Boschi di Parole
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di Marcella Leonardi, 4 ottobre 2012
Nome: Marcella
Cognome: Leonardi
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Bio: Marcella Leonardi, pesarese, è tra gli autori della Garzantina di Cinema curata da Gianni Canova ed è critico cinematografico di riviste a tiratura nazionale. Ha vinto vari premi prestigiosi di poesia e di prosa, ha fatto parte di varie antologie e collabora con le riviste online UnoNove, Nocturno, e la cartacea Nocturno Cinema.

Boschi di Parole

Con una nota critica di Franz Krauspenhaar

 

Boschi di parole di Marcella Leonardi è edito da Fermenti ed è un bellissimo libro di poesia. Una specie di riconciliatore di versi, un oggetto spirituale che ti fa sembrare forzate molte “opere” di poesia contemporanea, così oscure, non trasparenti, vagamente oscene.

La poesia della Leonardi, critico cinematografico, collaboratrice di Gianni Canova e vincitrice di un pugno di premi letterari, è aria fresca passata attraverso la galleria del vento di uno studio attento e mirato. È poesia di sentimenti baciati dalla fortuna di essere stati vissuti fino in fondo, nel bene e nel male. Questo canzoniere minimo racconta dell’amore ricercato, dell’intrepido cuore che lo accarezza con battiti a volte assordanti, di una giovinezza innata che si spande anche oltre ogni possibile biografia d’anni, a testimoniare ancora una volta che l’età è quella che conta solamente, o soprattutto, nell’anima. Poesie quasi sempre brevi, versate sulla pagina in evidente stato di grazia, con un fluire discorsivo ma anche lirico, in un dosaggio dolce e pieno; una poesia leggera e profonda al contempo, che racconta bagliori, occhi sgranati, labbra dischiuse, facendo della sorpresa un forte canale erotico d’espressività. La Leonardi conosce le gioie del corpo innamorato ma anche la disillusione della donna adulta, ma mai si profonde in giaculatorie assassine, mai semina lacrime belanti per le strade anche tortuose dei suoi versi spesso nudi. Lei è lì, in mezzo alle parole, in questi immensi “boschi di parole” del titolo, che si fa coprire da tutte quelle foglie, innumerevoli, perché  la letteratura, di cui le parole sono le foglie, ci sommerge da sempre e non possiamo farci nulla, se siamo soltanto dei lettori appassionati o addirittura dei creatori: siamo mossi dalle parole, le parole sono anima e corpo, sono sostanza, ricambio, vita, speranza senza fine, motore inesauribile. La ricerca di una serenità ultima che anticipi ogni morte, quella dell’amore che riesca a coniugare carne e spirito come in una pietanza magica e dal gusto inarrivabile, la ricerca di se stessi attraverso il disegno attento e fine della propria immagine, mai coprente del resto, ma figuretta piuttosto come nei film muti, come nel Lubitsch tanto amato dall’autrice, estremo demiurgo di un cinema che mette insieme i generi più disparati, accorpando leggerezza e profondità, per raccontare senza remore il nostro mondo. Corredano degnamente il libro (pag.74 – euro 12) una bella postfazione dello storico sceneggiatore cinematografico Dardano Sacchetti e un ottimo intervento di Maura Chiulli.

 

Franz Krauspenhaar

 

 

1. Seme

 

Cerco un riparo

una cavità materna

dove essere origine

estranea ad anatomie

Movimento incosciente –

un palpito appena, ripulito

di percezioni ambigue –

scintilla elementare

non ancora partorita, né

legata d’amore o bisogno

alla vita fatta carne,

a linfe nutritive

scese senza luce

nel piacere della saliva.

È dolce il sapore

delle necessità

quanto è nera la paura

di trovarsi espulsa – separata

tra strumenti clinici –

gelide bilance di alluminio

in cui si pesa l’idoneità

al mondo

 

 

2. Stazione

 

Stazione Centrale

affastellata di occhi umani

smarriti sfocati vuoti

alla ricerca di luoghi di cose

di corsa, e la musica

che si ripete

ed il bar dove servono

solitudine

tra sigarette e abbandoni

tra falsi e veri amori

tra addii recitati e brutali

Lì mi sentivo violata

da sguardi e corpi

estranei

da forzate intimità

da osceni sfioramenti

Poi il mio viso

vide il tuo

E tutto sparì

nella luce

 

 

3. Parcheggio

 

Tra ieri e questa notte

sono passati rivoli di lacrime

i desideri straripati

la speranza fiorita al buio di un parcheggio

le stelle delle auto in corsa

i fanali del cielo a illuminarmi

ed io sulla strada, illusa

che l’amore fosse tornato

a prendermi.

 

[Marcella Leonardi]

 

© foto di Gianni Laudati

 

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