50 - Maledetto petrolio, maledetto terremoto
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di Guido Tedoldi, 1 dicembre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

50 – Maledetto petrolio, maledetto terremoto

Cartografia di Maya

L’avviso mi è arrivato sul personal da qualche minuto, insieme alle indicazioni dei link dove se ne parla: ancora un terremoto, ancora l’Oklahoma. Chissà come faranno adesso le aziende petrolifere a giustificarsi… Ma non lo faranno loro, in effetti: ci penseranno le persone sul loro libro paga a trovare le scuse, e a spargere il fumo della disinformazione. Se ti pagano e percepisci che mentendo ti pagano di più… be’, tu menti.
Fino a tutto il XX secolo sembrava assodato che gli Stati Uniti centrali fossero una delle zone più sicure del mondo sotto l’aspetto geologico. Non si era quasi mai sentito parlare di terremoti, da quelle parti. Poi ci fu il botto del 2011 di 5,6 gradi sulla scala Richter, che non provocò crolli o disastri d’altro tipo, ma non poté essere liquidato come «evento avvertito soltanto dagli strumenti» o declassificato a «evento sismico minore». E dopo ne vennero altri, moltissimi di debole intensità ma alcuni forti. Con vittime.
Ciò che ha provocato quegli eventi è assodato: il fracking. Ovvero l’iniezione di acqua mista ad altre sostanze come la sabbia all’interno di giacimenti di petrolio e gas. Se il giacimento è ancora in fase iniziale di sfruttamento, basta iniettare con poca pressione, se il giacimento è quasi esaurito si inietta a pressione alta, in modo che le rocce sotterranee circostanti si frantumino e rilascino le materie prime in esse contenute. Come conseguenza, la terra trema. C’è chi dice che la terra trema per qualsiasi cosa: dalle esplosioni controllate nelle cave alle migrazioni degli gnu in Africa. E se in altri anni non c’erano strumenti capaci di segnalare quei tremolii, i sismografi di oggi sono perfezionati al punto da cogliere anche le vibrazioni del respiro umano – con strumenti posti su satelliti geostazionari a 40˙000 km d’altezza, per la gioia di coloro che non vogliono correre il rischio che si scoprano microspie ovunque.
Per gli americani continuare a usare il fracking, sul proprio territorio nazionale peraltro (mica come i cinesi, che lo usano in Nigeria e in Libia) è una sorta di suicidio. Potrebbero usare i pannelli solari, come nel resto del mondo, per produrre energia elettrica e ricaricare le batterie delle auto. Potrebbero sfruttare le correnti di marea allo stesso scopo, come fanno nel mar Baltico e nell’oceano Indiano. Potrebbero, ma naturalmente pensano di guadagnarci di più svuotando del tutto i giacimenti che hanno sotto casa, e che fino alla prima crisi del petrolio e alle guerre tra Israele e gli Stati arabi li rendeva i primi produttori mondiali.
Sul personal leggo anche di altri disastri naturali. Tifone sul Bangladesh, crollo di una diga in Cina, 240 balene spiaggiate in Australia. Ecco, questa non ci voleva. La balene hanno il potere di occupare gli spazi informativi e generare emozione, e quindi la scossa in Oklahoma non troverà quasi spazio in pagina. Saremo in tanti a sapere che è avvenuta, e i motivi che l’hanno provocata; saranno in tantissimi a non preoccuparsene perché non vorranno saperlo.
 
[Guido Tedoldi]
 

@ Foto di NAYEEM

 

 

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