Orongo # 5
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di Franz Krauspenhaar, 18 aprile 2013
Nome: Franz
Cognome: Krauspenhaar
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Bio: Franz Krauspenhaar è uno scrittore. Ha pubblicato fra gli altri "Era mio padre", Fazi editore; "L’inquieto vivere segreto", Transeuropa edizioni; "1975", Caratterimobili editore; "La passione del calcio", Perdisapop; una raccolta poetica "Effekappa", Zona Editore e "Le monetine del Raphael", Gaffi Editore. A dicembre 2012 è uscita il poema "Biscotti selvaggi", Marco Saya editore.

Orongo # 5

Il canto dei morti

Le poche strade di Orongo ogni tanto si riempiono di morti che cantano per rassicurarci, che nulla è mai veramente perduto, che le colombe della pace sanno volare dappertutto, se scampano ai cacciatori.

 
A furia di essere guardate, molte donne di Orongo hanno deciso di fare lo sciopero della vista maschile. A Orongo gli uomini più che maschilisti sono insistenti, se non altro con gli occhi. Gli occhi degli uomini di Orongo sono brace attiva sempre, anche quelli azzurri. Desiderano continuamente. Mangiano. Divorano.
 
Poi si sa, ciò che muove le donne è spesso il desiderio, così, in maniera traslata e folle, questo loro sciopero è per essere desiderate di più da questi uomini spesso scuri, con tanti capelli, con le barbe malrase, per avere la prova che questi uomini le vogliono davvero e non soltanto per un’ora o un giorno. Molti di loro lavorano al piccolo porto, dal quale partono i postali che vanno a Montevideo o a La Plata. Da certe case brianzole, dove c’è il brutto della vita contadina, alcuni vecchi guardano col binocolo i postali che partono fischiando dal porto di Orongo. Nella nebbia che solo d’estate si dirada, la Brianza dei vecchi collima perfettamente con l’Atlantico calmo del porto, si fonde come nella vena del sangue.
 
A Orongo si pescano dei piranha d’allevamento in un lago abbastanza grande messo su da un allevatore di Lecco. In Lombardia allevava altro, poi in un pesce trovarono un chilo di cocaina e Santini ebbe dei grossi guai con la giustizia. Dopo sei mesi con la condizionale decise di lasciare l’Italia, ma gira e rigira non riusciva a trovare un posto dove andare, nel senso che Lecco, il Comasco e la Brianza erano il suo unico mondo, quando era stato a Milano dopo due giorni s’era sentito morire. Ma, chiuso l’allevamento, a sessantacinque anni e con la moglie in coma da due aveva deciso di fare il salto, un salto enorme, senza ritorno; invece di suicidarsi di fatto, aveva deciso di uccidersi con lo spazio percorso, tra lui e tutti i posti della sua vita, che stavano nel raggio di cinquanta chilometri. L’amico Pietro era andato a Orongo negli anni settanta, lo chiamò per l’ennesima volta. Vicino allo stabilimento della Star, nella brianza oronghese, il Santini ritrovò se stesso e anche si perse. Era nell’America Latina ma allo stesso tempo gli pareva di cavalcare nella brughiera, solo che faceva più caldo, soprattutto d’inverno. E così mise su coi risparmi l’allevamento Luigi Santini Pescador, proprio a due chilometri dagli stabilimenti della Star, vicino alla camionabile che porta a Montevideo.
 
[Franz Krauspenhaar]
 
© foto di Sabrina Minetti
 
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