42 – Te lo ricordi, Steve?
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di Guido Tedoldi, 6 ottobre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

42 – Te lo ricordi, Steve?

Cartografia di Maya

Oggi è il giorno della felpa nera con il collo a lupetto, dei jeans, delle scarpe da ginnastica. Perché Steve Jobs si vestiva così, e noi gli rendiamo omaggio.
Siamo ancora numerosi, nonostante sia passato ormai tanto tempo dalla sua morte. Veniamo qui, ogni anno, a Cupertino. Davanti all’astronave, il campus visionario che fece costruire per la sua azienda e che lui non vide mai realizzato – sebbene nella sua mente geniale sapesse benissimo come sarebbe stato, e che effetto aggregatore avrebbe avuto.
Perlopiù camminiamo, ognuno perso nei propri pensieri e traendo da luogo e momento una originale ispirazione. Da soli, o in piccoli gruppi mutevoli, come molecole di un gas persistente. C’è chi sta qualche minuto, chi qualche ora. C’è chi lascia messaggi sui personal di inizio secolo (quelli che all’epoca chiamavano tablet e che Steve fu il primo a pensare di poter costruire) piazzati strategicamente in giro dai responsabili dell’azienda. Quei messaggi sono quasi sempre la rielaborazione degli stessi concetti, ancora così potenti, così validi. Sembriamo i sacerdoti di un culto laico, che si ricordano le parole di Steve e le rielaborano per sentirne ancora nella mente il sapore buono.
In Giappone il 5 ottobre 2011viene ricordato quasi come il 6 agosto 1945. A Hiroshima hanno costruito un portale con il motto «State affamati, state folli», il regalo etico dell’uomo che ha mostrato come il futuro potesse essere un obiettivo non soltanto desiderabile, ma anche progettabile e migliorabile. Da quel portale si entra in un’area mai modificata da quando esplose la prima bomba, quella che mostrò all’umanità che si potevano mettere le mani dove mai prima si era osato. Il massimo della creatività, e il massimo della distruzione.
Delle persone come Steve c’è chi dice che bisogna aver paura, e che tutto sommato è meglio che se ne vadano presto così le si può mitizzare – a uso e consumo del marketing, come se i prodotti da lui creati e poi ispirati non si potessero usare con profitto. Come se il genio di un individuo fosse un «dono» inarrivabile e soltanto suo, e non potesse invece avere ricadute positive sulla vita di tutti.
Vicino a uno degli ingressi dell’astronave c’è il percorso dei puntini. Che in effetti non è un percorso ortodosso, bensì una specie di giardino zen in cui sembrano galleggiare pietre di diverso/uniforme colore. Se si procede solo in avanti, nella direzione in cui si vive, ci si può sentire smarriti perché non si capisce la via… nei momenti di maggior sconforto si arriva a pensare che non c’è proprio una via, non può nemmeno esserci. Ma se ci si ferma, ogni tanto, se si guarda indietro… se si «uniscono i puntini», come suggeriva Steve… si capisce che una via c’è. Armoniosa, continua, confortante. Come un’eterna ghirlanda brillante, tipo, anche se queste non sono esattamente le parole che diceva Steve.
Mi fermo. Guardo indietro, le tracce dei miei passi nella sabbia, tra i puntini. Sono solo. C’è Steve. Siamo in tanti. Una ghirlanda brillante.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Francesco Di Maio

 

 

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