Un italiano a Parigi
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di Raffaella Terribile, 2 aprile 2012
Nome: Raffaella
Cognome: Terribile
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Bio: Nata a Padova, lì si è laureata in lettere classiche ,specializzandosi successivamente in archeologia e storia dell'arte antica. Dopo un passato come archeologa e la collaborazione con l'Università di Padova, la Soprintendenza Archeologica del Veneto e il Museo Archeologico di Padova, ricopre attualmente la cattedra di storia dell'arte all'istituto statale d'arte - liceo artistico "P.Selvatico" e si occupa di scrittura d'arte e di poesia, collaborando con diversi blog.

Un italiano a Parigi

Giuseppe De Nittis

 

Un valzer di Chopin suonato da un pianoforte invisibile accoglie il visitatore nel tepore raccolto della casa, ovattato dai velluti cremisi dei tendaggi e dei parati. Una casa borghese, ricca se non opulenta, avvolta nel buio della strada umida quando le lampade a gas sono accese già da un pezzo nelle strade di una città invernale, intirizzita dal freddo. Il salottino avvolto dalla penombra lascia risplendere in un angolo, bianchissima, la luce di un ampio paralume appoggiato su un tavolino, attorno al quale si raccoglie un piccolo gruppo, un uomo e tre donne, intento a una gaia conversazione mondana, così attento allo scambio di pettegolezzi da non avvertire la presenza del nuovo arrivato. Costui si muove nella stanza silenzioso come un gatto, i passi attutiti dagli spessi tappeti orientali, gli occhi attenti a non farsi sfuggire alcun particolare della stanza: la tappezzeria rossa, i quadri appesi, la luce e le zone dove l’ombra toglie definizione alla realtà delle cose; si siede su una dormeuse rivestita in raso a righe bianche e rosa ed estrae dal taschino del gilet un piccolo taccuino dalla copertina in pelle nera e un lapis con cui traccia su un foglio i contorni nervosi delle figure che sta osservando silenzioso. Il brusio continua, finché l’arrivo di una cameriera con un vassoio dove l’argento riflette i bagliori del cristallo delle coppe di champagne non spegne le voci e la padrona di casa, avvolta in un abito nero dalla profonda scollatura sulla schiena, si rivolge al nuovo arrivato con uno sguardo e un sorriso in cui brillano malizia, curiosità, joie de vivre. Le piace quell’italiano, il suo francese impeccabile vivacizzato da un accento del sud, la sua aria sobriamente elegante, la sua innata distinzione da uomo di mondo.
È un italiano di Barletta, un pittore “realista” e moderno, che ha fatto di Parigi la sua nuova casa ormai da più di quindici anni, esponendo anche con Monet, Renoir, Pissarro e Degas nello studio di Nadar, qualche anno prima, nel 1874. Insofferente alle regole e agli insegnamenti accademici, appena diciassettenne aveva dato vita alla napoletana scuola di Resina, di tendenza filomacchiaiola e realista. Il 1867 era stato un anno determinante per De Nittis: dopo un viaggio a Firenze, dove aveva conosciuto il gruppo dei Macchiaioli e aveva esposto opere come La traversata degli Appennini e Nevicata, dopo un breve soggiorno a Roma aveva deciso di trasferirsi a Parigi.Era stata subito una folgorazione.Parigi: il centro del mondo, la capitale dell’arte. Gli artisti che vogliono vedere e toccare con mano la modernità dell’epoca, devono venire qui, dove tutto è fermento, possibilità: da una parte, l’arte ufficiale dei Salons, pomposa e retorica, e dall’altra quella libera e viva dei pittori indipendenti che organizzano in gruppo le proprie mostre, pittori che magari non se la passano bene economicamente, scartati dalle vie ufficiali per la tecnica innovativa, per i soggetti scandalosamente moderni, ma pienamente inseriti nel loro tempo e nel loro mondo, quello della borghesia cui appartengono per estrazione sociale. Parigiè un richiamo irresistibile anche per alcuni pittori italiani, folgorati dalla modernità della Ville Lumière: Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi, Serafino De Tivoli, Antonio Mancini, Vittorio Corcos, Telemaco Signorini e, appunto, Giuseppe de Nittis, les Italiens di Parigi. Presto i salotti della borghesia à la page si aprono a questi giovani ansiosi di affermarsi come cantori del loro tempo, della modernità, amati dalle donne per il loro fascino e il loro anticonformismo bohémien. Nel terzetto degli Italiens più celebri (Boldini, Zandomeneghi, De Nittis), il pittore pugliese interpreta il ruolo del giovane astro della pittura à la mode e questo anche grazie all'appoggio dei fratelli Goncourt che sul loro graffiante Journal gli riservano ampio spazio. Con una sensibilità impressionista (assente in Boldini) De Nittis canta la dolcezza di vivere di una borghesia sensuale e felice e l’esaltante frenesia della parigina vie moderne nei luoghi che più la rappresentano, i teatri, i caffè, i boulevard, ma anche gli spazi dell’intimità domestica, dove la moglie Léontine è protagonista assoluta.
Eccola seduta a una tavola, apparecchiata per la colazione sul prato verde estivo del giardino della casa di campagna di famiglia: una bella giovane donna sempre curata, dalla folta chioma castana raccolta in uno chignon, avvolta in un elegante abito in pizzo bianco che le fascia il corpo chiudendosi sotto la gola, madre affettuosa intenta a osservare il suo bambino, Jacques, incuriosito dai movimenti di un’anatra attirata dalle briciole che le allunga sotto al tavolo. La famiglia è al completo: il terzo posto apparecchiato per il capofamiglia è vuoto, il tovagliolo di lino sgualcito, appoggiato in maniera disordinata accanto al piatto, la sedia di midollino scostata dalla tavola come per un’assenza frettolosa e improvvisa. Ma il pittore è comunque presente, la scena che vediamo passa attraverso il suo sguardo attento che sa cogliere il luccichio di cristalli, argenti e porcellane appoggiati sulla tavola e che, sfiorati dai giochi del sole tra le foglie dell’albero che ombreggia quella parte di giardino, illuminano di lampi bianchi la tovaglia. Una scena in controluce, in cui il verde brillante e le anatre sotto il sole, quasi cangianti, rivelano il gusto impressionista per la luce e i suoi riflessi, per i decisi contrasti tra le zone in ombra e quelle esposte al sole. L’atmosfera è di piena, compiuta serenità, una poetica degli affetti, una poesia fatta dell’intimità dei piccoli gesti del quotidiano, nella cornice di spazi domestici lontanissimi dalla vorticosa mondanità che nello stesso anno il pittore rappresentava quale habitué dei salotti del bel mondo parigino, come quello tante volte dipinto della principessa Matilde Bonaparte. Pittura della felicità e dell’istante, a catturare il momento e a preservarlo dal tempo, che sbiadisce i ricordi, e dalla morte che lo coglierà improvvisa solo un anno più tardi, appena trentottenne, e che quel posto vuoto a tavola sembra voler prefigurare.
 
[Raffaella Terribile]
 
@ Foto di  NAYEEM
 
Se vuoi vedere Intorno al paralume di De Nittis, clicca qui.
Se vuoi vedere Colazione in giardino di De Nittis, clicca qui.

 

 

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