Mai così bene
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di Antonio Paolacci, 29 settembre 2011
Nome: Antonio
Cognome: Paolacci
Website: http://antoniopaolacci.blogspot.com
Bio: Antonio Paolacci è nato nel 1974. Ha pubblicato: Flemma (Perdisa Pop, 2007), Salto d’ottava (Perdisa Pop, 2010), Accelerazione di gravità (SenzaPatria, 2010).

Mai così bene

L’autista

Svaccato nel sedile posteriore, il cliente – omuncolo tradizionale – ride al telefono. Per inciso, questo viaggio di un paio d’ore in auto gli costa quattrocento euro.
A destra, il mare: la strada è a strapiombo sulla schiuma da detersivi della risacca. A sinistra, la parete granitica contro cui il rombo del motore si schianta e torna a schizzi. L’autista si chiama Graziano, ventisei anni, occhiali scuri, cravatta e camicia obbligatorie. Non ha idea di chi sia il cliente, ma conoscerlo non è tra i suoi compiti.
La Mercedes affronta le curve con puerile senso d’immortalità. L’omuncolo pretende emozioni, una corsa adrenalinica. E Graziano obbedisce. Scala in terza e dà gas. Ché per guidare guida proprio bene, il ragazzo, gestisce l’asfalto con reazioni millimetriche, raddrizza le curve, fa il pelo alle utilitarie che incrocia. Ghigna, pure.
Gli piace la dotazione aziendale, gli interni in radica e le prestazioni del motore. Gli piacciono gli occhiali da sole, la leggerezza degli abiti costosi e i posti in cui si fa scalo, alberghi, palazzi. È al suo secondo mese di lavoro e già intravede, davanti a sé, l’appagamento.
Fuori dall’auto fioriscono grappoli d’immondizia, scaglie di ruggine che intaccano il guardrail, buche nell’asfalto e cerchioni contorti sul ciglio della strada. Nel frattempo, l’omuncolo gli insegna a ridere serenamente, a ridere finalmente. Una risata che ha il ritmo di un valzer, balletto in tre tempi, una risata ternaria che di colpo s’infila nel cervello di Graziano.
Dritto nel cervello.
L’omuncolo ride a bocca larga, a testa reclinata, a petto gonfio di pollo. Cosa che, a osservarla da una nuova, interessante angolazione, sa di presa per il culo, nettamente. E lui sa di imbecille, da questa nuova angolazione qui: l’omuncolo sa di un imbecille qualunque con potere di vita e di morte sull’angoscia degli autisti.
Per cui Graziano va. Senza averci pensato granché. Preme l’acceleratore e muove il volante come per seguire un assoluto e commovente invito. La Mercedes schizza attraverso la piazzola belvedere, attraverso la balaustra in legno. Con il vuoto sotto le gomme, l’auto si blocca in fermoimmagine.
Nel risucchio di poi, verso i romantici scogli spumeggianti, il grido da vitello del cliente regala a Graziano un istante di lucidità profonda, irripetibile, una lucidità definitiva che spazza via ogni paura e porta pace. Mai, si è sentito così bene.
 
[Antonio Paolacci]
 
@ Foto di Francesco Di Lisa
 
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