74 - Quando ho cominciato, nonostante la crisi
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di Guido Tedoldi, 26 luglio 2012
Nome: Guido
Cognome: Tedoldi
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Bio: Guido Tedoldi era un operaio, è stato un giornalista sarà un intellettuale del web.

74 – Quando ho cominciato, nonostante la crisi

Cartografia di Maya

Ricordo perfettamente quando ho cominciato. Era un’estate della fine del secolo scorso, faceva caldissimo, avevo appena chiuso il giornale sul quale cercavo da mesi le offerte di lavoro. Si dividevano in tre categorie: inesistenti, umilianti e dopo le ferie. Quelle inesistenti erano strumenti di marketing nemmeno troppo mimetizzati – aziende che presentavano la propria attività pagando meno la pubblicazione sul giornale rispetto a un’inserzione pubblicitaria esplicita. Quelle umilianti erano tentativi di abuso dell’intelligenza, del tipo «cercasi addetti di casa editrice» quando si volevano venditori di enciclopedie porta a porta. Quelle dopo le ferie rimandavano, appunto, dopo le ferie senza chiarire di quale anno o addirittura secolo futuro.
Quel giorno chiusi il giornale e dissi: «No». Il lavoro che volevo fare io c’entrava poco o niente con quelli che venivano offerti. Le mie competenze c’entravano poco o niente con quelle che sembrava fossero necessarie per ottenere uno stipendio regolare.
Il lavoro che volevo fare io aveva bisogno di un computer. Non di un Commodore 64, con cui si poteva giocare e programmare, bensì uno della categoria pc che già si usavano da alcuni anni nelle aziende. Me ne procurai uno molto molto low cost, un 286 Tulip con schermo monocromatico a pixel ambrati e sistema operativo Dos 7. Arrivò il giorno 3 agosto. Cominciai a scrivere cose come: «Ogni lettera, ogni parola, ogni testo che metterò qui – mi allontanerà dal mio milieu di provenienza». Sapevo solo quello, all’epoca, cioè da dove mi stavo allontanando. Non sapevo dove sarei andato. Non lo nemmeno adesso, peraltro, sebbene con l’esperienza qualche idea me la sia fatta.
Alcuni anni dopo, navigando in rete (non nel web, che in Italia era un concetto per fissati con le novità esotiche, bensì nello spazio virtuale gestito con il protocollo First Class) trovai il modo di scrivere un «manuale» sull’uso e il senso di internet. Quel lavoro mi spedì alcuni decenni avanti, in un posto dove le cose funzionavano più o meno come funzionano adesso, e dove mi sono messo ad aspettare che il resto del mondo si rendesse conto e mi raggiungesse.
Presuntuoso? Sì, un po’. Visionario? Sì, pure quello. Seguace di Steve Jobs? Sì, un pochino, soprattutto nel senso di utilizzatore dei suoi prodotti. Seguace di Bill Gates? Mica tanto: il fatto che uno sia un imprenditore diventato miliardario grazie alla propria visionarietà, non significa che la conti sempre giusta.
Mentre io diventavo quello che sono, il mondo sembrava essersi preso una pausa. Tra politologi che dicevano che la storia era finita, antiche civiltà che avevano pure fissato un termine all’esistenza della razza umana, aerei che si schiantavano contro grattacieli e ricchi folli che speculavano sulla vita di miliardi di persone… be’, la fine sembrava essere lì, quasi a portata di mano.
Non c’è stata, ovviamente. C’era troppa energia (mentale, in primo luogo, nonostante la depressione quasi generalizzata) perché l’umanità smettesse di risolvere problemi.
 
È quasi il 3 agosto. Di un altro anno, di un altro secolo. Mi sta arrivando una nuova macchina. Altri passi avanti.
 
[Guido Tedoldi]
 
@ Foto di Batsceba Hardy
Batsceba Hardy è un'artista dell'irrealtà. Risiede (momentaneamente) a Berlino – UrbanGallery Milano (via delle Foppette 2) ospita per tutto il mese di luglio la sua mostra 'Berlino istantanee'
www.batscebahardy.com

 

 

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