27 – Telomeri per 415 giorni
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di Guido Tedoldi, 19 maggio 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

27 – Telomeri per 415 giorni

Cartografia di Maya

Il personal mi avvisa che ho posta: «Le mie 79 cose da fare prima di morire». Mi sembra un titolo curioso, oggi non muore praticamente più nessuno a meno che gli capiti un incidente imprevedibile. O che, be’, decida di suicidarsi. Il mittente è un mio vecchio cliente con cui siamo rimasti in contatto. Ci conosciamo da quando i viaggi nello spazio non erano affare da ditte private perché ogni lancio comportava spese sostenibili solo da governi di Nazioni occidentali. Una delle cose che abbiamo fatto insieme è stato abbassare i costi di quelle imprese, al livello dei voli di linea. Santa tecnologia.
La lista comprende capricci da bambino, come una partita a poker con November Man Candio, uno che alle World Series di Las Vegas è arrivato al tavolo finale di novembre almeno una ventina di volte. O come un giro del mondo in barca a vela. Durante il quale potrebbe verificarsi l’incidente imprevedibile – e infatti l’ha lasciato quasi all’ultimo posto. Gli domando per mail come mai pensa di poter fare solo 79 cose prima di morire. La sua risposta mi arriva in pochi secondi: «Ho fatto il test genetico, mi rimangono al massimo 415 giorni di vita. I miei telomeri sono quasi terminati».
Uno come lui che dice certe cose… ha finito la benzina emotiva. Ha fatto parte per tanti anni, tanti decenni, delle persone impegnate a cambiare il mondo, e adesso si sente stanco di tutto. «Dobbiamo vederci – gli scrivo – dobbiamo parlare. Non è possibile che non hai più voglia».
Ripenso all’energia che metteva in tutte le cose, come quando tentò di conquistare la Coppa America di vela. A ogni edizione precedente avevano partecipato barche dotate di ali rigide, come gli aerei, invece che di vele – perché le ali opportunamente disposte rispetto al vento permettevano di creare deportanze che generavano velocità superiori rispetto a quella del vento stesso. Non sembrava possibile fare di meglio, ma lui finanziò per anni parecchie università finché non seppe di un architetto neozelandese che lavorava a tessuti dalle geometrie non convenzionali, la cui forma produceva effetti di potenziamento delle correnti che l’investivano, anche in condizioni di bonaccia quasi completa. L’uovo di Colombo: la vela che crea da sola il proprio vento.
La sua risposta è l’ologramma di una maestrina dalla penna rossa, che mi fa notare l’elemento numero 24 della lista: un biglietto della linea ferroviaria Transiberiana, quella che ripercorre il tracciato originale anche se attraversa un paio di zone ecologicamente morte. «Non hai letto bene la lista – dice la maestrina – nei giorni di quel viaggio possiamo parlare quanto vogliamo. E non ti preoccupare che il treno è sicuro, non ti becchi radiazioni in quantità».
Mi verrebbe da dirgli che i test di longevità basati sui telomeri sono delle bufale riconosciute. Le condizioni di vita sempre migliori e le tecniche mediche hanno allungato l’aspettativa di vita di decenni, e questo nonostante i nostri telomeri siano gli stessi degli homini sapiens che morivano di vecchiaia a trent’anni. Mi anticipa, con una scritta perentoria: «415 giorni, non uno di più». Non aspetterà l’incidente imprevedibile.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Pier Gorelli

 

 

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