33 – Caldo mai
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di Guido Tedoldi, 30 giugno 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

33 – Caldo mai

Cartografia di Maya

Oggi Milano è torrida, 44 °C. L’estate esplode sempre prima, e con temperature sempre più alte – anche se questo è quasi fresco rispetto all’inizio del secolo quando le industrie usavano ancora il petrolio come fonte d’energia dominante. Sto facendo la mia solita oretta di footing postprandiale. La mia tuta di NanoTechTex non mi fa quasi sudare, a parte la zona anteriore della faccia dove l’evoluzione ha piazzato strategicamente naso, bocca e occhi, tutti lì vicini, tutti a dover lottare con la temperatura e l’aria torrida. E va bene ho messo i filtri rinfrescanti per evitare di abbrustolire i polmoni e le lenti che bloccano i raggi uv, però un minimo di disagio si sente ancora. Dobbiamo un po’ migliorarli questi prodotti.
La maggior parte della gente in giro indossa tute parziali, con colori mutevoli che assecondano i movimenti del camminare e le zone di massima produzione di calore corporeo. Gli stilisti non hanno più la fantasia di una volta, lasciano decidere alla tecnologia i colori che i loro clienti vogliono indossare. I clienti sono contenti, e allora va bene così.
Molti tengono abbassato il cappuccio e si coprono la testa con i cappelli australiani, come quelli dei cowboy ma a tesa molto più larga. Sono la moda del momento, e si sono imposti nonostante le risate che li accompagnavano qui in Europa quando li abbiamo visti le prime volte, in testa agli spettatori dei tornei di tennis dell’emisfero sud. Ci domandavamo cosa ci facessero con quelle strutture in testa, poi abbiamo sperimentato anche qui le delizie del buco dell’ozono. C’è chi dice che questo genere di abbigliamento, senza più un centimetro di pelle scoperta, dimostri la sudditanza culturale europea nei confronti dell’Islam. Ma chi è suddito di chi, se anche i musulmani vestono in questa maniera abbandonando le tonnellate di lana sformante con cui sembravano nascondersi da secoli?
Il display che ho sul polso mi avverte che sto correndo troppo piano. Il mio battito cardiaco è sceso a 104 al minuto e non è più allenante. A questa velocità terminerò il percorso stabilito tra 36’24” invece che entro la mezz’ora stabilita, anche se potrei fare una interessante deviazione intorno al museo della scienza e della tecnica per tornare in ufficio con pochi secondi di scarto rispetto al programma. In quel caso, però, non è necessario che mantenga la tensione di rimbalzo delle suole così alta, posso quasi abbassarla al livello di una camminata veloce.
Uhm.
Ignoro tutti i consigli del personal, e semplicemente aumento la frequenza dei miei passi. Il personal sembra contento, non mi consiglia più deviazioni di percorso o cambiamenti di elasticità delle scarpe. Mi avvisa solamente, per inciso, che mi sono arrivate 2 mail. Anche la tuta sembra contenta (posto che un manufatto di nanotessuto tecnologico possa essere contento di alcunché) lo noto dalle maglie del tessuto che si sono allargate per permettere la fuoriuscita del sudore e del calore in eccesso, allo scopo di mantenere la mia pelle fresca e asciutta, e di evitare le microtensioni muscolari cutanee che diminuirebbero la mia performance atletica.
Il personal mi avverte che la temperatura è salita a 45 °C. Poco male.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  Beatrice Avallone

 

 

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