Il corpo estraneo
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di Marco Montanaro, 29 marzo 2012
Nome: Marco
Cognome: Montanaro
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Bio: Marco Montanaro ha pubblicato "Sono un ragazzo fortunato" (Lupo, 2009), raccolta di racconti circensi (con la partecipazione straordinaria di una piovra gigante); e "La Passione" (Untitl.ed, 2010), romanzo-farsa-tragedia in lingua originale. Altri suoi pezzi sono sparsi in antologie e in giro per la rete. Il suo blog è malesangue.com.

Il corpo estraneo

Un’anteprima – Edizioni CaratteriMobili

In cucina c’è un odore di caffè. Non mi fa l’effetto di una casa, questo no, anzi mi spossa, mi induce a mettermi da parte definitivamente. Vago a piedi nudi, indosso dei boxer, ritiro istintivamente indietro il bacino quando alla porta appare Melina, la domestica degli zii. Ride, si fa indietro anche lei, questa donnona da non so dove, si lascia risucchiare dal mattino. Sono arrivato nella notte, in treno, e non ho chiuso occhio.
Il tempo di lasciare le valigie e il libro di sopra, in quella che è stata la mia stanza da che mio padre è andato, e sono venuto qui, in cucina, a guardare gli aghi di pioggia continua puntellare il vetro del finestrone della veranda. Da lì ho fissato a lungo il muro ricoperto di edera nel giardino interno. Sembra sia stata la pioggia a riportarmi qui. Non credo rimarrò più di una settimana. La zia non l’ho ancora vista, probabile che sia già uscita, lei esce al mattino presto per andare in centro a fare nulla, però va, non si ferma, è una trottola a modo suo, e in questo si esaurisce il nostro grado di parentela. Penso a mio padre.
Mi scopro a seguire un ritmo ticchettando col cucchiaino sulla tazza del caffè già bevuto. Forse inseguo solo la pioggia, l’attrazione sua per la terra. Forse inseguo soltanto.
 
Rimango al buio, questa pioggia gracile azzera comunque il giorno, la casa dello zio è fuori paese ed è prigioniera di una vegetazione che voleva essere simbolo, al contrario, di una certa emancipazione o eleganza. Altri anni, altri equivoci. Negli ultimi giorni ho saputo che lo zio è formalmente indagato come altri suoi compagni di partito. Per me non cambia molto, so che non lo incontrerò qui, ed è così da tempo, e in questo lui si avvicina al cognato, che ha solo scelto quella prigione che è il resto del mondo per chi non sa vivere in provincia.
Sento dei rumori di là. Dev’essere tornata la zia. Oppure è Melina. L’aria qui è ferma, comincia a inumidirsi, il mondo sta per andare sott’acqua e nessuno continuerà ad accorgersene. Ho un sussulto, riesco a portare la tazzina sotto l’acqua, la sciacquo, torno di sopra e metto qualcosa addosso. Passo qualche minuto in salotto a parlare con Melina. È in equilibrio su una scala, che si azzuffa con le tende che la zia ha scelto con cura oltre trent’anni fa. Qui il marcio ha la pretesa dello stile. In realtà, non parlo né ascolto, Melina fa un resoconto dettagliato dello stato d’animo della zia negli ultimi tempi, io solo la osservo e la immagino donna compiuta, madre, amante, figlia e nipote di un tempo anche lei, le concedo un’umanità che la zia le accorda solo in gran segreto. Una pena, fuori ancora la pioggia, per un attimo, ha preso a battere forte sui vetri e Melina ha sbuffato, ha detto che ha pulito l’altro ieri e sarà tutto da rifare.
Sono tornato di sopra, ho avuto voglia di una doccia che ho evitato per noia, nudo mi sono guardato allo specchio e l’uccello era duro, senza motivo, e quand’è così io devo agire, agitare. Ma so già che non mi riesce da mesi, è forse masturbarsi anche il mio fallire col cazzo, un modo per darsi addosso comunque. Insomma, è passata: mi sono pisciato addosso in doccia, ho camminato scalzo per un po’ attorno al letto su cui non dormo da settimane e ho pensato al pavimento, a come l’ho sporcato dai quindici anni in su, quante volte ci sono venuto sopra immaginando Terry e tornando sempre a Noël, a quella volta al casolare.
Ho una mia teoria al riguardo. Agli erotomani tocca in sorte una sporcizia intima, mai esibita. È la dipendenza più discreta. Ma si spreca il sapone, sulle verruche, sulle palle graffiate e la cappella umiliata. Poi fuori neppure il sospetto, un’ostinazione di normalità, ma si è sporchi, eccome. E allora ripulirsi, esser puliti nonostante, dopo tanto sporcare: questa è purezza.
 
[Marco Montanaro]
 
@ Foto di NAYEEM
 
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