La protagonista
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di Raffaella Terribile, 27 febbraio 2012
Nome: Raffaella
Cognome: Terribile
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Bio: Nata a Padova, lì si è laureata in lettere classiche ,specializzandosi successivamente in archeologia e storia dell'arte antica. Dopo un passato come archeologa e la collaborazione con l'Università di Padova, la Soprintendenza Archeologica del Veneto e il Museo Archeologico di Padova, ricopre attualmente la cattedra di storia dell'arte all'istituto statale d'arte - liceo artistico "P.Selvatico" e si occupa di scrittura d'arte e di poesia, collaborando con diversi blog.

La protagonista

L’Annunciata – Antonello Da Messina

 

Non c’è tema più legato alla tradizione iconografica di quello dell’Annunciazione: dal Medioevo in poi la soluzione adottata dagli artisti contrapponeva la figura dell’arcangelo annunciante, a sinistra, a quella della Vergine, a destra, seduta o inginocchiata con un libro fra le mani in un interno domestico.
Antonello Da Messina, con una scelta di grande modernità e del tutto controcorrente, decide per la prima volta di seguire una via diversa per interpretare il momento dell’annuncio dell’arcangelo a Maria, rendendola protagonista unica e regalandoci un ritratto di grandissima intensità e bellezza. La Vergine è colta in una visione ravvicinata, il volto di tre quarti, lo sfondo annullato dalla densità nera dell’ombra, dietro ad un parapetto su cui è appoggiato un leggio con il libro. È un ritratto, il suo, che toglie la scena dalla consuetudine, dalle convenzioni cui solitamente appartiene, per farci vedere Maria trasalire, palpitare, donna finalmente vera, in un ritratto pari a quelli dei personaggi contemporanei che inaugurarono la maniera moderna del genere ritrattistico nel Quattrocento, da Jan Van Eyck, ad Antonello stesso, a Giovanni Bellini. Come un moderno regista cinematografico Antonello Da Messina prescinde dal contesto, lo esclude “zoomando” sul volto di Maria, sorpresa dall’arrivo dell’angelo durante la lettura, su uno sguardo che tutto riassume, tutto contiene: la stanza, l’angelo, le parole appena ascoltate che riecheggiano ancora nell’aria, in un’atmosfera silenziosa.
Chiusa da un manto azzurro di geometrica compattezza, sfaccettato come una gemma, la Vergine si staglia come un’icona sul buio che ha risucchiato la stanza, accogliendo l’annuncio con il gesto della mano destra. La perfetta scansione dei livelli prospettici sottolineati dal ripiano di legno, dal leggio e dal libro, oltre che dallo scorcio della mano, “la mano più bella che io conosca nell’arte” dice il Longhi, introduce alla fortissima tridimensionalità dell’immagine, solenne e assorta. Il ruotare dello sguardo della Madonna ci fa intuire la presenza dell’angelo, il ruotare lento del palmo, delle dita, disegna nello spazio un’emozione trattenuta, fatta di sorpresa prima, di attenzione poi, e infine di una gioia inquieta, svelata da un sorriso appena accennato. La sua è una bellezza fisicamente reale, ma già divina, vicina e lontana allo stesso tempo. Eppure, anche nel suo mondo apparentemente congelato, a siderale distanza dal nostro, consegnato alla perfezione, avvengono piccoli mutamenti: nonostante sembri tutto immobile, un leggero soffio di vento scompiglia le pagine del libro, le fa aprire e girare; apparentemente in perfetta frontalità, la Madonna è lievemente obliqua, e la sua spalla e la mano destra si offrono più vicine all’occhio dell’osservatore; la composizione pare così quasi franare lentissimamente verso la profondità dello spazio reale: dallo spigolo del leggio, orientato nella direzione dell’osservatore sulla destra – quasi a evidenziare il suo essere tramite tra l’interno e l’esterno dell’opera, lo spazio dipinto e quello vero –, alle dita che serrano il manto, in un gesto umanissimo di pudore, poste sull’asse centrale del dipinto, all’asse stesso del corpo e della testa della Vergine, collocati verso sinistra.
Antonello Da Messina ha voluto coinvolgere profondamente lo spettatore, facendolo assistere sorprendentemente all’evento dal punto di vista “angelico”. Davanti a quello sguardo dolcissimo l’angelo si pone come muto interlocutore, già semplice comparsa di una vicenda più grande di cui è solo invisibile strumento. Davanti a quello sguardo ciascuno di noi si scopre chiuso nel cerchio, per così dire, trasportato dentro l’opera, reso testimone diretto dell’evento o partecipe al punto da identificarsi con l’angelo a cui Maria si rivolge con un’espressione di assenso silenzioso. Qualunque sia la funzione che ci si voglia ritagliare, l’Annunciata resta uno fra i più alti capolavori del Quattrocento italiano, nella sua prodigiosa congruenza tra intenzione e realizzazione, un’immagine rivoluzionaria che di per sé sola presuppone l’angelo, vicariato nelle sue funzioni dallo spettatore stesso. Immagine ieratica e distante, la cui idealizzazione del volto, dall’ovale perfetto, è miracolosamente fusa con l’adesione al dato realistico, con una caratterizzazione meridionale dei tratti e della carnagione che fa quasi pensare a un ritratto eseguito dal vero in Sicilia. Limpido esempio della capacità di Antonello di unire la piena e matura applicazione dei principi geometrico-prospettici del Centro Italia alla capacità di evocare la luce naturale e l’attenzione lenticolare al dato realistico, tipiche della cultura pittorica fiamminga.

[Raffaella Terribile]

@ Foto di  NAYEEM

Per vedere l’Annunciata di Antonello Da Messina, clicca qui.

 

 

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