Tracciati di pittura al femminile
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di Raffaella Terribile, 5 marzo 2012
Nome: Raffaella
Cognome: Terribile
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Bio: Nata a Padova, lì si è laureata in lettere classiche ,specializzandosi successivamente in archeologia e storia dell'arte antica. Dopo un passato come archeologa e la collaborazione con l'Università di Padova, la Soprintendenza Archeologica del Veneto e il Museo Archeologico di Padova, ricopre attualmente la cattedra di storia dell'arte all'istituto statale d'arte - liceo artistico "P.Selvatico" e si occupa di scrittura d'arte e di poesia, collaborando con diversi blog.

Tracciati di pittura al femminile

Berthe Morisot

 

Se vuoi vedere il quadro di Manet Berthe Morisot con il ventaglio, clicca qui.
 
Il balcone dello studio di Manet, visto dalla strada ma da posizione frontale, la ringhiera verniciata di un verde brillante, come gli scuri della porta-finestra, lasciati aperti a intravedere nell’ombra della stanza in controluce il riflesso evanescente di alcuni quadri appesi alla parete. Accanto a una pianta in fiore, posano tre personaggi: due donne in vaporosi abiti bianchi di mussolina, striati di lucido raso e, fra di loro, un giovane uomo baffuto, vestito elegantemente di nero, con il tocco di eccentricità della cravatta vistosamente bluette: si tratta di Berthe Morisot, amica dell’artista, Fanny Claus, giovane violinista amica della moglie del pittore, Suzanne, e Antoine Guillemet, artista frequentatore abituale del Salon ma vicino alla cerchia dei pittori impressionisti. Guardando il quadro, Berthe dirà di ritrovarsi “più strana che brutta” e riferirà: “Pare che l’epiteto di donna fatale sia circolato tra i curiosi”, forse per la sua aria dolcemente malinconica, quasi trasognata, per la profondità dei suoi occhi assorti a guardare un punto imprecisato davanti a sé, e l’indolenza con cui teneva in una mano un ventaglio rosso. L’opera Il balcone (Parigi, Musée d’Orsay) non passò indenne tra le forche caudine della critica ufficiale, infastidita dalla scelta dei colori e dalla loro stesura che, coerentemente a quella che sarà la scelta di stile della Dejeneur sur l’herbe e dell’Olympia, toglie evidenza ai contorni delle cose, permeando i dipinti della suggestione tipica dei quadri impressionisti di qualche anno successivi. L’incontro tra Berthe e Edouard Manet era avvenuto l’anno prima, nel 1867, grazie a Fatin-Latour, che aveva presentato il pittore a Berthe Morisot, mentre lei si trovava al Louvre con la sorella, intenta a copiare alcune opere di Rubens.
Berthe era rimasta subito conquistata dalla forte personalità dell’artista, già celebre, e aveva accettato di posare per lui in una decina di quadri. In un mondo come quello artistico dominato dalla presenza maschile, il possibile ruolo per una giovane donna era tradizionalmente quello esclusivo della modella, che Berthe accettò per amicizia, continuando però a coltivare la passione per la pittura, passione che la portò ad incrociare la propria esperienza con quella dei pittori più innovativi dell’epoca, gli Impressionisti. Tre anni più tardi Manet la volle ancora protagonista di una sua opera, Il riposo (Providence, Museum of Art): Berhe ricordò come un incubo le lunghe sedute di posa, che la costringevano a una scomodissima posizione di forzata immobilità con la gamba sinistra ripiegata sotto il corpo, per non variare l’ordine di disposizione delle pieghe dell’abito vaporoso. Guardando il ritratto di Berthe la fatica non si nota, tutto appare come sospeso e indefinito, assorbito dalla luce che rende quasi abbagliante il tessuto dell’abito, unica macchia totalmente chiara del dipinto, quasi una nuvola bianca sfuocata come sfuocati appaiono i pensieri da cui Berthe sembra rapita, preda di quelle “chimere che mi rendevano infelice” (come scrisse in una lettera al fratello). Anche questa volta l’opera fu criticata e incompresa.
Molto si è scritto del connubio Manet-Morisot, ma le prove di un love affair non sono così evidenti: il rapporto con Manet fu d’amicizia, di collaborazione, di stima reciproca: fu lei a convincerlo a dipingere all’aperto, emancipandosi dalle rigide regole imposte dall’Accademia che egemonizzava l’ambiente dell’arte e il Salon ufficiale. Berthe era una donna bella, giovane, intelligente, colta, emancipata, competente e dotata come artista: nello stesso anno del ritratto fatto da Manet, il 1870, dipinge Il ritratto della madre e della sorella Edna (Washington, National Gallery of Art), con l’intenzione di presentarlo al Salon. In seguito ad alcune critiche ricevute da Puvis de Chavannes, che invano la corteggiava, chiese un parere a Manet, che la aiutò dipingendo alcune parti della composizione. Il volume scuro del corpo della madre che legge, vestita di nero, taglia diagonalmente l’opera, stagliandosi sui colori pastello della tappezzeria, resa con tocchi di pennello brulicanti di luce verdognola, sui fiori del rivestimento lucido del divano, sul cotone cangiante dell’abito di Edna. Dietro le due donne, uno specchio dalla cornice d’oro restituisce solo l’impressione dello spazio riflesso, come assorbito in modulazioni di colore, nella maniera che sarà tipica della nuova pittura impressionista. All’epoca del primo incontro Manet aveva 45 anni, Berthe nove di meno, ed era ancora nubile, situazione abbastanza particolare per l’epoca (sposerà qualche anno più tardi il fratello minore del pittore): veniva dalla Provincia, Bourges la sua città natale, da una famiglia borghese molto abbiente che l’aveva incoraggiata a studiare pittura a Parigi, insieme alla sorella, dapprima con un certo Chocarne, poi con il più quotato Guichard, allievo di Ingrès e di Delacroix, che la indirizzò verso la pittura tradizionale del primo Ottocento francese, spingendola, come d’abitudine, alla copia dal vero dei capolavori del Louvre. A quei tempi l’Ecole des Beaux-Arts era vietata alle donne (e lo rimase fino al 1897) e questo impedì a Berthe di iscriversi, continuò così a studiare privatamente, scegliendo però Corot, noto paesaggista. L’incontro con Corot fu decisivo per la scelta di rifiutare la pittura accademica e per accettare la sfida rischiosa della pittura en plein air, contrariamente ai consigli del suo vecchio maestro Guichard. Nel 1864 i suoi primi quadri superarono il severo esame dei giudici del Salon, riscuotendo commenti lusinghieri, ma anche qualche critica, come la presenza troppo evidente dello stile di Corot nella sua pittura. Berthe dovette anche sottostare e affrontare molti pregiudizi sessisti: si trovava disdicevole che una donna si interessasse alla pittura, e questo le rese pressoché impossibile dipingere all’aperto e in luoghi pubblici, dirottandola obbligatoriamente verso la rappresentazione di interni e scene domestiche. La sintesi delle difficoltà che dovette affrontare sono riassunte riassume perfettamente da Manet:
“Le signorine Morisot sono affascinanti. Peccato non siano degli uomini.”
Con la conoscenza di Manet, Renoir e Monet, e l’amicizia profonda che ne scaturì, gli sviluppi della sua arte si intrecciarono indissolubilmente con l’avventura dei pittori impressionisti: nel 1873, la giuria del Salon accettò solo una sua opera e molti lavori di altri artisti “nuovi” vennero rifiutati. In segno di protesta un gruppo di loro, con Monet, Pissarro, Sisley, Degas, Renoir, creò una Société anonyme coopérative d’artistes peintres et sculpteurs ed esposero le loro opere dal 15 aprile al 15 maggio del 1874 nell’atelier del fotografo Nadar.
Il dipinto di Monet Impression, soleil levant diede in quell’occasione il nome al movimento impressionista e Berthe partecipò “in prima fila” a questo evento destinato a cambiare per sempre le sorti della Pittura e che in un mese richiamò più di tremila persone, con opere come Le Berceau e La Lecture: unica donna del gruppo, la sua presenza in quella rassegna è segno di indipendenza e di coraggio non comuni, e la cosa non poté che suscitare le critiche inorridite del maestro Guichard che considerava l’ambiente “pernicioso” (soprattutto per una donna) e le preoccupazioni degli stessi artisti coinvolti nell’evento. Le sue opere hanno colori luminosi, e sono popolate di donne e bambini colti negli atteggiamenti più teneri, in scenette dal sapore intimo, familiare, tratteggiate con un delicato stile impressionista, prediligendo come modella la figlia Julie. Il suo stile rimase coerente per tutta la vita, e anche nelle opere più tarde emergono la naturalezza, la spontaneità e la dolcezza, che evidentemente facevano parte di un mondo poetico di affetti che l’artista ritrovava nel quotidiano della propria esistenza familiare e domestica. Il sodalizio artistico con Manet fu particolarmente stretto negli anni Settanta, prima del matrimonio di Berthe con suo fratello, protagonista assoluta di schizzi, disegni, ritratti a olio e acquerello. Un bellissimo olio di questo periodo, non pensato per l’ufficialità del Salon, restituisce con freschezza di tratto l’atmosfera di scherzosa confidenza che si era creata tra i due, mostrandoci un’inedita Berthe, di nero vestita, che si copre il volto con un ventaglio, le cui pieghe lasciano intravedere nella parte bassa il luccicare di uno sguardo intelligente e divertito. Una complicità che esclude dal ritratto ogni componente ufficiale e ne fa un interessantissimo studio di luci e volumi. “Quanto alla sua personalità si sa che fu tra le più rare e riservate; distinta per natura; facilmente, pericolosamente silenziosa; senza saperlo imponeva a tutti coloro che l'avvicinavano, se non erano i grandi artisti del suo tempo, una distanza inesplicabile…” così la descrive Paul Valéry. Berthe come artista amò sempre confrontarsi con gli altri e sperimentare, esulando dalle regole della pittura convenzionale e partecipando – unica donna – a tutte mostre impressioniste, già dalla prima del 1874, a eccezione dell’edizione del 1879 a causa della nascita della figlia, e finanziando con il marito l’ultima edizione, quella del 1886, in cui prese parte attiva anche alla selezione degli artisti e delle opere. Espose con successo da Georges Petit e Paul Durand-Ruel, in Francia e negli Stati Uniti. Nel 1880, raggiunta la piena maturità artistica, in occasione della quinta mostra impressionista venne considerata una delle figure di spicco del movimento. Le composizioni ormai sono ben equilibrate, costruite in maniera sapiente con una pennellata nervosa e con l’accostamento armonico di tonalità chiare e luminose. Dai suoi acquerelli, arte in cui Berthe Morisot eccelleva, emana una spontaneità piena di fascino. Donna colta ed emancipata, trasformò insieme al marito la sua casa in un luogo d'incontro di intellettuali e artisti: Zola, Mallarmé, Monet, Degas ne divennero frequentatori abituali e con Renoir si instaurò un’amicizia speciale – evidente, dalla metà degli anni Ottanta l’influenza sullo stile della pittura di Berthe – al punto che il pittore entrò dopo la morte del marito, nel 1892, a far parte del consiglio di famiglia. In seguito a questo lutto, che la segnò profondamente, consegnandola a un invecchiamento precoce, Berthe dedicò gran parte del tempo a dipingere, circondata da Monet, Renoir, Degas e Mallarmé, gli amici di sempre. In quello stesso anno tenne la sua seconda personale da Bussod et Valadon, riscuotendo un buon successo sia da parte degli artisti che degli appassionati d'arte. Due anni più tardi, nel 1894, presentò le sue opere alla Libre Esthétique di Bruxelles, fra cui Intérieur. Nello stesso anno lo stato francese acquistò, grazie a Mallarmé, il dipinto Le Bal.
La morte la colse a Parigi il 2 marzo 1895, a 54 anni. La figlia Julie, allora diciassettenne, venne affidata in tutela a Renoir e a Mallarmé.
Nel suo certificato di morte venne identificata come “senza professione”, definizione assai meno disdicevole e compromettente di “pittrice” per una donna di fine Ottocento.
 
[Raffaella Terribile]
 
@ Foto di  Raffaello Ferone

 

 

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