Pezzi di plastica e sangue
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di Luigi Carrozzo, 11 ottobre 2012
Nome: Luigi
Cognome: Carrozzo
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Bio: Luigi Carrozzo è editor e scrittore. È cofondatore di MacchiaUmana.

Pezzi di plastica e sangue

Viaggio nella notte di Massimiliano Santarossa, Hacca edizioni

 

Viaggio nella notte è una bottigliata d’acido solforico tra le scapole. Un libro doloroso, ruvido, in cui l’immedesimazione con il protagonista comporta l’accollarsi il dolore, le ulcere di un’anima consunta, anzi, di più, transustanziata nella fatica e nel lavoro.
Un uomo disumanizzato che si genera nel lavoro ed esaurisce la sua funzione nel lavoro attraversa queste pagine, un operaio che ha sacrificato l’intera sua vita, a partire dall’adolescenza, a un crudele cetaceo divino: la fabbrica. Un dio che spacca mani e ossa, che fagocita i suoi figli, che li immola sull’altare del ciclo continuo da fordismo distopico.
Massimiliano Santarossa racconta il dietro le quinte, l’osceno del mitico nordest italico iperproduttivo, il faticare fino al disfacimento non solo fisico, ma anche psichico e per certi versi morale, spirituale. Tutti i personaggi che si avvicendano nell’unica, tremenda, ultima giornata raccontata nel libro, si muovono nei sobborghi che circondano il Moloch industriale – Case Rosse che paiono un incubo sovietico postatomico – come zombie. Morti viventi, nati morenti, soccombenti – per usare un termine di bernhardiana memoria – come in una Spoon River livida, dove non c’è nulla che si voglia ricordare, anzi, dove l’oblio è un traguardo da raggiungere e le droghe viatici indispensabili alla (non) sopravvivenza. Persino la natura non è materna, ma schiava obbligata al nero di un autunno perenne.
Un colore cupo pennella gesti, luoghi e manie di tanti personaggi spettri, dall’anziano morente alla mamma ragazza, dal cantante al dottore pazzo. E ovviamente il protagonista, senza volto, senza faccia, carico di disgusto, come chi, in credito con la vita, si trova, per scelta e sfortuna, a essere debitore alla morte, a scontarsela nelle vene centellinandola giorno dopo giorno, ora dopo ora.
L’odio è il motore primo del Viaggio nella notte ma è un odio stremato, un odio rivolto a sé e agli altri che ha perso vigore, che si è impantanato nell’immutabilità e aspira semplicemente a una resa.
C’è un viaggiatore della notte come quello di Santarossa in ognuno di noi; la nostra parte nascosta, autodistruttiva e ribelle, che al continuo chinare la testa preferisce farsi da parte, scendere a patti con la fine, perché ‟i pochi che hanno occhi per vedere, nella fine riconoscono ciò che la fine davvero è, un bianco tenue, un bianco che non splende, un bianco che non acceca, un bianco che accetta senza chiedere, e dove tutto si perde”.
 
[Luigi Carrozzo]
 
© foto di Vanessa Rusci project VJ table MRK
 
 
 
 
 

 

 

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