52 – Leggero come una piuma elettrica
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di Guido Tedoldi, 15 dicembre 2011
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

52 – Leggero come una piuma elettrica

Cartografia di Maya

 

Sono nello spazio da meno di una settimana e già ne sento gli effetti: congestionamento delle vie respiratorie come avessi il raffreddore, nonostante l’aria all’interno del modulo sia sterile, e sensazione di appesantimento alle gambe, anche se non c’è gravità e quindi dovrebbe essere il contrario… ma non usando i muscoli per sostenermi, come accade sulla Terra, essi perdono rapidamente tono. Devo applicarmi sulla pelle le ventosette dell’elettrostimolazione, secondo le dosi consigliate di una mezz’ora al giorno di completo rilassamento allenante.
Il personal trasforma un tratto di parete in uno schermo olografico dove compaio quasi a grandezza naturale e in realtà aumentata: a distanze regolari su braccia, gambe e giunture ho segnati dei cerchietti rossi, che in realtà non ho ma che sono i posti dove applicare le ventosette. Quando ho letto le istruzioni… nessuno lo fa, di solito, ma io in quel momento ero davvero in crisi esistenziale, qualsiasi cosa mi capitasse da fare era meglio che pensare pensare pensare ossessivamente a… bah, una che non mi meritava, accidenti a lei – quando ho letto le istruzioni segnalavano che questi cerchietti rossi seguono i meridiani individuati dagli esperti di agopuntura di qualche decina di secoli fa, e quindi sicuramente c’è da fidarsi.
Anche adesso non mi va tanto di pensare. Lascio andare la mente (che mente, si sa) dietro alla musica di una webradio messicana che il personal ha trovato da solo, quando gli ho detto «fai tu» lasciando che usasse la sua intelligenza artificiale. Più che musica è un canto a cappella malinconico, di un tizio che si ispira ai neomelodici napoletani ma li maltratta con una pronuncia da guerrigliero comunista del Chiapas. Come si chiamava il loro comandate? no, subcomandante. Marcos. Carlos. Boh. Adesso che comanda da quelle parti è la Compañera Arminta. Quella che è andata all’Onu a New York per denunciare lo sfruttamento della sua terra e l’hanno arrestata, ma poi l’hanno rilasciata a causa della rivolta indignata di mezzo milione di ispanici della città.
L’elettrostimolazione comincia a fare effetto, sento la pelle che diventa calda e il sangue che scorre più veloce. Domando al personal se siamo in ombra, risponde che scenderemo sotto la linea dell’orizzonte tra 8 minuti e 13 secondi. Gli dico di aspettare un po’ a mostrare lo spazio esterno, una ventina di minuti di più. Siamo in orbita intorno a Venere, qui la radiazione del sole è forte per i miei occhi umani. Il personal mi ha suggerito soltanto una volta, appena arrivati, di applicare i filtri colorati per attenuare la luce. Ho detto di no. Che le telecamere facciano il loro lavoro. Già il modulo non ha finestre (mica siamo in un film di fantascienza) non voglio che le telecamere mostrino una finzione.
Il cantante neomelodico ha smesso di cantare, e l’acustica degli applausi sembra quella di un club poco convinto, di periferia moscovita dove la musica preferita è qualche diavoleria ballabile furiosamente. La voce del dj è baritonale, quella della valletta è chioccia. Lui parlava spagnolo, lei un qualche dialetto coreano, se ho riconosciuto bene i suoni. Qualcuno applaude, un po’ lontano dai microfoni, forse il capocameriere e la sua crew. Il cantante neomelodico si schiarisce la gola e riattacca. Mi viene da sospirare, leggero come l’aria.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  NAYEEM

 

 

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