Metamorph
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di Franz Krauspenhaar, 16 maggio 2013
Nome: Franz
Cognome: Krauspenhaar
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Bio: Franz Krauspenhaar è uno scrittore. Ha pubblicato fra gli altri "Era mio padre", Fazi editore; "L’inquieto vivere segreto", Transeuropa edizioni; "1975", Caratterimobili editore; "La passione del calcio", Perdisapop; una raccolta poetica "Effekappa", Zona Editore e "Le monetine del Raphael", Gaffi Editore. A dicembre 2012 è uscita il poema "Biscotti selvaggi", Marco Saya editore.

Metamorph

Giuseppe Casa, Foschi Editore

Lorenzo Barbieri è un ricercatore, è un cervello prezioso che fa il percorso inverso ai nostri scienziati, che emigrano in America. Lui è costretto a ritornare a Milano per cose che il lettore avrà l’ansia di scoprire. In questo Metamorph sono tante le cose che vanno scoperte, in un turbine angoscioso. Casa è uno scrittore eccellente, d’esperienza, che ha pubblicato con Baldini & Castoldi e Rizzoli. La sua cifra si fonda su una scrittura che non molla, che ti tiene attaccato alle pagine senza interruzione. Non è un noirista puro, sfugge alle categorie che tanto piacciono ai tenutari del mercato, quelli che vendono libri come venderebbero sapone (non di Marsiglia, quello è anticaglia per piccoli editori.) Casa, scusate il bisticcio, è uno che scava. Non è un letterato di formazione – è insegnante di educazione fisica nei licei – e non a caso conosce sulla pelle l’uso propedeutico della forza ma soprattutto dello sforzo. Senza fare il “muscoloso” alla moda (come quei tomi che si presentano alle presentazioni sempre abbronzati e con la maglietta aderente nera sul corpo palestrato.) E questo nella vita come nella scrittura, senza sovrastrutture. Di Casa mi parlò per la prima volta, anni fa, l’editore di Transeuropa Giulio Milani, uno col palato fine, e che è stato editore anche di un mio libro. Appresi da Giulio di questa furia nella narrazione di Giuseppe, e lo lessi subito. Anni dopo ci ritrovammo assieme nella non abbastanza elogiata antologia I persecutori, (un libro “girardiano” concepito dallo stesso Milani), assieme a scrittori come Giorgio Vasta, Christian Raimo, Ottonieri e altri, tutti di alto livello. Conobbi Casa anni dopo, simpatizzammo anche per le nostre scritture. Ora, bando alle ciance (si fa per dire): dopo un silenzio di qualche anno Casa esce con questo Metamorph. Qualcuno gli disse, tempo fa, che il libro non era abbastanza empatico con il lettore. A questa stregua, un noir come L’assassino che è in me non avrebbe quel senso. E sì, non ce lo ha. Chi ha detto che il lettore deve tifare per il protagonista? Il mostro langhiano di Duesseldorf ci faceva simpatia? Ci sentivamo in comunanza spirituale con il giovane fotografo assassino di donne di Peeping Tom del grande Powell? Non si capiscono troppe cose, dell’editoria d’oggi, e lo dico senza polemica. Ma ormai va così, si spinge verso il basso per timore di non vendere. Ma Metamorph è uno di quei romanzi che vendere può. Anche se è di qualità, se ha una scrittura asciutta e tesa, se ha una trama che scuote, se non è un vero libro di genere ma di “generi commisti”. Il vero scrittore nei generi ci entra e ci esce, e poi ci rientra e poi ci esce di nuovo, perché alla fine, nella letteratura di qualità il genere non esiste; semmai esistono delle commistioni funzionali, tese a rappresentare spesso la complessità della realtà. Lorenzo Barbieri, l’io narrante, si muove dentro una piscina di orrore nella quale lentamente affoga. La sua è una vera e propria metamorfosi verso il basso, verso l’annegamento. La società occidentale è in una crisi enorme ma rimane il regno d’ogni competizione. E una moglie che non lo segue più e un figlio difficile compongono un ben descritto quadretto familiare. E il mondo dei giovanissimi, degli studenti, che Casa descrive perfettamente per deformazione professionale e soprattutto abilità di narratore. Nell’ottima prefazione, Eraldo Baldini definisce Lorenzo Barbieri un “blade runner” , uno che corre sul filo del rasoio della vita, un uomo in pericolo più per la morte della nostra civiltà che per cause proprie.

 

 
[Franz Krauspenhaar]
 
© foto di Sabrina Minetti
 
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