Priamo: “Fai gli onori di casa, ché abbiamo un ospite.”
Cassandra: “Chi è, secondo te?”
Priamo: “Proviamo a chiederglielo.”
Cassandra: “Dev’essere un rumore di scena.”
Priamo: “Proviamo a chiedere, non costa nulla.”
Cassandra: “Chi sei?”
Priamo (neppure un secondo dopo): “Chi sei?”
(l’uomo solleva solo gli occhi, per il resto continua a camminare, a tenere la sigaretta in una mano e la bocca sull’altra)
Achille: “Achille, sono. (ride) No, Achilluccio.”
Priamo: “Achille o Achilluccio?”
Achille: “Achille, Achille”.
Priamo: (a Cassandra) “Secondo te è permaloso?”
Cassandra: “A me sembra mansueto.”
Priamo: “Cosa fai qui?”
Achille: “Non lo sa, Achille. Non dovete fargli domande difficili.” (risata isterica)
Priamo: “Magari sei una spia.”
Cassandra: “Ecco, vedi quanto vuole.”
(Achille ride)
Cassandra: “Achille, almeno tu puoi dirmi cosa fanno i Troiani?”
Achille: “Non lo sa Achille. Achille non lo sa. A-Cchi-Lle. Dovete chiederlo ad Achilluccio. L’ho mandato là (indica un punto oltre Cassandra, con la mano aperta, il palmo verso l’alto), sul campo, a farsi ammazzare. Ma nessuno lo vuole ammazzare veramente. A saperlo prima! Achilluccio, vieni qua!” (lo invita a venire, con la mano)
Cassandra: “Cosa fa, viene?”
Achille: “Sta arrivando.”
Priamo: (nauseato) “Arriva il vezzeggiativo.”
(Achille fa un inchino e non si muove, cioè esce. Entra Achilluccio, al posto suo, prende la sua sigaretta, la sua smorfia, il suo inchino e ricomincia a camminare. D’ora in poi Achilluccio, prima di parlare, lancia sempre la mano in avanti con il palmo aperto, come a cercare Achille. Senza quel gesto non parla, ed infatti ogni tanto ferma la corsa del braccio a metà, a mezz’aria con mezza parola)
Achilluccio: “Lo volevano uccidere.”
(Achilluccio va su e giù per la stanza e si interrompe solo per parlare. E quando parla guarda in direzione di Cassandra, due metri dietro di lei. E quando ha finito ricomincia a camminare. Venti passi e due parole, a grandi linee, e così sia.)
Priamo: “Non si può fare qualcosa per fermarlo?”
Cassandra: “Chi, Achille?”
Priamo: “Achilluccio.”
Cassandra: “Non avevi ancora finito di tremare che ti sei già rimesso a governare. Eppure… si somigliano. Guardiamo da vicino.”
(si avvicinano ad Achilluccio e cominciano a seguirlo. E, quando si ferma, si fermano. )
Priamo: “Cassandra, hai una corda?”
Cassandra: “Cosa ci vuoi fare?”
Priamo: “Ho un’idea, leghiamolo.”
Cassandra: “Per guardarlo meglio? (silenzio) E allora perché?”
Priamo: “Così almeno si fermerà.”
Achilluccio: “Lo volevano uccidere. Lo volè! Vano uccidere. E adesso no! Le-ga-re.”
(solfeggia le parole con la mano)
Cassandra: “Cosa fa Achilluccio?”
Achilluccio: “Solfeggia.”
Cassandra: “Ma chi lo voleva uccidere?”
Achilluccio: “Achille, Achille.”
Priamo: “Si dice che quando c’è da morire Achille mandi un altro.”
Cassandra: “Così ti hanno detto? (con aria pensierosa) Parola di re, parola di spie.”
Priamo: “Li pago.”
Cassandra: “Più degli altri. Voi non siete nemici, siete concorrenti in affari.”
Priamo: “Se ti fa piacere.”
(breve pausa)
Cassandra: “Sono sfinita, leghiamolo. Quando torna Achille li confrontiamo da vicino.”
Priamo: “Sempre che si riesca a tenere fermo Achille.”
Cassandra: “Padre e figlia di nuovo uniti dalla lotta. La stupidità dà una gioia perversa, ma profonda.”
[Ivan Arillotta]
@ foto di Raffaello Ferone