo del cambiamento di rotta.
Quello che segue è il timore nebuloso di essere davvero l’unica viva tra i morti, mentre porta la mano sotto il libro, sotto il giaccone ripiegato, oltre l’elastico degli slip.
Intorno alla carne gommosa, la consistenza della pelle le rivela che è già ora di un’altra passata di rasoio. Ci penserà stasera, sotto la doccia, come sempre chiedendosi se usare la lama per il piatto o per il lungo, sotto la cascata di acqua e vapore.
Nell’attesa si sporge in avanti, simula interesse per il frutteto che galoppa là fuori. Il sedile è concavo e l’aiuta a compiere il gesto. Affonda il dito al centro di se stessa, dove il tepore si fa umidità, con un brivido di piacere e uno sbocco immediato di forza analgesica. Lo affonda fino alla nocca e dopo pochi secondi lo ritrae. Lo porta al naso e poi alle pagine del libro, per girarle, finalmente concentrata sulle frasi compiute, sul ritmo dei paragrafi di un romanzo che fa diventare tutte le ciance rumore di fondo.
[Antonio Paolacci]
@ Foto di Francesco Di Maio
marzo 19, 2011 alle 8:41 am
quello che segue, sensazione minacciosa, l'ho letto due volte di seguito, incollato al testo con la mano jekyll e poi con la mano hyde.
è bello.
marzo 21, 2011 alle 7:43 pm
condivido l'opionione di tribolite