66 – Il dinosauro sul computer
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di Guido Tedoldi, 2 aprile 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

66 – Il dinosauro sul computer

Cartografia di Maya

 

Sul computer ci vuole un dinosauro. Non c’è discussione riguardo a questo. Lo so da quando ero un giovane che non aveva avuto ancora il tempo di costruirsi un passato, e stavo seduto per ore davanti a uno schermo a tubo catodico sfocato scrivendoci dentro le mie ambizioni (peraltro, a volte, non sapendo bene cosa potessero essere quelle ambizioni). Il primo dinosauro che ho avuto era un oggettino di plastica arancione, alto complessivamente 3 centimetri con la cresta mobile che gli copriva la testa e una parte del dorso; schiacciando quella cresta si abbassava a 2 centimetri e mezzo, però gli usciva una lingua biforcuta e la coda si imbizzarriva, facendolo diventare lungo almeno 5 centimetri. Me lo aveva regalato mio nipote dopo aver mangiato un ovetto kinder, perché lui preferiva, a quell’epoca, le carte degli yu-gi-oh… adesso si è ravveduto e i suoi gadget di riferimento sono quelli di Emmy Streghetta Dispettosa (la quarta era culturale della sua vita, dice) (ma lo racconterà lui, se lo vorrà. Io non sono in grado di spiegare perché si sia arredato una casa in stile etnico del corno d’Africa, alla metà del secolo, e poi abbia cambiato prospettiva geografica innamorandosi dell’estremo oriente manga).
Il secondo dinosauro lo volli fortemente una ventina d’anni dopo il primo, e questa volta non stava «sul» computer. In effetti l’oggetto era alto quasi un metro e rappresentava soltanto la testa di plastica irta di denti/peli/artigli di un mostro molto più grosso ma non completato dall’artista. Era il pezzo numero 154 di una serie realizzata per le vetrine delle librerie Feltrinelli, e il modo in cui giunse in mio possesso non lo rivelerò nemmeno sotto tortura. Posso dire soltanto che ci furono alcune complicità di cui le protagoniste preferiscono ancora oggi non parlare. Quel mostro ce l’ho ancora, e siccome il computer era un monoblocco di alluminio largo 3 centimetri e con lo schermo da 27” non poteva stargli sopra bensì da parte, come un animale da guardia da accarezzare ogni tanto e che ricordasse da dove veniamo noi tutti: un mondo antico di selezione violentissima delle specie il cui sbocco evolutivo è stato il cervello superiore, cioè l’intelligenza, cioè la cultura. E cioè le macchine, e cioè le intelligenze artificiali, e cioè… boh, quello che ci sarà in futuro.
Il dinosauro attualmente in carica è Gon. Di lui, ovvero di quello che ne ha realizzato Masashi Tanaka, ho tutto. Penso di essere uno dei maggiori collezionisti mondiali. Mi mancano soltanto le statue di pietra da mettere in giardino, ma so chi le produce: qualche tempo fa sono stato a Tokyo alla convention mondiale dei fan, e ho preso contatto con un’organizzazione di cavapietra zen. Producono circa 20 pezzi all’anno con frese manuali al laser, e le mie 3 statue sono in fase di realizzazione. La più alta, 6 metri, sarà pronta in un paio d’anni, poi verranno le altre, da mettere ai lati del cancello d’ingresso. Nel mio studio (è lì che mi guarda mentre scrivo, con il suo sguardo fintamente truce) ho uno dei modelli in plastica che erano di proprietà personale dello stesso Tanaka. Il materiale è morbido e però massiccio, pesa circa 18 kg. Il computer che ho adesso potrebbe stare lui sul dinosauro, viste le dimensioni da personal tascabile. D’altra parte sono oggetti che tra di loro si capiscono benissimo, lo so.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  NAYEEM

 

 

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