Cinema italiano
Mi piace fare le cose con un certo neorealismo. Così parlò il grande regista. Voleva inquadrature soltanto fisse, come in uno snuff movie, un protagonista che si chiamasse “Francescooo! Francescooo”, una colonna sonora minimale di un arredatore sonoro, scogliere, terra brulla, papi rincoglioniti, Piero Ottone in un cameo su una barca a Montecarlo, Mastandrea, Memphis (Ricky), Ricky (Tognazzi) e in una scena, una sola, Christian De Sica a Dongo, appena fucilato, nella parte di Mussolini. E Gianrico Tedeschi nella parte del formaggio Philadelphia.
Una vita che sa di tappo
Sono stufo di lottare per niente. Oggi sarebbe il giorno ideale per un suicidio. Aprirei i rubinetti della mia vita e farei sgorgare tutto ciò che non ho bevuto, perché in quelle sere ero altrove. Per una donna che non ho mai conosciuto, e di cui non conosco nulla, e nemmeno quando in particolare il destino ha evitato di farci incontrare, nutro lo stesso un tenero amore.
Ma ora la mia vita sa di tappo.
La crisi
La crisi, del commendator Rodolfo De Angelis è una canzone satirica del 1929. “Io sento che non esiste, la crisi”, mi disse il dottor Vasiiliu Deodorakis, la barba lunga sale e pepe e il telone sul corpo. “La crisi, caro Tenzone, è un’invenzione della modernità! Fossimo più furbi e attenti, non le daremmo peso!” allora decisi di non pagarlo, il dottore. Mi faceva cacciare urla terribili nelle sue sedute di bioenergetica, la disciplina di Wilhelm Reich. “Lo farei volentieri caro, ma se facessi così con tutti i pazienti? Io come potrei vivere?” Mi misi a ridere: “L’ha detto lei che la crisi è un invenzione della modernità. Se io non la pago più, dato che siamo moderni, lei non andrà certo in crisi”. Lo guardai un attimo e poi sparii, per sempre.
La noia
Dopo che Ottavio si fu lamentato, lui adolescente degli anni Settanta, in una domenica d’inverno, poco dopo la fine in tv di Novantesimo Minuto, del suo stato mentale fisso, suo nonno Artemio, sorridendo e accendendosi l’amata pipa gli disse: “Consolati ragazzo mio. La noia è una nebbia dentro la quale si vede tutto”.
L’odio del meglio
Ho temuto il meglio fino ad odiarlo. Una cosa del genere è per me una verità sacrosanta. E ora non posso fare altro che guardare gli altri. Come con la tecnologia fanno i vecchi, per paura dei cambiamenti, io ho avuto paura dell’alto, e dal basso l’ho sempre odiato, fino a morirne. Con dolore.
Le pelli
Ascolto la colonna sonora di Ennio Morricone del vecchio La lucertola dalla pelle di donna, di Lucio Fulci. Note suadenti, un avanzare memorabile di una musica poco conosciuta. Immagino il bellissimo viso di Florinda Bolkan in quel 1971. Ma il titolo di quel film non mi dà pace: perché Fulci non l’ha intitolato La donna dalla pelle di lucertola? Penso a L’uccello dalle piume di cristallo. Quel titolo è più in armonia col mio… Fulci lo voleva chiamare La gabbia, ma la produzione… Una lucertola dalla pelle di donna può essere paragonabile a una donna dalla pelle di lucertola? Mentre mi faccio questa domanda, mi addormento.
[Franz Krauspenhaar]
@ Foto di Raffaello Ferone
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