Stomaco
Ecco il dolore di stomaco che ci rende impossibile il pensiero, è notturno come la tempesta del mare, assorbe i pensieri che sono come torba sotto i piedi in una fuga improvvisa; il dolore è la metastasi del pensiero, così quando diventa troppo acuto la scienza e la letteratura si ribellano e si cancellano da ogni ideale lavagna.
Pellicole
Roma è la città che non esiste veramente mai, l’ha inventata Fellini in migliaia di anni, vi sono stati girati infiniti metri di pellicola che ora si riverberano contro le cose, i monumenti, le persone, facendone presenze eterne, come in L’invenzione di Morel di Bioy Casares. Con dietro lo sfondo muscolare e miracoloso dell’Eur, falda di pensiero costruita da un sogno surrealista, noi attorniamo la metropoli fino a toccare le prime campagne di Pasolini, tentando di recuperare il Novecento e tutte le sue suggestioni. Ma è inutile: niente più fa fede al suo passato, ogni campo è stato costruito e tutte le strade sono state deviate, e nessuna fonte è riscontrabile sul nostro cammino. È finita un’era senza che ne sia cominciata un’altra, così Roma vive della luce riflessa di quelle, come di mille altre pellicole del passato.
Coltelli
Le idee di certuni sono come nebulose che si trasformano in buchi neri. Ne siamo invasi, posseduti. È un colossale gioco al ribasso, è nel cuore malato questa democrazia demoniaca che ci ucciderà, senza che ci sia per noi tutti una possibilità diversa, perché in questo mondo tutto è inganno, tutto ha il sapore acre dell’inimicizia. Salvarsi dal mondo vuol dire però abbandonarlo, ma abbandonarlo vuol dire essere spenti nella morte, in una pace senza alcun riflesso, senza nessuna attesa. Così riprendiamo ad ascoltare le idee nere di questi semidei che vorrebbero prudentemente azzittirci, nemmeno pagando – perché la morte civile va data gratis, senza impegni seri ma con il sorriso dell’affilatore di coltelli.
Immunità
Sogno continuamente di perdermi, dissi a mio zio, tu zio che ne pensi di questo, non penso nulla, rispose mio zio, se non che perdersi è come dire ingannarsi, sciogliersi nel niente; credo tu abbia paura di scomparire. Tutti abbiamo una paura simile, dissi io, caro zio tu sei più vecchio di me, lo sai bene; no caro, disse lo zio, qui sei fuori strada, non è l’età a far cadere una persona nel baratro, ma la predisposizione alla caduta. Io dalla disperazione tua e dei tuoi cari sono immune. Siamo parenti nella vita, non in ciò che frequenta la morte.
Io lo so
Io lo so che mi ami… magari prima o poi lo saprai anche tu… Sarà una scoperta subdola, si infilerà come una carezze tra le tue coperte, rovisterà soffiando sul tuo seno sotto forma di una riga di sudore, mentre il sole già alto ti sveglierà del tutto. Crederai di aver sognato un uomo senza volto, senza sapere che il volto di quell’uomo era aderente al mio, come una maschera.
Il male e lo squallore
In preda a una sete devastante, ascoltando con coerenza infinita Je bois di Boris Vian, senza aver toccato una goccia d’alcol dai primi di gennaio, mentre fuori nevica in maniera totalmente assurda, e alla fine di un percorso breve ma intenso di malattia (infezione gastrointestinale) io riemergo da un sonno pomeridiano nel quale ho sognato automobili mai esistite e parenti stretti defunti da decenni. Mia madre mi saluta mentre faccio ingresso in sala, con la mia maglietta sbrindellata e i pantaloni della tuta; sul teleschermo c’è il cuoco piacentino gay e la signora di buoni natali ma lo stesso volgarotta che presenta il programma, e insieme parlano di una ricetta a base di carne che non riesco a decifrare. Ha una voce metallica, quello lì, dice mia madre. Vedere quel porco con la frangia… si mette in mostra gridando… Sta ora parlando di qualcuno che presta i suoi servizi in un altro programma, forse “L’isola dei famosi”. È terribile svegliarsi di prima sera in questo modo, con questi mostri contemporanei evocati con autodistruttiva passione. Io e mia madre siamo rapiti dal male e dallo squallore che esso provoca, non è un Hitler ad affascinarci, ma un Celentano al Festival di Sanremo.
Tutto qui
È per noi possibile che la gioia torni a trovarci, d’improvviso, come un regalo. Altrimenti non continueremmo a vivere questa vita di idee ferme, di fatti chiusi, di domande sbagliate, di risposte spesso assurde, date di colpo, tanto per dire qualcosa. Tanto per vivere, noi viviamo senza auscultarci, ma al fondo di quel pezzo di carne filamentosa c’è annidata la possibilità di provare la gioia ancora una volta, è tutto qui.
[Franz Krauspenhaar]
@ Foto di NAYEEM
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