De Chirico il pittore portentoso
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di Michele Lupo, 24 maggio 2012
Nome: Michele
Cognome: Lupo
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Bio: Michele Lupo, Insegnante e scrittore. Ha pubblicato il romanzo L’onda sulla pellicola (Besa editrice). Ora in libreria, la raccolta di racconti I fuoriusciti (Stilo editrice). Prossimamente il romanzo Rosso In Fuga (Cult editore).

De Chirico il pittore portentoso

Intemperanze e cattivi pensieri di un artista

Dagli artisti di peso molti si aspettano chissà perché convinzioni, idee, opinioni reboanti. Forse è un bisogno di compensazione inconsapevole per i più che frequentano mostre mainstream (preferibilmente fra impressionismo e surrealismo), con ciò tradendo gusti ecumenici e non sempre sicuri, motivati, facendosi piacere pittori incompatibili – ci mancherebbe –, poetiche inconciliabili, visioni del mondo e dell’arte che in certi casi hanno prodotto, per sanissima coerenza, anche qualche bel ceffone – a volte qualcosa in più. Poniamo De Chirico, che quanto a sentenziare non sembra secondo a nessuno: cosa avrebbe detto a un visitatore di un museo d’arte moderna o contemporanea o di una mostra di quelle che con qualche sibillino pretesto mettono insieme l’alfa e l’omega, un visitatore pronto a incantarsi davanti al suo Cavallo con Dioscuro dopo aver vagheggiato di perfezione assoluta su un piccolo lago di Cézanne?

Be’, De Chirico detestava Cézanne, che a suo avviso “non sapeva né dipingere né disegnare”, ed era “un maniaco affetto da una forte dose di scemenza” – il che, foss’anche stato vero, non ne avrebbe inficiato l’arte di un grammo. Come lui, proclamava sempre il Nostro, “Van Gogh e Gauguin sono delle perfette nullità”. Il giudizio era tanto clamoroso quanto grossolano, più che nel merito (si tratta certo di due artisti sopravvalutati), nel metodo, visto che De Chirico le sparava grosse infilando insieme pittori diversissimi – per quel che serve, chi scrive trova il giudizio su Cézanne delirante.
Ne aveva anche per altri, per Monet, Matisse, Modigliani fino, a ritroso, per Caravaggio, a giudizio del “pittore metafisico” per antonomasia un artista trascurabile. Ora, giudichi a sua volta il lettore. Che può recuperare il florilegio di contumelie nel libro De Chirico, il pittore portentoso che gli dedica il giornalista Costanzo Costantini.
Si tratta di una biografia che torna in libreria per le edizioni Iacobelli dopo trent’anni, costruita intorno a un blocco di interviste che Costantini poté fargli nel 1977, un anno prima della morte.
Ne emerge un uomo, un artista, piuttosto disinteressato alla logica, e forse anche alla marcatura stretta delle argomentazioni. Idiosincratico come pochi, piuttosto. E la critica lo è stata altrettanto nei suoi confronti, oscillando nei giudizi dal pessimo al sublime. Costantini sembra più interessato alle notazioni sulla persona empirica, ascoltava le voci di chi lo conosceva bene, si trattasse delle due mogli o di Fellini, genio incomparabile che però riconosceva nella pittura di De Chirico uno sfondo, una struttura spaziale che definiva il paesaggio italiano – almeno quello antropico. Del pittore poi Costantini investiga il rapporto con la psicoanalisi, importante soprattutto perché nel suo campo semantico trovava spazio il sogno, tema – o piuttosto linguaggio – della sua arte; o l’influenza non so quanto davvero stringente di Nietzsche – certo non il Nietzsche “illuminista”, più ragionativo e meno indulgente con le tentazioni della boutade aforistica.
Dalla biografia di Costantini emerge un ritratto dunque che attraversa la vita e l’opera di De Chirico, combattivo da subito, già negli anni parigini a contatto con l’intemperante e invadente André Breton. Evidente come De Chirico non solo non lesinasse critiche sarcastiche a chiunque; è proprio che egli pare definire la sua personalità intellettuale in questa natura agonistica (che, tanto per illuminare della solita luce livida e antiborghese la vita di un artista vero, contrastava ma non troppo con una certa natura infantile di cui lo stesso ammiratore Fellini si diceva testimone) – non le prime impressioni di un visitatore entusiasta o annoiato di suoi quadri in giro per il mondo, tanto per chiudere il cerchio. Il libro invece si chiude con l’illustrazione di una serie di opere tratte dalla mostra Il pittore glorioso all’Ulisse Gallery di Roma appena conclusa: omaggi a De Chirico e al concetto di classico.
 
[Michele Lupo]
 
@ Foto di Annalisa Maurutto
 
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