Dai dj ai romanzi per signora
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di Giorgio Simoni, 26 marzo 2012
Nome: Giorgio
Cognome: Simoni
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Bio: Da sempre ghostwriter di politici e giornalisti più o meno famosi, si diletta a fare il censore e il recensore.

Dai dj ai romanzi per signora

Dire, leggere, ascoltare. Il nuovo libro di Piersandro Pallavicini

 

Se si partisse dal dato di fatto che per me Tondelli è la slavata copia in versione letteraria di Andrea Pazienza, e se si aggiungesse che Prokosch mi annoia a morte (è una martlàa a travèrs), allora si dovrebbe desumere che Romanzo per signora di Piersandro Pallavicini – che su questi due nomi fonda buona parte della trama – o è un romanzo illeggibile o non ci sarebbe ragione per leggerlo. E invece delle due la terza.
Romanzo per signora (edito Feltrinelli) ti tiene incollato alla pagina da principio a fine, ti strappa più di un sorriso, anzi talvolta risate grasse, riesce in certi momenti persino a precipitarti a mare (e visto il tempo di questi giorni ci sta pure), e al contempo ti lascia una leggera amarezza di fondo. È la vicenda di cinque ultrasettantenni vigevanesi che decidono di passare una settimana primaverile in Costa Azzurra, a Nizza per la precisione. Motivo della gita fuori porta è la morte della moglie di uno di loro: del Persegàti, l’Enzo con l’Alzheimer come lo chiamano gli amici, per via della somiglianza con Jannacci. L’Attilio Persegàti è in balia degli eventi e degli amici, parla solo il dialetto ed è fautore di una comicità involontaria travolgente. Poi c’è il Buttafava, che invece della comicità ne fa una cifra stilistica. Ci sono due donne: l’Adriana, moglie del Buttafava e Franca, donna di chiesa dal culo di gallina che ha sposato Cesare, il protagonista, l’io narrante.
Epperò non si creda e non si tema di trovarsi di fronte a un romanzo retorico e piagnone sulla vecchiaia, sul tempo che passa, sulla morte che si avvicina. Al contrario è una storia intensa, sulla gioia di vivere, anche davanti all'ineluttabilità della noia e delle avversità; è un romanzo che parla di romanzi, della narrativa pubblicata in Italia negli ultimi trent’anni – nel bene e nel male. Cesare, infatti, è un direttore di collana di una qualche prestigiosa casa editrice, un uomo che ha cenato con premi Nobel, che ha avuto a che fare con autori prestigiosi e ha avuto il suo momento di gloria personale grazie a Leo Meyer, ipotetico scrittore di successo degli anni Ottanta; riferimento mica tanto nascosto al protagonista di Camere separate di Tondelli. Ed è proprio l’amicizia perduta fra Cesare e il suo autore pupillo a tenere banco nel secondo livello di lettura di questo brioso romanzo.
Così, tra un piatto di moules-frites, un calice di Châteauneuf du pape, una canna necessaria per curare la sclerosi multipla, qualche avventura goliardica di un’infanzia riacquisita con la vecchiaia, si dipana l’ultimo trentennio letterario italiano e non solo. Infatti è in questa dimensione che prende corpo il Prokosch di cui prima che risulta essere l’ossessione di Meyer, lo scrittore perduto, il traduttore che ha rimesso mano a un fantomatico romanzo inedito dell’autore americano di origini austriache: The Novel of a Lady. (Da cui il titolo del libro stesso tradotto volutamente in modo sbagliato Romanzo per signora.)
La vicenda si farcisce di colpi di scena e vernacolo vigevanese, di sparizioni e ricordi di serate da bridge al Rotary e fa vivere al lettore un’intensa e asmatica settimana con questi cinque anziani che scorrazzano per la Costa Azzurra.
 
La potenza narrativa di Pallavicini è notevole: riesce a divertire e a cambiare registro, a essere lirico e prosaico, a creare suspense e a mettere il lettore spalle al muro davanti alla realtà. La sua è una lingua ricca e immaginifica, mai unta, mai eccessiva, in cui giostra e gioca fra presente e flashback senza mai perdere di mano la narrazione. E poi ti accompagna e ti porta sottobraccio con questi settantenni che non cedono alla malinconia e al rimpianto tipici di quella stagione: al più cedono alla confessione dell’inconfessabile. E si torna a ridere.
Insomma, nelle pagine di questo libro si parla sì di letteratura, di autori che hanno fatto la storia del Novecento, eppure il romanzo non soccombe mai a un’idea metaletteraria, poiché ciò che conta sono “le telefonate del figlio”, “conta fare una buona dormita […]. Conta non struggersi perché la vita di chi è giovane durerà più della nostra, non struggersi perché il corpo di chi ha trent’anni meno di noi è più efficiente, le speranze più rosee, la felicità più cieca, l’uccello più duro”.
Peccato solo per due banali e piccole imprecisioni, ad aprile in Costa Azzurra non fa buio alle cinque e mezza e il gol di Wiltord nella finale di Euro 2000 non è quello della vittoria francese ma quello del pareggio – per il resto, per dirla alla Cesare, anzi alla Bosetti, il vecchio capo di Cesare, è un romanzo più che “navigabile”. Le “piaghe da decubito” le lasciamo a Tondelli.
 
[Giorgio Simoni]
 
@ Foto di NAYEEM
 
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