Sangue di tutti noi
gravatar
di Michele Lupo, 8 novembre 2012
Nome: Michele
Cognome: Lupo
Website:
Bio: Michele Lupo, Insegnante e scrittore. Ha pubblicato il romanzo L’onda sulla pellicola (Besa editrice). Ora in libreria, la raccolta di racconti I fuoriusciti (Stilo editrice). Prossimamente il romanzo Rosso In Fuga (Cult editore).

Sangue di tutti noi

La vita di Mario Acquaviva ricostruita da Giorgio Bona

Sei un antifascista, la gente ti segue per quello. Sei un militante del Pci. Hai fatto la Resistenza. Hai cacciato via l’orrore di un regime che ha sfasciato un paese mai nato. Sei dalla parte del bene. Del resto il nazismo non è stato battuto solo dagli americani. Senza Stalin non sappiamo come sarebbe finita (Kruscev è di là da venire, in pochi sanno che cosa accade davvero in quegli spazi gelidi e sterminati a est). Magari sei anche un dirigente del partito, un riferimento per quella parte di popolo che ci ha messo un po’ – venti anni – ma ora grida entusiasta parole come libertà, democrazia, o addirittura comunismo.

Ecco, tu che sei dalla parte del giusto, se ora magari ti passasse per la testa di far fuori uno quasi come te, appena un po’ diverso, un militante internazionalista, non si sa bene se troppo comunista o troppo poco, uno che a questa roba ci ha creduto davvero, un combattente, persino umanamente più apprezzabile di chi vive solo nell’astratto furore dell’ideologia, uno che non si è mai risparmiato, che si è fatto i suoi bravi anni di carcere – per gentile concessione del duce -, uno per cui i pestaggi sono all’ordine del giorno, costretto a una vita difficile, anche dai tuoi capi (c’è sempre il capo di un capo), cui non piacciono le deviazioni dal dettato staliniano, e per questo te lo cacciano fuori da partito, be’, se ti saltasse in testa una perversione del genere penseremmo a un pessimo scherzo. Perché col tempo, e neanche lungo, nonostante gli sforzi per tacitare dubbi, polemiche, malevoli interpretazioni dell’accaduto (l’assassinio di un comunista il buon senso degli ingenui, lì per lì, lo rubrica come vendetta di un fascio, di quelle che insanguinano in effetti il paese per molto tempo), la tragica vicenda acquista contorni nebulosi. Perché, revocato in dubbio il movente fascista (nonostante mentre lo si ammazzava, Mario Acquaviva, i sicari urlassero “era un fascista, una spia fascista!”) e perplessi sull’eventualità di una tua personale, privatissima schizofrenia – anche perché nessuno sa con precisione chi tu sia, un dirigente fra tanti – resterebbe un sospetto terribile, ancorché storicamente più significativo (tragicamente significativo). Ossia che nel tuo partito, nel partito di Togliatti serpeggiasse un odio verso Acquaviva e quelli come lui, quelli che nella vulgata staliniana passano per filotrotzkisti e controrivoluzionari, così acuto e nero, da indurvi a sbarazzarvene. Dopo avergli reso la vita un inferno, fatto passare per un collaboratore dell’Ovra, denigrato e insultato, tanto per mostrare al mondo che se Marx aveva le sue ottime ragioni che Mussolini non poteva e non voleva comprendere, quando si tratta di passare ai fatti, un po’ della ferocia nera appartiene anche a voi. Proprio a voi che vi schierate per la conciliazione nazionale, a voi uomini “responsabili”, stalinisti e moderati insieme, pronti a un’ignominiosa amnistia di cui avremmo pagato le conseguenze per sempre.
Una gran brutta storia, una storiaccia. Ce la restituisce montando sapientemente attraverso brevi capitoli gli ultimi due anni di vita del povero sindacalista Mario Acquaviva detto Paolo, dal 1943 al 1945, Giorgio Bona nel Sangue di tutti noi, edito da Scritturapura. Un libro pensato per anni, una ricostruzione minuziosa, appassionata e dolente. Uno scheletro nel cupo armadio del Pci, poco propenso a tollerare gli idealisti veri quando questi avevano l’ardire di muoversi fuori dalla linea del partito. Una gran brutta storia.
 
[Michele Lupo]
 
© foto di Sabrina Minetti
 
Se vuoi comprare I fuoriusciti di Michele Lupo, clicca qui.

 

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook