24 – Non mi freghi più
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di Guido Tedoldi, 28 aprile 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

24 – Non mi freghi più

Cartografia di Maya

«Dimmi se non è bello», dice, e intanto fa partire l’ologramma. La prima inquadratura mostra il quartiere attuale, un residuo della vecchia Milano industriale abitato da 14˙000 persone. Poi man mano le forme mutano, i palazzi cambiano. In pochi secondi viene mostrato l’aspetto che tutta la zona avrà tra 4 anni, alla fine dei lavori – con un raddoppio della volumetria abitativa intorno al nuovo centro culturale polifunzionale. Secondo i dettami della moderna carpenteria non invasiva, nessuno dei residenti attuali sarà costretto a trasferirsi nel corso dei lavori e anzi ne arriveranno man mano degli altri.
«Nelle mie intenzioni questo diventerà il centro artistico della città – dice – un polo d’attrazione mondiale come sono a Shanghai, New York, Parigi. Spero che le persone lo sfruttino e lo facciano crescere a dovere. Spero ci sia ancora vita là fuori». Gli occhi di quest’uomo brillano. Ha 94 anni e il fisico solido di chi lavora all’aria aperta per il piacere di farlo. Si sente ancora tutta la vita davanti. Le sfighe non l’hanno affatto piegato. L’ho conosciuto nel 2011, quando era un piccolo costruttore che a cui le banche non concedevano credito perché era stato in carcere. Il suo ex socio lo aveva coinvolto in una speculazione enorme e poi era fuggito con la cassa in Brasile – e i cocci, compreso il processo per corruzione, erano rimasti in mano a lui.
«La sua azienda è licenziataria di un brevetto sul nanocemento – mi disse – io non lo voglio comprare in esclusiva, mi interessa soltanto poterlo utilizzare». Ci mettemmo d’accordo, e mi piace pensare di avergli dato una mano a ricostruirsi come persona, oltre che a costruire prima villette singole e poi complessi sempre più grandi. Intanto è diventato uno di coloro che utilizzano i nuovi materiali da costruzione, molto più compatti, leggeri, resistenti – che non c’è nemmeno bisogno di aprire cantieri per metterli in opera. È ridiventato grande come imprenditore senza far tante manfrine con le banche, e adesso sono loro a cercarlo vista la sua capacità di rivoluzionare interi quartieri.
In altre epoche, quando l’attesa di vita umana era di decine d’anni minore rispetto a ora, un quarantenne che falliva era segnato. Non aveva più la forza di ricominciare, si metteva in un angolo a leccarsi le ferite e forse arrivava a 50 anni, forse a 60 – incattivito e vuoto d’energie. In altre epoche, appunto. Lui invece ha imparato dall’esperienza. Come molti altri ha avuto il tempo e le occasioni per farlo. Certe fregature non le prende più. Certe persone le riconosce da lontano ed è capace di non farsi coinvolgere.
Gli domando se ha sentito del crollo del resort in Cile. In effetti è quello il motivo per cui sono venuto a trovarlo. Tra i costruttori del complesso c’era anche il suo ex socio, che adesso è di nuovo in fuga. «Tutti quei morti», dice. Non gli dà alcuna soddisfazione che altri abbiano (ri)scoperto il pericolo di lavorare con persone solo avide. Lui, dall’esperienza, ha imparato.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Francesco Di Maio

 

 

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