44 – L’artista in quanto valore aggiunto
gravatar
di Guido Tedoldi, 20 ottobre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
Website:
Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

44 – L’artista in quanto valore aggiunto

Cartografia di Maya

I suoi libri li hanno letti tutti, qui. E probabilmente hanno anche giocato con il gioco per
personal arricchito dal database delle sue analisi. Qualcuno si è pure scaricato le sue
lezioni in video. Eppure sono tutti qui, nel più enorme degli enormi casinò della Malesia,
a pendere dalle sue labbra. Vogliono farsi rivelare l’ultrasistema con il quale vincere a
poker. C’è qualcosa che non hanno capito ancora bene, qualcosa che sfugge – e che
soltanto il valore aggiunto della presenza dell’artista può spiegare.
Sono qui anch’io, sebbene non mi interessino specificatamente i giochi a informazione
incompleta. Preferisco gli scacchi, o il go, dove tutto è lì sulla tavola, tutte le
informazioni ugualmente a disposizione di entrambi i giocatori e la discriminante è il loro
sguardo più acuto. I giochi di carte, o di dadi, mi lasciano un po’ in sospeso. «Vuoi
sempre avere il controllo su tutto», mi diceva anni fa uno psicologo, «lasciati andare, no?
lo fanno tutti, ormai».
Già, lo fanno tutti. Hanno letto l’ultrasistema e hanno migliorato i propri processi
decisionali. Grazie a quel libro gli umani hanno raggiunto la perfetta parità con i
software, che dopo l’inizio del secolo erano andati avanti. Adesso è la mente umana che
ha fatto un salto avanti. «Non tutto è precisione», è scritto nell’incipit
dell’ultrasistema, «e non è necessario inseguire le macchine su quel terreno. Noi umani
abbiamo altre risorse». Una promessa dolcissima, che all’inizio della diffusione di quel
libro poteva sembrare un articolo di fede – l’immorale fede laica nel gioco d’azzardo
capace di arricchire ogni essere umano che vi si applicasse. Ma poi ha dimostrato di
funzionare davvero. In un mondo con sempre meno lavoro, i professionisti del gioco
sonno aumentati in maniera esponenziale.
Il problema non è battere i bot di gioco, ormai, bensì gli altri avversari umani. Gli altri
che hanno letto l’ultrasistema e quindi dispongono dello stesso armamentario tecnico.
Lui stasera disputerà una partita, e spiegherà passo per passo i ragionamenti da fare.
Quelli che ha già scritto nei libri, che ha già mostrato nei video. Ma quel materiale
abbiamo potuto averlo gratis e l’abbiamo utilizzato tutti. Stasera abbiamo pagato uno
sproposito per essere qui, a pendere dalle sue labbra. A tentare di apprendere quello che
solo la sua presenza può dare. Ognuno di noi ha giocato milioni di mani, ma contro di lui
non ce la farebbe: la sua percentuale di mani perse è ridicola, l’ultimo errore che ha
commesso è diventato uno spot pubblicitario a suo favore e circola da moltissimi anni.
Qualcuno lo ha paragonato a Raul Capablanca, che negli anni ’20 del ’900 non perdeva
quasi mai a scacchi, o ai mitici maestri di go dell’epoca Tokugawa giapponese.
Imposto sul personal la ricerca del mio antico psicologo, per dirgli che il «controllo» è
possibile, mettendo la parola tra virgolette perché forse è un’altra cosa quella di cui
stiamo parlando, forse è una dote della mente umana che la sua scienza non sapeva
concepire. No, alt, dopo. L’artista ha cominciato a parlare.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Monzino

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook