Stracci di neve
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di Margi de Filpo, 9 febbraio 2012
Nome: Margi
Cognome: de Filpo
Website: http://www.unonove.org
Bio: Margi de Filpo vive a Roma e lavora nel campo della comunicazione. A capo della redazione di unonove, gestisce i rapporti con gli autori e con se stessa, e scrive appena può. Quando qualcuno prova a telefonarle lei finge, quasi sempre, di non conoscerlo.

Stracci di neve

La donna con i capelli rossi

 

Entrò nella stanza, posò il vassoio sullo sgabello di noce e si girò verso il letto urtando la consolle. Una scatola d’argento con il coperchio di madreperla cadde a terra e si ruppe ai suoi piedi. La bambina si voltò verso la madre che, ormai sveglia, la rimproverava con lo sguardo e indicava la collana d’ambra che era scivolata su pavimento, “perché non tingi i capelli di rosso?” aveva chiesto la bambina. Sua madre sorrideva, le aveva ordinato di uscire dalla stanza e non fare altri danni, cercava di assumere uno sguardo severo, inutilmente. La piccola ubbidì, si tirò dietro la porta piagnucolando e corse nel corridoio. La finestra vibrava per il vento, la donna si alzò dal letto a fatica, raccolse i capelli sulla nuca, raggiunse lo sgabello e bevve un sorso di caffè, poi si accasciò sulla poltrona del salottino dorato e guardò fuori. Oltre la tenda c’era un deserto bianco di neve e un albero senza foglie che non si sarebbe mai stancata di guardare. Era suo: sporcava il vetro con il respiro e lasciava le impronte delle dita a disegnare le foglie. La bambina era tornata e stringeva un cavalluccio di legno nelle mani ghiacciate, lamentandosi per il freddo. Vivevano in una casa antica, piena di spifferi e troppo grande da scaldare. Le scale di marmo erano bianche e fredde, come la neve fuori. La donna, ogni giorno, pettinava i capelli di sua figlia come faceva una volta con le bambole, poi li raccoglieva in trecce e li legava con un fermaglio. “Come sono nata io?”, chiedeva la bambina mentre giocava con una polvere scura, terra di Siena, le aveva spiegato sua madre. La donna aveva indicato una fotografia nella cornice d’argento e la bambina l’aveva presa fra le mani ancora fredde. “Guardala bene, cosa vedi?” La bambina osservò la fotografia, c’era la sua mamma con un cappello buffo, le guance rosse e i pugni chiusi sotto il mento. Aveva la neve alle spalle, come ora, ed era in un posto caldo, con una grande tazza verde fra le mani. “In questa foto ci sei anche tu, sei dentro di me” disse la mamma. Il vento forte aveva fatto cadere la neve dai rami, mentre la bambina dondolava la testa in silenzio. Gli asciugamani arrotolati nelle intercapedini non riuscivano a fermare gli spifferi, “ho freddo” sussurrava la bambina trattenendo il pianto. “Perché piangi?” le domandò la mamma “io e tuo padre ci amavamo moltissimo per questo tu sei cresciuta dentro di me.” La bambina osservò la madre con rabbia, “papà era in paese” disse “con una donna con i capelli rossi”. La madre la guardò stupita, prima che la vista si appannasse. Si sollevò dalla sedia a fatica e tornò sul letto. Distesa di fianco chiuse gli occhi per un attimo, “ti ha vista?” chiese. La bambina si era arrampicata sul letto e si era accovacciata accanto a lei “non piangere mamma, ci sono io con te”. La madre l’accarezzò, poi le posò le dita sugli occhi “Sei fredda!” protestò la piccola. “Ti ha vista?” ripeteva la mamma. La bambina saltò giù dal letto e corse verso la consolle, aveva preso la polvere scura e l’aveva portata alla mamma, poi era tornata indietro e aveva raccolto da terra la collana d’ambra e il rossetto. “Ti ha vista?”, la mamma teneva gli occhi chiusi e stringeva la collana fra le dita ghiacciate, mentre la bambina saliva e scendeva dal letto e continuava in silenzio a chiedere scusa.
 
[Margi de Filpo]
 
© Foto di Francesco Di Lisa

 

 

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