62 – Quanto hai speso?…
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di Guido Tedoldi, 5 marzo 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

62 – Quanto hai speso?…

Cartografia di Maya

 

«Questo l’ha fatto una mia amica», dice. Nella sua voce percepisco qualcosa a metà tra l’orgoglio e il timore: vuole piacermi, e magari io non sono il tipo che si fa impressionare dalla sartoria del web. Attendiamo entrambi qualche secondo che la scheda grafica definisca l’abito intorno al corpo del suo avatar. È una realizzazione molto bella, in effetti, colorata in blu dai toni molto profondi – probabilmente ci sono anche emissioni di colori dell’ultravioletto che l’occhio umano non percepisce coscientemente ma che contribuiscono a dare ricchezza alla visione.
«Sì, è molto bello», le dico. «E poi a me piace il blu». Il suo avatar si muove per dare aria alla gonna, e trasformarla in una sorta di nuvola concreta.
«La mia amica ha pagato quasi 60˙000 euro per questo abito», mi spiega, «ma mi permette di indossarlo gratis ma a patto di farlo vedere a più persone possibili. Non so quanti ne possa vendere a certi prezzi, però penso proprio che valga tutti quei soldi».
La produzione di alta moda per gli avatar è un settore industriale fiorente – è stato il primo settore con fatturati milionari ai primi anni del secolo, quando l’economia che girava intorno al web era ancora chiamata «new». Le persone che ci lavoravano cominciarono a guadagnare cifre gigantesche, in valuta corrente/vera/spendibile quando ancora sui mass media tradizionali c’era chi si domandava quanta realtà ci fosse nel virtuale.
«Sono contenta che ti piaccia», dice, «spero che sarà lo stesso per gli ospiti di stasera al ballo dell’Ambasciata». Ecco, me l’ero dimenticato. L’Ambasciata è una room a inviti creata da un appassionato del periodo Luigi XIV, e organizza balli con migliaia di invitati. Ho la netta percezione che i prossimi minuti siano già scritti: lei mi dirà che non possono presentarmi al ballo conciato così (il mio avatar sfoggia una divisa da giocatore dei Celtics campioni Nba per 9 anni di fila) e quindi mi chiederà le password momentanee per vestire il mio avatar con «qualcosa di più bello».
Mentre lei manipola l’aspetto del mio personaggio, ripenso a una citazione di Charles Den Tex, uno scrittore olandese che costruiva thriller intorno alla perdita di controllo sulle nostre vite indotta dalle tecnologie informatiche:
 
«La distinzione tra reale e virtuale è roba da vecchi» disse. «Se ci sei dentro è tutto verissimo. La realtà sta qui». E si puntò l’indice sulla fronte.
 
Anche Den Tex, invecchiando, smise di aver paura e diventò un utilizzatore convinto delle macchine. Non ricordo se fosse lui… sto leggendo la sua scheda sul personal, in un’enciclopedia del web, ma non trovo il file giusto… ma mi pare di sì, che fosse proprio il vecchio olandese a rieditare a fine carriera tutti i propri romanzi sotto forma di fumetto con l’aiuto di un mangaka coreano velocissimo. La loro collaborazione divenne un reality seguito sul web da una folla di appassionati – tutto gratis, naturalmente, ma poi tutto business. Con i proventi di quei lavori uno degli eredi si è comprato un tratto di diga di 25 km tra l’Olanda e il Mare del Nord.
«Ti piace questo?», mi domanda lei. Il mio avatar indossa una divisa militare settecentesca, di un colore rosso acceso. La scheda grafica sembra fare qualche sforzo per reggere i due abiti insieme, ma occorre ammettere che i nostri avatar sono diventati spettacolari. «Va bene», dico.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  Raffaello Ferone

 

 

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