54 – Quel ragno (triste?) e il suo metallo
gravatar
di Guido Tedoldi, 5 gennaio 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
Website:
Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

54 – Quel ragno (triste?) e il suo metallo

Cartografia di Maya

 

Ci sono momenti in cui mi domando se quel ragno sia triste. Non riesce a costruirsi il bozzolo di tela che da milioni di anni caratterizza la sua specie, e per procurarsi un angolo buio e riparato nella teca di plastica in cui lo teniamo ha dovuto accumulare i residui dei suoi stessi pasti – perlopiù pezzi di chitina provenienti dagli esoscheletri degli insetti che gli forniamo. Forse avrebbe voluto usare anche gli arpioni metallici che il suo corpo geneticamente modificato produce, ma quelli servono a noi e glieli sottraiamo.
Lui (è un lui, mi assicurano i biologi che lavorano al laboratorio) non ha tante esigenze alimentari, va detto. Un paio di mosche alla settimana, qualche grillo. Potremmo fornirgliene tutti i giorni, ma lui non ne ha bisogno. Lascia libertà a tutti i suoi inquilini di svolazzare in giro per un po’. Ma quando si decide, lui spara l’arpione di metallo e l’insetto cade morto in pochi istanti. Se fosse nel suo ambiente naturale, a quel punto il ragno trascinerebbe nella tana la sua preda, le costruirebbe intorno un bozzolo di tela e poi rilascerebbe i succhi gastrici necessari a sciogliere il cadavere – per berselo con calma a tempo debito. Purtroppo per lui, noi abbiamo pasticciato coi suoi geni e di tela non ne fa più. Al suo posto produce arpioni metallici praticamente tutti uguali, con un livello di precisione che sfida le nanotecnologie industriali. Inoltre il suo corpo riesce a disporre le molecole di metallo (una lega di ferro, magnesio, arsenico, carbonio e zolfo… non esattamente quella che avevamo preventivato, ma la stiamo studiando e sembra promettente) in lunghe spirali che hanno doti meccaniche superiori alla struttura cristallina che avevamo preventivato noi. Qualche mese fa un amico fisico della Normale ha pubblicato uno studio sul web relativo a quelle spirali, e un suo collega da Mosca gli ha inviato disegni provenienti da un libro di geometria scritto da un olandese nel ’400. Interessante. Non sappiamo ancora cosa farcene, ma ci intriga come una bella avventura dello spirito.
Da un altro settore del laboratorio provengono delle grida. Occorre fare attenzione per capire che non sono umane bensì di maiale. Se mi ricordo bene abbiamo modificato il suo pancreas per produrre un farmaco antinfiammatorio invece della normale insulina, e quindi per permettergli di digerire dobbiamo fornirgli noi il necessario dall’esterno. Dell’operazione si occupa un robot, con precisione da macchina e sollecitudine… be’, non da maiale, cosa che l’animale sembra gradire poco.
Torno a concentrarmi sul ragno. Quattro delle sue gambe sono più corte rispetto alle altre, un altro cambiamento rispetto ai componenti della sua specie. Non è chiaro se i responsabili dell’accorciamento siamo stati noi… pare di no. Noi abbiamo messo le mani nel suo Dna, ma a quanto pare anche l’evoluzione delle specie ha fatto un tentativo. Lui si è adattato anche a quello. È nato così, e ci convive al meglio che può. Forse è lui che si domanda se io sono triste, che me ne sto qua per lunghi minuti a guardarlo.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di NAYEEM

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook