Orongo # 4
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di Franz Krauspenhaar, 11 aprile 2013
Nome: Franz
Cognome: Krauspenhaar
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Bio: Franz Krauspenhaar è uno scrittore. Ha pubblicato fra gli altri "Era mio padre", Fazi editore; "L’inquieto vivere segreto", Transeuropa edizioni; "1975", Caratterimobili editore; "La passione del calcio", Perdisapop; una raccolta poetica "Effekappa", Zona Editore e "Le monetine del Raphael", Gaffi Editore. A dicembre 2012 è uscita il poema "Biscotti selvaggi", Marco Saya editore.

Orongo # 4

Una nausea capillare

Oggi mi sono svegliato con una nausea capillare. Dovrei andare a farmi cavare il sangue come al solito. Poi penso a Orongo, il non paradiso che riesce a strapparmi un sorriso. I paradisi sono diventati tutti artificiali, fanno ridere nervosamente, come in chi è stato drogato. Penso a Orongo, che c’è. E posso uscire nel freddo con la speranza di sognarlo ancora.

Quando sto a Orongo ho la barba lunghissima e bianca, più bianca di quando sto in Europa. A Orongo ho ormai la cittadinanza, credo che a un dato punto lascerò per sempre la metropoli lombarda dove sono nato e ho vissuto per tutta una vita, in pratica metterò un cancello tra me e quella città, e starò per sempre dall’altra parte, a Orongo, dove ho già ricominciato a sognare a occhi aperti, lisciandomi la barba lunga e bianca.
 
A Orongo il motto più popolare è ‟yo estoy contigo”. Lo dicono tutti. Le mamme ai figli, i figli alle mamme, i poliziotti ai delinquenti dopo che li hanno picchiati col manganello per impedire loro altri guai. Lo dicono anche le donne mentre stanno lasciando i loro uomini, i quali per capire davvero che non si trattava di una presa in giro, di una beffa, devono stare per un bel pezzo da soli, completamente soli, soli coi loro pensieri più puliti.
 
Vogliamo essere migliori ma nei posti sbagliati. In questa desolazione di Milano, con la crisi che si tocca profondamente dappertutto, possiamo camminare per le strade con più facilità; se prendiamo la macchina, non ci sono più ingorghi se non raramente, nei posti e alle ore solite. I ristoranti sono semivuoti, la domenica sera poche ragazze camminano ridendo nel freddo, tutti gli altri sono chiusi in poche pizzerie. Vogliamo diventare persone oneste in una città che della disonestà ha fatto un vanto. Per questo me ne andrò a Orongo, che ha un clima un po’ migliore di questo, che è subtropicale anche d’inverno. A Orongo gela solo la notte dei primi di luglio, se gela. Ora che siamo a natale è piena estate, non ci sono molte cose di cui vantarsi, qualche ristorante, qualche sala da ballo, animali tropicali per il fiume, e noi italiani che camminiamo nella calura sopportabile del natale pensando all’Italia lontana come a un’escrescenza, come alla ferita morta della nostra morte di europei. Non siamo più italiani, né tantomeno europei, stiamo per diventare cittadini di Orongo, paese sudamericano dal clima sudtropicale tra l’Uruguay e la Brianza. La Brianza di qui è la stessa, ma cade nell’atlantico, e si squaglia nel caldo, le verzure attorniano gli ultimi mobilifici. La rabbia disperata di Gadda sembra rintronare fino a qui, è il nostro estremo lascito. Io da quel paese infernale sono voluto scappare in una specie di palude sudamericana che sta nel sud est: a ovest l’Argentina, a nord il Brasile, a sud l’Atlantico e a sud est la Brianza, e forse a ovest l’Uruguay. La Brianza del nostro immenso scontento passato che però non può sparire. Conviveremo con tutto il passato e poi potremo vivere il presente e indirizzarlo verso il futuro. Ho deciso che qui voglio morire, quando l’aria chiuderà i miei occhi. A quel punto nulla mi ricorderà nulla del paese da cui sono venuto. Sarà l’emigrante che muore come emigrante per diventare, alla fine della sua vita, cittadino profondo di Orongo. Sarà rinascervi.
 
[Franz Krauspenhaar]
 
© foto di Sabrina Minetti
 
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