51 – Orgoglio bamboccione
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di Guido Tedoldi, 8 dicembre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

51 – Orgoglio bamboccione

Cartografia di Maya

L’uomo che sta parlando adesso ha un aspetto energico, una voce che si imporrebbe anche senza bisogno del microfono. Racconta la sua esperienza di bamboccione, figlio di un’epoca in cui se non si cominciava a lavorare a 20 anni si ricevevano accuse sanguinose, e se non si finiva di lavorare a 60 anni si era caldamente invitati se non costretti a lasciare il posto ad altri. Adesso ha 114 anni, è libero professionista, ha salute e soldi. È uno che ce l’ha fatta.
Come la maggior parte di coloro che sono qui oggi, al nostro convegno dell’orgoglio bamboccione. Parecchie centinaia di persone orgogliose di aver dimostrato a certe vecchie carampane con la mente inquadrata nei canoni di epoche ormai morte – che quello che credevano un insulto era in realtà un’investitura. Mentre loro creavano crisi economiche artificiali, buone per mantenere lo status quo dei secoli precedenti, noi inventavamo un modo nuovo di vivere reso possibile dall’avanzamento della civiltà umana. E l’abbiamo fatto senza tanti proclami, alcuni di noi perfino senza la consapevolezza di star facendo qualcosa. C’erano delle condizioni (politiche, sociali) non c’erano tanti soldi (inventandosi le crisi e dandoci poco o nessun credito pensavano di tenerci sotto controllo) e quindi siamo semplicemente diventati migliori. Esattamente come quel genio della cibernetica che era Douglas Hofstadter aveva previsto: se ci sono paletti, la creatività si rafforza.
Adesso a parlare è una donna. La sua azienda produce ologrammi solidi, o perlomeno, questo è quello che comunica il suo settore marketing. Lei non è fisicamente qui, bensì nel suo ufficio di Seul, in Corea. Noi la stiamo vedendo in tridimensione, e non è il solito avatar un po’ stropicciato ai bordi, un po’ trasparente e un po’ no, e con qualche colore implausibile a seconda dell’angolo di visione. Questo ha in più un substrato di nebbia fredda che i proiettori emettono insieme alla luce, e che se si fosse nelle vicinanze sarebbe pure possibile toccare, sebbene a mano nuda occorrerebbe una sensibilità un pochino allenata… mettendo le mani per qualche secondo davanti ai proiettori stessi, però, sulla pelle si formerebbe un film plastico in grado di reagire con la nebbia fredda, e così di aumentare la sensazione tattile.
Questa donna ha cominciato a lavorare al suo progetto di ologrammi solidi quasi un secolo fa, quando ancora era una studentessa di fisica con la sensazione di essere destinata a partecipare alla maggior gloria economica del suo Paese. In seguito sono cambiate tante cose, fuori di lei, ma dentro di lei non ha mai smesso di inseguire le favole estetiche che da bambina la facevano fremere. E per realizzarle ha soltanto modificato un po’ il corso della tecnologia umana. Se una maggior gloria ha prodotto, è stata quella di se stessa e di noi tutti, non di un concetto un po’ astratto come quello di Paese.
Lo schermo del mio personal si accende discreto. Mi comunica che tra un po’ tocca a me raccontare la mia storia. Prima c’è un fumettista tunisino, che per decenni sembrava impubblicabile. Adesso che è candidato al Nobel tutti sanno quello che lui sapeva benissimo fin da subito: doveva semplicemente diventare più bravo. Capita così, quasi sempre.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  NAYEEM

 

 

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