Svaniloqui # 23
gravatar
di Franz Krauspenhaar, 21 giugno 2012
Nome: Franz
Cognome: Krauspenhaar
Website:
Bio: Franz Krauspenhaar è uno scrittore. Ha pubblicato fra gli altri "Era mio padre", Fazi editore; "L’inquieto vivere segreto", Transeuropa edizioni; "1975", Caratterimobili editore; "La passione del calcio", Perdisapop; una raccolta poetica "Effekappa", Zona Editore e "Le monetine del Raphael", Gaffi Editore. A dicembre 2012 è uscita il poema "Biscotti selvaggi", Marco Saya editore.

Svaniloqui # 23

Piccole prose

Il vicino

 

È sublime il mio vicino di casa, è un rasta. Vale a dire rasta nei capelli e forse nella voglia, da me condivisa perfettamente, di non fare nulla. I suoi capelli rastatizzati sono grigi, dovrebbe avere la mia età, è una specie di elfo scuro, ha gli occhi cisposi e semichiusi, non sorride mai, credo sia timidissimo, ha quattro o cinque figli piccoli, nanerottoli molto carini e biondi, allegri, sono presenze importanti in questo condominio di vecchi bastardi, di cani sfiatati e mezzi morti. La moglie è abbastanza giovane, una cicciona marcantonia sempre sorridente e gentilissima, quasi affettata, e la casa è la sua, anzi è dei genitori, che abitano in un’ala del grande appartamento. Ogni tanto i due coniugi litigano: è ovvio che la differenza culturale si fa sentire. Lui minaccia ogni volta di andarsene, cosa impossibile da credere, visto che lui ha trovato l’America proprio di fronte a me. I bimbi fanno chiasso uscendo dall’appartamento, sento le loro voci infantili e il mio cuore ammaccato si lascia prendere per pochi attimi da una specie di gioia originaria, come se un pezzo di quell’innocenza mi fosse stato prestato per quegli attimi, un prestito prezioso. Lei saluta sorridente il giorno dopo, lui non saluta, ma mi tiene aperto il portone con molta gentilezza, conservando però il grugno sulla sua rastafaccia. C’è anche il cane, nero, grande, penso buono, che gira con l’uomo e i suoi bambini. Lei lavora, credo. Il giorno dopo ancora mi metto a sbraitare al telefono. Appena metto giù sento la famigliola che esce dall’appartamento. I bambini ridono, sono felici.

 

 

Ascoltare Bob Dylan

 

È come appoggiare l’orecchio a un crisantemo con l’asma, un crisantemo geniale, ma con una voce sgradevole, una voce pedante e triste.

 

 

Il critico

 

Mentre vedevo quel porno, sai, pensavo ad altro, te l’ho detto, quando ho finito i sonniferi, raramente, rimedio con un porno, lo metto su, mi stendo nel letto, e dopo pochi minuti, al massimo una mezzora, comincio a sbadigliare, e poco prima di addormentarmi spengo. È micidiale. Così ieri notte mi accorgo di aver finito i Menatutol 100 mg, e allora prendo il solito dvd porno a episodi, con quello non sbaglio mai, lo tengo da parte per le insonnie severe, così accendo e scorrono i brevi titoli di testa di Lust life chapter 23, regia di Yuku Unu. Prima scena, due cinquantenni si sbattono una milf sul divano in pelle marrone, di giorno, ogni tanto si vede la portafinestra aperta e fuori uno scorcio lussureggiante di giardino californiano. Lei è Emma Starr, coi capelli talmente decolorati da essere quasi bianchi. Mentre i due affondano i colpi nella Starr aguzzo ancor più la vista e non posso credere ai miei occhi: uno dei due è G.M., noto critico letterario milanese, e mio buon conoscente. Come è possibile che il critico G.M. abbia girato un porno della Funnyboy Video di Pasadena, California, con la nota pornostar Emma Starr e il noto pornoattore britannico trapiantato a Hollywood Jimmy Slip?

 

 

Il vicino, pieno di gentilezza

 

Il vicino rasta da un bel po’ di tempo lo incontro dappertutto. Davanti al fruttivendolo del vip, davanti alla pasticceria (Qui solo gelato artigianale!), nel giardinetto dietro casa attorniato da barboni in procinto di spalmarsi per terra come frattaglie; stamattina sul tardi rientro dal retro e lui sta uscendo dalla porticina pesante di servizio e me la tiene ferma, mentre io scendo la breve rampa di ferro sulla quale d’inverno ho rischiato di cadere pesantemente varie volte, la scendo di corsa per non farlo attendere troppo, in cose come queste si vede quanto io al fondo di me stesso, nonostante tutto, sia piuttosto formale e beneducato, un ottimo borghese del nord, e gli dico grazie mille e lui dice prego, ciao, e nel ciao sento come un cono di catarro fermo in gola, incapace di essere espettorato, e così chiudo la porticina dietro di me e penso che il vicino è davvero un uovo di struzzo pieno di gentilezza.

 

 

 

Casa e chiesa

 

Molto casa e chiesa, poi chiedi un favore e non c'è più. Forse è in casa, forse è in chiesa.

 

 

A se stante

 

O pensi alle donne, o pensi alla salute.

 

 

Il ritorno dalla bella nasona

 

Sono tornato dalla bella nasona, mi viene incontro meno elegante che nell’ultima volta, il padre non c’è, le dico che settimane prima le ho mandato una mail e se l’ha letta, risponde di sì, che “l’hanno letta”, chiedo come? Sì, dice lei, lei e il padre sono “una cosa sola”, come “Gianni e Pinotto”. Ha uno sguardo allo stesso tempo orgoglioso e triste. Non posso sfuggire a un pensiero morboso. Scrivono e rispondono insieme… poi non ha avuto tempo per rispondere… non mi pare una cosa fantastica, quando non mi si risponde mi dà francamente fastidio; io, per esempio, faccio di tutto per rispondere a chiunque mi contatti, spesso solo per avvicinarsi al mondo dell’editoria. Certo, la nasona dell’editoria se ne impipa, e infatti il suo interesse è falso, simulato male, grossolanamente. Ho come una sensazione di imbarazzante strettezza, come se mi trovassi in una fogna paradossalmente pulita, entro la quale procedere al passo del leopardo. Mi guardo attorno, anche se il piccolo negozio lo conosco; nulla che mi attragga, nel mio petto batte, come in un cuore successivo, solo l’urgenza di andarmene.

 


È il surrealismo, bellezza

 

Sto parlando al telefono con l’amica pittrice veneziana Serena e le chiedo di nuovo l’indirizzo di casa  perché voglio farle mandare un mio libro; hai da scrivere? chiede Serena, io dico no, devi sapere che nel mio antro scrittorio non ho più penne, ho il computer e basta così, e allora lei mi dice, va bene, ti mando una mail su Facebook con l’indirizzo, e mentre mi dice questo io sono davanti al mio portatile e nella posta tra me e lei scrivo una mail col suo indirizzo. Ce l’hai a memoria o l’hai scritta su word? Mi chiede l’amica. Un attimo dopo Serena dice, ah ma mi hai mandato una mail col mio indirizzo! E si mette a ridere di gusto. Certo, dico io, tu mi detti l’indirizzo e io per ricordarmelo te lo invio. È il surrealismo, bellezza.

 

 

Anguria

 

Anguria al gelo, 1 fetta euro 4. (Visto in un fetido baracchino in piazzale Brescia a Milano, zona Fiera.)

 

 

Menù mezzogiorno

 

Da mezzogiorno menù pezzo di pizza, bibita, caffè euro 4.

 

 

Sopravvalutazione dell’usato

 

Le donne a volte ci sopravvalutano, pensano che anche noi uomini siamo capaci delle loro perfide sottigliezze, dei loro messaggi trasversali, ma noi siamo semplici, siamo sempre più ignari e storpi dentro.

 

 

 

[Franz Krauspenhaar]
 
@ Foto di Cinzia Pozzi 
 
Se vuoi comprare Le monetine del Raphael di Franz Krauspenhaar, clicca qui.

Se vuoi comprare 1975 di Franz Krauspenhaar, clicca qui.

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook