48 - Giovane genio
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di Guido Tedoldi, 17 novembre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

48 – Giovane genio

Cartografia di Maya

«Mi scusi», dice, «adesso che abbiamo concluso l’affare, potremmo visitare…» e fa un cenno incerto. Non sa bene cosa dovrebbe visitare, perché l’azienda non è gigantesca. Però lui e gli altri sanno che qua c’è creatività in azione… e però non sanno bene quale forma potrebbe prendere.
È una richiesta che mi fanno spesso i clienti, quella di vedere la creatività all’opera. Nella mia azienda si può, dal momento che lavoriamo sull’innovazione ma non abbiamo dimensioni industriali gigantesche. Collaboriamo con tutti, parliamo, giochiamo. Adesso alcuni dei nostri collaboratori stanno lavorando con un dipartimento dell’università di Delhi per migliorare l’algoritmo del pacman, in vista dei campionati mondiali che si disputeranno tra un paio di mesi. Le regole del gioco sono le stesse del secolo scorso, ma noi abbiamo contribuito a migliorare la giocabilità, abbiamo introdotto gli avatar come sistemi di controllo remoto e altre cosine piacevoli. Il nostro scopo, naturalmente, era divertirci – quello delle aziende che hanno lavorato con noi era implementare quegli algoritmi nei robot da utilizzare nelle miniere, capaci di scavare chilometri di cunicoli come se fossero labirinti, e di non perdercisi dentro. Le miniere della Luna e di Marte, perché qui da noi ormai non si scava quasi più.
Una certa fama viene dal fatto che qui lavorano premi Nobel. Ne abbiamo vinti parecchi, con collaboratori di 80 o 90 anni d’età. Una cosa mai vista prima. Ai tempi di Einstein si diceva che il genio dovesse essere giovane, o non aveva speranze. Prima del 1905, quando il Nobel lo vinse appunto Albert Einstein, 2/3 dei vincitori avevano realizzato i loro lavori prima dei 40 anni, e 1/5 prima dei 30 anni. Già alla fine del XX secolo quell’età si era spostata molto avanti, perché i vincitori in media erano 50enni. Noi (e tutti gli altri che guardano al futuro senza aspettarsi niente ma sapendo perfettamente che sarà pieno di miracoli) abbiamo smesso di chiedere risultati e semplicemente abbiamo lasciato fare. Così i risultati sono venuti in quantità.
Porto il gruppo di visitatori nella sala più grande di cui disponiamo, che fino a un mese fa era adibita a conferenze. Adesso è arredata con 22 tavoli da ping pong come se ci fosse in corso un torneo. Cioè, in effetti un torneo è in corso… più di uno anzi. Un nostro collaboratore ha allestito il più grosso studio quantitativo sull’attività dei muscoli motori rapidi sottoposti a fatica (perlomeno, questo è quanto credo di aver capito quando ho approvato il finanziamento del progetto) e da due settimane il rumore che si sente in questa zona è quello di palline schiaffeggiate in vario modo.
Un visitatore domanda quante persone stiano lavorando a questo progetto. «Una», gli rispondo, e vorrei presentargliela ma non la vedo nei paraggi. Però non so se è una persona sola. Con tutte le telecamere che abbiamo messo e tutti i rilanci sul web dei nostri filmati, probabilmente si sarà formata una cloud di curiosi, fan, collaboratori felici del puro gusto di esserci. Per non parlare del server con cui vengono analizzati i dati, che sfrutta capacità computazionali sparse tra Islanda e Giappone.
I visitatori guardano. Stanno zitti, sconcertati. Un po’ ammirati, forse.
 
[Guido Tedoldi]
 

@ Foto di NAYEEM

 

 

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