39 - L'ho visto crescere sulla spalla
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di Guido Tedoldi, 15 settembre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

39 – L’ho visto crescere sulla spalla

Cartografia di Maya

Quella che ho sulla spalla destra sembra un’imbottitura da giocatore di football. Toccandola nel modo giusto, scarica nel mio sistema linfatico le sostanze che mi tengono vivo. Toccandola in un altro modo, le sostanze si scaricano verso l’esterno – in una specie di gelatina semitrasparente che è facile lavare via. La dottoressa non ha intenzione di lavarla, però: ha in mano un boccettino per raccogliere campioni da laboratorio. Negli ultimi giorni l’imbottitura, invece di starsene buona a fare il suo lavoro biochimico, mi ha prodotto bruciori di varia intensità.
«Quanto ci impiega a svegliarsi la mattina?», mi domanda. «Si sente confuso, ha bisogno di qualche minuto per sentirsi lucido…?». Le racconto che no, non mi sembra ci siano problemi. L’imbottitura non è stata fatta per scaricare psicofarmaci. Ricordo quando ero ragazzo… un secolo fa, accidenti, come passa il tempo… che svegliarmi era molto più penoso.
La dottoressa mi tocca l’imbottitura. Sembra una massaggio, un contatto quasi sensuale. Il guanto di spray plastico che ha sulla mano non le diminuisce la sensibilità per trovare le piccole valvoline organiche che ho nella spalla – e non impedisce a me di sentire il calore del suo tocco. Ha un profumo fruttato arricchito di feromoni, non se l’è messo per me ma ciò non impedisce che mi faccia effetto. Lei sorride, e non si allontana subito. Siamo in un ambito professionale, non c’è rischio di fraintendimento.
A richiamarci all’ordine è il trillo del suo personal, che comunica i risultati dell’analisi. Lei si sposta come un’onda dietro la scrivania, alza un sopracciglio. «Ha problemi di cuore?», domanda. Le rispondo che ne ho avuti, anni fa. Chi mi ha costruito l’imbottitura ne ha tenuto conto, e ha usato anche cellule staminali che non erano del tutto mie. «Forse non le serve più, tutta questa glicerina. Le farò fare altri esami, ma penso che dovremo inibire quella parte della produzione di sostanze». Mi spiega anche altro, in termini medici molto tecnici che poi cercherò sul mio personal. Questa cosa che ho sulla spalla l’ho vista crescere, svilupparsi, e pure diminuire di dimensioni un paio di volte quando si è trattato di cambiare le sue funzioni.
«È più o meno come un fegato aggiuntivo», spiegavano quelli del marketing della clinica che me lo ha installato. Il materiale di partenza era proprio il mio fegato, d’altronde, un pezzo del mio fegato prelevato e addestrato in provetta a produrre ormoni e medicinali utili alla mia sopravvivenza. «Meglio così che venire in ospedale periodicamente per la dialisi, e dover inghiottire ogni giorno chili di pillole, no?», spiegavano ancora quelli del marketing (in via confidenziale, e dopo che mi ero già convinto).
Me la massaggio io, la spalla, adesso. Non brucia. Forse nel profumo fruttato della dottoressa c’era qualche farmaco lenitivo. «Grazie», dico. Lei sorride, professionale, bella.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Francesco Di Maio

 

 

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