Intervista a Franz Krauspenhaar
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di Eventi, 31 maggio 2012
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Intervista a Franz Krauspenhaar

Torno Giovedì al Festival Letteratura. Milano 6-10 giugno

Franz Krauspenhaar, autore di Le monetine del Raphaël, Gaffi Editore

 

Da anni si parla della necessità di organizzare un festival della letteratura a Milano, capitale dell'editoria nazionale. Oggi, finalmente, l'idea è diventata realtà grazie soprattutto alla spinta di piccoli editori indipendenti. Cosa ne pensi? E' il primo passo verso una nuova forma di "democrazia dal basso", o meglio di "cultura dal basso"?

 

E’ una reazione che ci si poteva aspettare da una città che ora è meno capitale dell’editoria di prima. Significa, questo, che anche qui si comincia a pensare stategicamente a una rinascita, perché  un periodo così magro e cattivo per chi vive nei libri non s’era mai visto. Non parlerei di cultura dal basso; si parte dall’alto di un’idea di fare cultura alta, invece; in basso stanno le cifre di un comparto industriale  comunque abbastanza povero.  Ma non si può ragionare soltanto con le cifre, altrimenti mandiamo la Parodi e la Clerici allo Strega, ormai peraltro ci siamo quasi…


Uno dei paletti dell'organizzazione del Festival è l'esclusione di tutti gli editori che propongono pubblicazioni a pagamento; una scelta per certi versi in controtendenza visto che molti, anche alcune grandi case editrici, considerano forme del genere (in primis il self-publishing) vere e proprie risorse. Sei d'accordo con questa scelta? Inoltre, il self-publishing è un ulteriore canale per scoprire talenti e fare letteratura o è un semplice espediente per incrementare il fatturato?


Sono d’accordo. Bisognerebbe fare una vera e propria guerra contro gli editori a pagamento. Però sono gli aspiranti scrittori che devono soprattutto capire ciò che succede, e spesso non lo capiscono, anzi non vogliono capirlo. Poi ci sono quelli che pubblicano sia a pagamento che non (non a pagamento se il libro è di qualcuno di conosciuto, o di uno scrittore diciamo così “vero”, d’esperienza). E’ un metodo abbastanza sporco anche questo, anche se in misura minore. L’editoria a pagamento è sempre una truffa, perché  dietro a un libro non c’è in questo caso uno straccio di distribuzione. E se non c’è la distribuzione, non c’è stato il libro. Il libro è stato una specie di fantasma da scatolone, un’illusione per l’autore che rimane sostanzialmente impubblicato, dato che è la distribuzione che rende sostanzialmente pubblico l’oggetto culturale. Il self-publishing è un escamotage nato in un mercato drogato, in coma. Puoi scoprire in tal modo un talento per avventura, ma non capisco perché  la filiera tradizionale debba essere saltata dopo secoli per le “idee geniali” di gente che vuole solo non pagare il dazio. La verità è che tutte queste “grandi novità” sono furbi tentativi di aggirare l’ostacolo. Il libro continua ad avere bisogno di un editore vero, di editor, di distributori. E, lasciatemelo dire, soprattutto di scrittori degni di questo nome, ultimamente così infangato..

 

 

Su Le monetine del Raphaël, Gaffi editore:
[…] Un romanzo dopotutto da camera, o da studio appunto: il pittore Fabio Bucchi, vorace e onnivoro escursionista di almeno cinque decenni italiani (dai Sessanta al 2010), vi è relegato, morente, accudito da Angela, giovane allieva/infermiera/badante, e vi riattraversa la politica lo stragismo il socialismo con l’epopea della sua auge infame nel decennio ottanta e la caduta dei suoi dèi di cartone subito sostituiti da dèi supplenti fin più sguaiati e arcigni. Ne diventa metafora efficace, sintesi dolente e sfrenata, il sesso delle orge, il potere esercitato come eros e dominazione, a emblema della storia del nostro dopoguerra che, dopo l’immediata innocenza creaturale, la più che decente, decorosa volontà di rinascita della nazione, è esplosa in voracità famelica, in sporcizia politica da rivoltapastrani, in trasformiamo che smettendo e indossando casacche ha fatto scorribande per l’intero arco costituzionale. […]
In quest’epoca di romanzeria addomesticata non è un intrattenimento borghese, non è un libro domestico: inchioda allo scempio capillare su scala nazionale, riportato senza sconti da un testimone che vi è stato parte attiva, con una claustrofobia che spinge a cercare aria, a tornare fuori. Appunto: non ci sono esterni, non c’è fuga, non c’è aria, com’è chiaro se non ci si stordisce con comode fandonie, se senza lacrime o commozione, cui il libro baconianamente non indulge, si prende atto del disfacimento infame in cui lo stesso Bucchi resta a respirare e a pensarsi vivo. Bucchi è come un Milton senza ideali, salvo il puro spasmo fisico di chi deve attraversare per prendere: continua a dannarsi fino all’esaurimento della luce, solo la disgregazione cellulare lo spegne.
(Daniela Matronola, Alias)
 
[La redazione]
 

@ Foto di Giulia Ponzetta 

 

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Per il I Festival della letteratura di Milano (6-10 giugno 2012), Franz Krauspenhaar sarà presente con Le monetine del Raphael al Vinodromo (via Salasco, 21) alle ore 18:30 di mercoledì 6 giugno, nellʼevento Poker dʼautore curato da Torno Giovedì.

 

 

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