46 – Tai Chi Chuan
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di Guido Tedoldi, 3 novembre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

46 – Tai Chi Chuan

Cartografia di Maya

Il signor Ho abita in un villaggio del fiume Giallo… che è come dire che non si sa dove viva. Il fiume conosciuto anche come Huang He è lungo più di 5˙400 chilometri e ha una personalità volubile, fatta di esondazioni aperiodiche e di volubili cambiamenti di percorso. Ho abita da qualche parte alle pendici del Kunlun, e non ha un personal. Non ha un computer di nessun tipo. Non ha un telefono. Non ha niente di tecnologico, se non attrezzi concepiti secoli fa e che ha ricevuto in eredità dalla sua famiglia. Alla meglio ne ha riparato o ricostruito a mano qualcuno, e intende lasciare tutto in eredità ai suoi discendenti.
Per una volta non ho il personal con me. Non ho niente di tecnologico con me, e non ce l’hanno nemmeno le altre persone del gruppo di Tai Chi con cui sono venuto a lezione da Ho. Siamo nel bosco da due giorni, lo seguiamo nelle sue passeggiate, mangiamo quello che lui ci dice procurandocelo da noi dove lui ci dice che ce lo possiamo procurare. Quando Ho pensa che sia il momento giusto, ci fermiamo e facciamo lezione. Parla poco, ci mostra i movimenti e ci corregge se eseguiamo forme sbagliate. Tra qualche giorno, quando deciderà di averci insegnato abbastanza per questa volta, ci condurrà di nuovo alle porte di Lanzhou, nei dintorni della civiltà umana contemporanea, e se ne tornerà tranquillamente a casa.
La prima volta che sono venuto a lezione da Ho è stato una trentina di anni fa, quando lui era già quasi novantenne. Avevo letto qualcosa di lui sul web, per una… be’, impresa sovrumana che aveva compiuto qualche tempo prima. Una mattina era uscito di casa per andare a caccia e la sera non era tornato. La moglie non si preoccupò. Era successo altre volte. Al quinto giorno di assenza da casa, uno dei figli radunò un gruppo di amici volontari per andare a cercare Ho. Sapeva che se si fosse rivolto alle autorità non avrebbe ricevuto aiuto: dal punto di vista burocratico, un vecchio più una zona montagnosa più il Fiume Giallo… uguale vecchio morto e cadavere mai più rintracciabile perché mangiato dagli animali. Il figlio di Ho e i suoi amici rimasero fuori per una settimana, e smisero le ricerche quando uno di loro scivolò su un costone roccioso e si fratturò una gamba. Il gruppo chiamò l’eliambulanza, il ferito fu trasportato all’ospedale e il figlio di Ho e i suoi amici tornarono a casa. Anche per loro il vecchio era morto.
«Quando ho sentito l’elicottero», raccontò Ho quando tornò a casa, circa quattro mesi dopo, «ho avuto la certezza che qualcuno stava tentando di rintracciarmi. Era una sensazione piacevole, anche se sapevo che non c’era motivo di preoccupazione perché non mi sono mai perso in montagna in vita mia. So bene che la gente ha la tendenza a perdere la testa per le sciocchezze». Il motivo della prolungata assenza era che Ho si era anche lui ferito. Si era curato da solo, sfruttando la sapienza antica del Tai Chi, e soltanto a guarigione avvenuta era tornato a casa. Non voleva che i familiari lo inducessero ad andare all’ospedale, o lo costringessero a sottoporsi ad altre piacevolezze moderne.
Della ferita si accorse la moglie, dopo un altro po’ di tempo. Il signor Ho sperava che la cicatrice fosse meno evidente.
Adesso Ho si è fermato. Posizione del cavaliere. Pioviggina, c’è odore di terra e muschio, un rumore profondo e basso che potrebbe essere il fiume. Siamo animali uomo in contatto con le nostre radici arcaiche. Assumiamo tutti la posizione del cavaliere, è il momento della lezione.
 

[Guido Tedoldi]

 

@ Foto di Monzino

 

 

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