65 - Il sudore dolce, e il cane che lo sa
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di Guido Tedoldi, 26 marzo 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

65 – Il sudore dolce, e il cane che lo sa

Cartografia di Maya

Il laboratorio di Scout è uno dei pochi al mondo che io conosca in cui cani possono entrare. Scout stesso, in effetti, è un cane: razza non specificata, alto circa 42 centimetri, pelo corto e morbido bianco con macchie fulve. Il suo uomo, ovvero il direttore del laboratorio, ha il diabete, e Scout lo tiene monitorato ventiquattr’ore al giorno. Appena la glicemia dell’uomo scende sotto una certa soglia rischiosa, Scout glielo fa capire e lui ingoia una bustina di zucchero. La stessa cosa potrebbe succedere anche in caso la glicemia salisse oltre la soglia pericolosa, ma di questo l’uomo si accorge prima.
Io purtroppo non sto molto simpatico a Scout. Quando mi avvicino all’ingresso del laboratorio, lui anticipa il mio arrivo e presidia la porta con un basso ringhio. Quando poi entro, ammutolisce e si mette in disparte. Le sue sorelle Sweety e Piantola sono più espansive, da me si fanno accarezzare. Ormai hanno più di trent’anni d’età, mi conoscono bene. Loro non lo sanno, ma il loro uomo ha manipolato il loro genoma per farle vivere più a lungo – i geni dell’aspettativa di vita li ha saputi modificare con un successo evidente. Per i geni dell’olfatto, ancora nessun risultato. Quello che fa Scout è frutto di un addestramento che ha esaltato la dote innata di percepire i cambiamenti di odore del sudore umano. Anche le sue sorelle sono capaci, per quanto meno addestrate. Il loro padre, Nasone, invece era anosmico. Il suo uomo ha messo le mani nel posto sbagliato del suo genoma e il risultato è stato di togliergli completamente l’olfatto.
O forse no, non completamente. Nasone sembra aver messo in atto strategie di sopravvivenza che gli permettevano di comportarsi come un qualsiasi altro cane, cioè annusare in giro, seguire tracce… o perlomeno fingeva benissimo di saperlo fare. Il suo uomo non ha ancora capito come facesse. Ma d’altronde il suo uomo è un genetista, tutti i comportamenti degli esseri viventi gli sembrano ispirati in primo luogo dai geni. È un po’ come quell’operaio dotato di martello, al quale tutte le cose della vita sembravano chiodi da piantare (con più o meno forza).
Una parete del laboratorio è completamente ricoperta da fogli semitrasparenti, su cui sono riportate lunghe sequenze simili a codici a barre. Mi pare di sapere che siano mappe genetiche. L’uomo mi conferma: «Stai guardando nel posto giusto, probabilmente il punto nevralgico è proprio in quella posizione lì». Non mi sento un genio per questo, stavo guardando quasi a caso… «In quella zona ci sono un paio di sequenze interessanti», dice, «c’entrano con la forma dei reni. Mi rendo conto che è controintuitivo, ma se le tolgo i cuccioli nascono senza pelo. Se invece le raddoppio i cuccioli si sviluppano fisicamente molto prima, e hanno il pelo. Affascinante, eh?»
Annuisco. Quello che vincerà il Nobel è lui, meglio dargli retta.
Scout gli si struscia alle caviglie, Sweety fa lo stesso con le mie. Io avevo la glicemia nella normalità, l’ultima volta che ho fatto il check up. Per quanto possano essere considerati normali i dati di una persona di quasi centocinquant’anni, che nessun medico ha mai visto prima di quest’epoca. Lui naturalmente no. Sta tentando di ricordarsi dove ha messo lo zucchero.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di NAYEEM

 

 

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