69 – Gli scacchi con la stampante
gravatar
di Guido Tedoldi, 3 maggio 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
Website:
Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

69 – Gli scacchi con la stampante

Cartografia di Maya

 

Questo set di scacchi è proprio bello. I pezzi hanno forme e misure armoniose, la scacchiera a case trasparenti e azzurre ha le giuste intensità di colore, quelle che cercavo da tempo. Lo ammetto: in parte il modello è mio. Ho dato io ai ragazzi di questo sito di bricolage alcuni input, domandando se non si potesse fare così e così invece di cosà, e mostrando loro dove poter andare a prendere ispirazione da scacchiere storiche. Poi però loro hanno fatto tutti un lavoro grandioso. Si sono superati per precisione e attenzione ai particolari. Nel collo del cavallo guizzano muscoli con tutta evidenza fortissimi, sotto la tiara da vescovo dell’alfiere si intravvede un viso sereno e concentrato, le pareti delle torri hanno i mattoni a vista.
Dò l’ordine al personal di scaricare il file e inviarlo alla stampante, e tra pochi minuti avrò il mio set del desiderio in mano.
La stampante 3D si chiama così in maniera impropria. Chi ha inventato quella denominazione all’inizio del secolo aveva in mente molto marketing e poca tecnologia. Per esempio non aveva considerato che una «stampante» siffatta non può riprodurre tutte le sostanze con cui vengono costruiti gli oggetti. Al massimo potrà essere caricata con qualche tipo particolare di plastica, o di metallo liquido. Gli oggetti non sono come i testi, che non importa su che carta precisa sono stampati, o con che inchiostro preciso, per mantenere una loro riconoscibilità… addirittura una loro originalità, per quanto da copia conforme.
Una stampante 3D dovrebbe essere chiamata «macchina di prototipazione rapida»… ok, un nome che non evoca la stessa emozione e facilità d’uso, nelle menti della maggior parte delle persone. Questa macchina fa tutto dello stesso materiale, possibilmente economico. Le prime usavano la plastica Abs, come quella dei mattoncini Lego. La Lego stessa ci ha provato a mettere sul mercato stampanti 3D con cui scaricare dal web progetti in Cad-Cam e poi ritrovarseli già belli e assemblati. Ma non ebbe grande successo: il bello dei Lego è di montarseli da sé, magari cambiando qua e là qualche conformazione per concretizzare un’idea personale. Inoltre una stampante 3D che assembla mattoncini di grosse dimensioni (ovvero dei pochi centimetri o millimetri di quelli da montare) è come se funzionasse col freno tirato. Sfiora solamente il problema e non ha quasi niente a che vedere con la possibilità di scatenare la fantasia.
Io nella stampante che ho qui in ufficio ho caricato plexiglas nanoplastico, ultratrasparente e con proprietà riflettenti limitate ai fattori di forma. E, naturalmente, inchiostro – per ottenere il giusto azzurro. Questa è la mia scacchiera, quella con cui giocherò con gli amici, che terrò in salotto, con cui analizzerò le partite dei grandi campioni. Non mi importa che sia bianca e nera, o forse marrone di legno pregiato scuro e di legno pregiato chiaro. Io la voglio trasparente e azzurra.
La mia stampante sembra partecipe della mia passione, e tranquilla ma letalmente precisa mi sta stampando il primo pezzo.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di  NAYEEM

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook