30 – Il mio quartiere galleggia sullo tsunami
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di Guido Tedoldi, 9 giugno 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

30 – Il mio quartiere galleggia sullo tsunami

Cartografia di Maya

Quando è arrivato lo tsunami, non me ne sono accorto. Dormivo. Il terremoto d’origine si è verificato nel nord dell’Oceano Pacifico, dove adesso c’è un nuovo vulcano sommerso attivo, e l’onda alta 6 metri (o 26 come hanno riferito altre fonti) ha impiegato meno di quattro ore per arrivare qui a Seattle.
Le immagini che continuo a vedere sul personal, come nel mondo sta facendo la maggior parte della popolazione non coinvolta nella tragedia, hanno la spettacolarità del vero e sono terribili. L’onda che si abbatte, i quattro quartieri galleggianti che reagiscono placidamente come fossero papere galleggianti in una vasca da bagno enorme, e poi l’onda che passa oltre e va ad allagare la città.
Non voglio parlare dei morti, del panico, dei feriti. Su tutta la costa continentale è successo un casino.
E io dormivo.
Non mi sono accorto di niente.
A svegliarmi è stato il personal, le telefonate, la parete televisiva olografica che ho programmato per avvertirmi in caso di notizie particolarmente eccitanti. Dall’altra parte dell’oceano, in Australia, l’onda non è ancora arrivata. Un sito web ha organizzato una flash mob di surfisti, e ne stanno arrivando a centinaia. La bella notizia è che, finché sono in viaggio con mezzi aerei e navali, quei ragazzi non subiranno gli effetti del disastro come coloro che stanno tentando di allontanarsi dalla costa verso l’interno in automobile, creando un ingorgo assurdo. La brutta notizia è che quei surfisti sono pazzi.
Aspettano la più grande onda della loro vita, la più grande della storia, la potenza di mille bombe atomiche – ma ognuno di loro sarà solo e leggero più di un fuscello. Sotto i piedi avranno una tavola larga pochi centimetri, e basta. Non certo un quartiere galleggiante dove 30˙000 persone conducono la loro vita di ricchi civilizzati. Peraltro la potenza dell’onda è stata tale che anche il mio quartiere ha subito danni. Dal mio appartamento posso vedere anche senza personal gli airbag afflosciati che hanno subito l’impatto dell’acqua. Non ricordo per quanti chilometri si sviluppassero, ma ne è rimasto poco. Quelli della manutenzione dovranno lavorare parecchio. Chiunque sul pianeta Terra dovrà lavorare parecchio, nei prossimi mesi o anni. I mesi basteranno ai giapponesi, che alle catastrofi sono abituati, gli anni… beh, a tutti gli altri, perché fa parte della mentalità umana non pensare che tutto potrebbe collassare da un momento all’altro.
Ces137 mi notifica che ci sono immagini riprese da sotto il mare. I coraggiosi che l’hanno prodotta sono i militari di un sommergibile giapponese, ma le loro telecamere robotizzate dovevano essere in uno stato allucinato. Forse anche le macchine si spaventano in momenti del genere. Le immagini somigliano a quelle di un film di Terrence Malik, solo che non sono frutto della fantasia e quindi non devono sforzarsi di sembrare plausibili. Sono lampi di luce, schiume enormi, nessuna forma di vita nel raggio di chilometri. I pesci e tutto il resto che vive negli oceani si sono spostati di parecchio più in profondità, dove le acque rimangono calme anche quando in superficie è in corso la peggior tempesta.
Sulla parete televisiva passa una statistica riguardo ai morti. Non sono numeri precisi, ma sono altissimi. Non so se riesco a sopportare tanto dolore umano. Ci penseremo tutti in seguito. Me ne torno a letto, quasi quasi.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Beatrive Avallone

 

 

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