60 – San Valentino: Milano, Toronto, Bangkok
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di Guido Tedoldi, 20 febbraio 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

60 – San Valentino: Milano, Toronto, Bangkok

Cartografia di Maya

 

Ho ricevuto un compito preciso: procurarmi un certo fiore (un mazzo di 3, perché tanti sono gli anni da festeggiare) che in natura cresce nelle foreste dell’alto corso del Chao Phraya, in Thailandia. Ma non sono andato a Bangkok per procurarmelo.
Secondo il mio personal, la principale coltivazione artificiale di quel fiore, che sostanzialmente è una variante di orchidea, si trova a Toronto nel grattacielo-serra locale. Un posto di 140 piani e diversi milioni di metri quadrati di superfici coltivate che sono la principale fonte di ortaggi a km zero del sudovest canadese. Ma non sono andato nemmeno là a procurarmelo.
Invece sono rimasto a Milano, nel piccolo grattacielo-serra che abbiamo qui. Qualche mese fa ho inviato delle sementi geneticamente modificate, e oggi che è il giorno di S. Valentino i fiori dovrebbero sbocciare. Il giardiniere non mi ha assicurato il risultato, perché le orchidee possono cambiare la propria composizione genetica praticamente da un giorno all’altro, e quasi sicuramente da una generazione con l’altra. Io ho inviato il Dna giusto, ma il risultato potrebbe non essere i fiori rossi larghi quasi un metro che sono riportati sui manuali, bensì… qualcos’altro. Fiori, ma magari bianchi. O rossi, ma magari con una corolla larga 6 millimetri.
Non sono sicuro che in quei casi alla destinataria piacerebbero. Ma forse sì. Probabilmente sì. Non è solo che «conta il pensiero», come si diceva decenni fa: qui c’è stato un impegno da parte mia, un lavoro fattivo. Poi la natura ha seguito il suo corso, divertente come sua abitudine. Non è stata un’opera della fantasia, che deve essere almeno plausibile per essere accettata: qui è la natura che ha fatto il suo corso. Alla realtà non serve essere plausibile. Essa semplicemente accade, e noi ce la portiamo addosso come un abito (fisico e mentale).
Il giardiniere mi ha condotto al 42° piano del grattacielo-serra. Il quadrato di terreno dove ha piantato la mia orchidea è vicino alla parete di vetro, da cui entra una luce piatta e dal tono decisamente giallo (è un filtro, in effetti, che riproduce la luminosità ambientale naturale che c’è in Thailandia – nei giorni in cui quest’orchidea sboccia naturalmente, in orario diurno come qui adesso). «Ci siamo quasi – dice – secondo i nostri esperti mancano circa 2 minuti all’apertura». Ci scambiamo uno sguardo d’intesa, come se fossimo padri in attesa della nascita dei propri pargoli. Peraltro lui conosce la motivazione sentimentale che mi spinge, e a quanto sembra la condivide. Siamo maschi sentimentali, in fondo.
Eccola. Si apre. È rossa. È grande. È lei, quella giusta.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  NAYEEM

 

 

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