Per i libri il tempo non passa
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di Franz Krauspenhaar, 26 luglio 2012
Nome: Franz
Cognome: Krauspenhaar
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Bio: Franz Krauspenhaar è uno scrittore. Ha pubblicato fra gli altri "Era mio padre", Fazi editore; "L’inquieto vivere segreto", Transeuropa edizioni; "1975", Caratterimobili editore; "La passione del calcio", Perdisapop; una raccolta poetica "Effekappa", Zona Editore e "Le monetine del Raphael", Gaffi Editore. A dicembre 2012 è uscita il poema "Biscotti selvaggi", Marco Saya editore.

Per i libri il tempo non passa

“Cielo nero” di Giacomo Sartori – Gaffi editore 2011

 

Nel dicembre 2010 ero a Roma per presentare il mio 1975. Lì conobbi l’editore romano Alberto Gaffi, che si divertì molto (ero abbastanza in forma nonostante i postumi di un ricovero ospedaliero.) Gaffi dopo lo show mi diede il contratto per Le monetine del Raphael da firmare. E poi mi diede il “prossimamente” (una trentina di pagine mi pare) del romanzo Cielo nero di Giacomo Sartori (pp. 214, euro 16) che stava per pubblicare.
Dello scrittore trentino avevo già letto Anatomia della battaglia, uscito per Sironi, e Autismi, pubblicato da Sottovoce, libro – quest’ultimo – di prose che erano state pubblicate in un primo tempo su Nazione Indiana, di cui Giacomo fa parte e di cui anch’io ho fatto parte per quattro anni intensi.
Lessi l’assaggio di Gaffi ripromettendomi di fare mio l’intero romanzo appena possibile. Gli altri due libri che avevo letto di questo appartato scrittore italiano operante spesso in Francia mi erano talmente piaciuti che m’ero sentito di scrivergli per complimentarmi. Poche settimane fa Sartori l’ho conosciuto finalmente di persona al festival dei blog letterari di Thiene, abbiamo simpatizzato e ho saputo che il Cielo nero, uscito all’inizio del 2011, ha avuto pochissima eco. Leggendone la copia che gentilmente l’autore mi ha fatto avere, ho capito ancor meglio – ma non ce ne era un vero bisogno, in fondo – che siamo in tempi di vera barbarie culturale. Sono non pochi i libri dimenticati prima ancora di essere stati messi sul cosiddetto “libero mercato”, e tutto questo contiene un’ingiustizia difficile da trattenere per sé, nel proprio petto abbastanza gonfio di sdegno. Non si può sempre tacere, non si può sempre dire “tengo famiglia” e passare avanti; siamo in un regime culturale di stampo mafioso, e questa non è una novità, ma bisogna ugualmente ripeterlo, se possibile a gran voce. Certo,dire le proprie opinioni in faccia a tutti è un’operazione ad alto rischio, ma vale la pena spendersi per cercare di modificare un poco le cose. Se Cielo nero ha ricevuto pochissime segnalazioni dall’ambiente letterario ciò è imputabile non certo a una congiura di palazzo, ma più che altro, credo, all’ignoranza, alla noncuranza, alla messe di libri inutili e dannosi addirittura che riempiono gli spazi dell’informazione letteraria. È colpa delle camarille, dei circoli Arcistronzi, delle sette sataniche del “poesiaromanzo” italiano, delle cosche critiche che redigono delle ridicole liste canoniche con i nomi degli amici.
Dunque arrivo ora e finalmente al romanzo, ripetendo che Sartori è uno scrittore importante e al fondo sanguigno esattamente quanto raffinato; un uomo assai colto che ama raccontare con la raffinatezza del grande prosatore di fatti viscerali, di tragedie, di occupazioni naziste dello spirito, anatomizzando sentimenti, scorticando le menti infestate da “autismi” senza speranza. Uno scrittore, Sartori, che mi piace anche o soprattutto perché non pratica sconti, su niente e nessuno. Uno scrittore che scrive in italiano ma che è a mio avviso ben poco italiano, semmai appartiene a una tradizione che arriva fino a quel Gombrowicz che egli cita in esergo all’ultimo libro: “La letteratura seria non è fatta per facilitare la vita, ma per complicarla.” Essere radicali significa essere davvero umani, e avere accettato la complicazione di cui siamo fatti; il coraggio s’impara, e cercare le vie facili alla fine ci rende schiavi, deboli e senza speranza di un vero riscatto.
Il romanzo è una rievocazione lucida e persuasiva sugli ultimi giorni del conte Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri italiano e genero di Mussolini, prima della messa a morte per alto tradimento, proprio per cinico ordine del Duce. A nulla valgono i tentativi della figlia del Duce Edda, moglie di Ciano, donna in certo modo infernale ma sempre avvinta in amore al fascinoso conte, di salvare la vita al “gagà fascista”; un uomo vizioso e pieno di difetti, grande seduttore, espertissimo in assortite blandizie, immensamente arrivista e opportunista. Un italiano pieno di contraddizioni, diventato potentissimo grazie alla parentela col Duce, ma certamente con idee proprie e con una forte personalità, che Sartori ci racconta dalle scene nel carcere di Verona. È un uomo ancor giovane ma alla fine della vita, a breve sarà messo a morte dal suocero, il grand’uomo che ora, a pochi metri dalla fine, risponde alle parole degli altri con l’ostinato silenzio. Ciano è un uomo ai bordi del baratro ma ancora riesce a essere faceto, intervallando questi positivi picchi dell’umore con un’abituale malinconia.
Uomo a tutto tondo, peccatore e giustamente vinto, Ciano viene giudicato dalla penna di Sartori con severità ma anche con giustizia, con un’umanità che non lascia alcuno spazio al sentimentalismo e tantomeno allo sconto. Un libro che scorre veloce, un diario scritto dal narratore onnisciente, da questo testimone letterario che Sartori fa raccontare, che idealmente è stato lì, in quel carcere e in mezzo al passato di quell’uomo; un passato breve, folgorante, il volo di una grande cometa della tragicissima storia politica del Novecento.
 
[Franz Krauspenhaar]
 
@ Foto di Batsceba Hardy
Batsceba Hardy è un'artista dell'irrealtà. Risiede (momentaneamente) a Berlino – UrbanGallery Milano (via delle Foppette 2) ospita per tutto il mese di luglio la sua mostra 'Berlino istantanee'
www.batscebahardy.com
 
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