29 – Piramidi sommerse
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di Guido Tedoldi, 3 giugno 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

29 – Piramidi sommerse

Cartografia di Maya

Il messaggio sul personal è perentorio: «L’abbiamo trovata!». Se lo aprissi si svilupperebbe un ologramma di fuochi d’artificio e bicchieri di spumante. Preferisco andarci di persona, con il mio avatar.
Nel mondo reale il posto si trova nella regione amazzonica del Perù, un oceano verdissimo che abbiamo osservato per mesi dal satellite, scansionando a vari livelli per individuare cambiamenti di consistenza nel terreno dalle geometrie troppo regolari per essere naturali. Cercavamo l’Eldorado, la città dell’oro degli antichi Inca, e ne abbiamo trovate una decina. C’era solo da decidere quale fosse la città sepolta più grossa e promettente, e abbiamo cominciato gli scavi nel sito del Rio Marañon. Sotto strati di vegetazione, vegetazione e altra vegetazione, abbiamo finalmente trovato le costruzioni. Una piramide alta più di 100 metri, e resti di costruzioni per chilometri quadrati.
Nessuno dei conquistadores spagnoli è mai arrivato fino a qui. Troppa vita da spazzare via prima di arrivare all’obiettivo. Ma noi oggi abbiamo i dirigibili, e le lance laser che possono bruciare la foresta e contemporaneamente raffreddarla tutto intorno in modo che l’incendio non si propaghi. Naturalmente prima di fare le prospezioni abbiamo mandato i biologi, per scoprire e catalogare almeno qualcuna delle specie animali e vegetali che avremmo potuto distruggere. Niente di che, a quanto sembra. Il rischio peggiore lo corrono certi ragni giganti, ma ce ne sono di molto simili in Brasile, e fanno parte del regime alimentare tradizionale della popolazione locale – non saremo noi a provocarne l’estinzione.
Già che c’erano, i biologi hanno parlato con gli storici del luogo, perché
sembra che da queste parti ci siano certi «uomini bassi» che potrebbero essere scimmie (ma non sono menzionate in nessun catalogo serio) oppure i resti imbarbariti di un qualche popolo precolombiano (che avrebbe fatto volontariamente perdere le proprie tracce per non essere colonizzato dall’uomo bianco) oppure anche dei demoni capaci di tramutarsi in serpenti se qualcuno si avvicina con fare troppo curioso. Nessuna di queste chiacchiere ha avuto riscontro. Come avatar ho scelto un grosso pappagallo azzurro, per volare vicino ai nostri dirigibili. Avrei potuto scegliere una forma umana, in effetti, non cambiava niente rispetto al volo. sono il solito esagerato.
Alcuni dei dirigibili sono collegati da una struttura tubolare che nei prossimi giorni diventerà il campo base, sospeso ad alcune decine di metri dal suolo. Qui le condizioni atmosferiche sono piuttosto stabili, ma se dovessero esserci problemi ci vuole niente a smantellare tutto e spostarsi.
Cominciano ad arrivarmi messaggi di benvenuto, il pappagallo è stato
riconosciuto. Quasi tutti mi dicono di osservare un punto sotto di noi, quasi sulla verticale precisa. «Oro», dicono. Non sembrano passati secoli dalla furia conquistatrice spagnola. E noi non siamo qui per quello, però… c’è, e ha un suo fascino. All’interno della piramide c’è una struttura cava, con diramazioni lunghe centinaia di metri in varie direzioni. E secondo le prospezioni contiene oggetti, probabilmente statue o comunque manufatti di qualche tipo. D’oro.
Parecchi metri sopra di noi compare un elicottero. Un avatar anch’esso,
identificato nel nostro sistema aziendale come uno dei blogger che ci seguono. È il primo, ma ne arriveranno altri. E non verranno qui per noi, suppongo. Noi siamo solo una scusa. Anche lui è qui per vedere l’oro – per vedere com’è tanto, enorme, luccicante, ammaliante.

 

[Guido Tedoldi]

 

@ Foto di Beatrice Avallone

 

 

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