Breve storia dell’artista che costruiva codici a barre giganti
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di Mario Schiavone, 13 giugno 2013
Nome: Mario
Cognome: Schiavone
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Bio: Mario Schiavone è nato ad Aversa nel 1983. I suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, Neobar e Poetarum Silva. Un suo scritto è stato scelto per l’edizione 2011 della rassegna teatrale “L’arte del racconto” curata da Massimiliano Palmese. A maggio 2011 è uscita la sua prima opera narrativa: "Binario 24" per Epika Edizioni. Di solito cammina con la testa per terra e i piedi su per il cielo, ma fare il bucato gli riesce da dio.

Breve storia dell’artista che costruiva codici a barre giganti

Raffaele Bova

Dice qualcuno che in Terra di Lavoro, qui in Campania, non c’è mai fermento culturale. Mancano le menti artistiche (tutte in fuga all’estero secondo alcuni) e mancano anche luoghi di aggregazione culturale. Niente di più sbagliato. Pochi giorni fa, uscendo dalla libreria indipendente che spesso frequento quando passo per via Magenta ad Aversa, ho notato che sul marciapiede opposto a quello su cui camminavo – all’interno di una galleria d’arte piccola, ma attiva da anni – c’erano delle grandi sagome di polistirolo e un uomo che inchiodava pezzi di legno. L’ho osservato a lungo, quell’uomo all’opera. Alla fine sono entrato e ho chiesto di poter capire cosa stava accadendo all’interno della Galleria di arte contemporanea Kouros. Devo dire, da semplice curioso dell’arte contemporanea e non da critico o addetto ai lavori, che ho scoperto un piccolo mondo fatto di uomini (che raccontano storie) e oggetti materiali che raffigurano quelle storie.

L’uomo impegnato a inchiodare e dipingere e compiere altri gesti manuali (utili a costruire la sua installazione) si chiama Raffaele Bova ed è un bravo artista che da anni vive facendo bene il suo mestiere. Bova, mentre lavora, si muove come un personaggio dall’aspetto quasi onirico: a guardarlo con attenzione pare uscito dai film del regista francese Gondry, ma è un artista con anni di esperienza alle spalle e uno sguardo fuori dal comune. Artista campano nato in Terra di Lavoro è stato uno dei fondatori e attivisti del nucleo operativo che costituì il Collettivo Lineacontinua Terra di Lavoro.
Il collettivo che contribuì a formare, assieme ad altri artisti, a partire dagli anni settanta si impose sulla scena nazionale destando molta attenzione per l’impegno e la passione che faceva emergere dai gesti artistici e sociali. Opere d’arte allestite fra la gente comune e non nei luoghi tradizionali deputati ‟all’espressione artistica”.
Quell’esperienza, che si svolgeva quando ancora non ero nato, si è conclusa. Quelli che ne hanno fatto parte hanno lasciato davvero un segno qui in provincia di Caserta e altrove. Raffaele è rimasto qui, consapevole di vivere in un territorio in cui fare arte oggi è più difficile di un tempo. ‟Il titolo dell’installazione è Ecce Homo. Questo lavoro è frutto di una ricerca che conduco da anni” mi ha spiegato Raffaele mentre inchiodava delle assi con cui costruiva un codice a barre formato parete. Guardandomi attorno ho notato grandi sagome di polistirolo che raffigurano l’evoluzione umana nel suo continuo mutare. Non a caso, parte finale del percorso dell’uomo raffigurato, vede l’ingresso della figura umana compiere la sua evoluzione fondendosi con un grande codice a barre. ‟I loghi, compreso il codice a barre, mi hanno sempre colpito. L’evoluzione digitale ha sconvolto ogni cosa lasciando in me un forte segno… Ho raccolto quelle emozioni in questa ricerca che dura da anni e sono arrivato fin qui. Consapevole che l’arte è una continua ricerca”.
Dopo aver ascoltato queste parole, ho compreso appieno cosa significa la ricerca artistica: sentirselo dire da un’artista che è nato nel 1946, partecipato alla Biennale di Venezia del 1981, e tenuto esposizioni personali in Italia e all’estero significa rimanere quasi senza parole. Ho pensato a quegli gli artisti contemporanei, di cui tanto si parla sulle riviste nazionali, che cercando velocità di esecuzione e fama sfornano opere (a mio avviso) non sempre oggetto di una ricerca lunga e complessa. Mi spiego meglio: se un gesto artistico arriva anche a me che di arte ne capisco poco o nulla, forse vuol dire che quel gesto ha una sua forza intrinseca reale che ha attraversato il tempo rimanendo fedele e producendo davvero un messaggio capace di arrivare a tutti. Il giorno dopo la scoperta sono tornato in Galleria per scattare delle foto e prendere degli appunti. Mi andava di saperne di più. Così, dopo altre ore trascorse con Raffaele a parlare di libri (io) e arte (lui) ho avuto il dubbio: vuoi vedere che fra noi due quello più bravo a raccontare storie incredibili è proprio lui?
Ne ho passate tante in vita mia, perché l’arte mi ha portato anche qualche problema, ma non ho mai smesso. Ho avuto la fortuna di esser figlio di genitori che mi hanno seguito e hanno creduto in me, persone di origini umili ma sicuramente sensibili. Al liceo, prima dell'Accademia, c’erano compagni molto bravi a esprimersi con il disegno. Uno di loro era bravissimo a creare personaggi da strisce dei fumetti basandosi solo sui film western. Non aveva mai letto un fumetto eppure era bravo. Poi ha fatto altro nella vita. Io mi reputo fortunato a far questo mestiere.”
Anche questa dichiarazione mi ha colpito. La consapevolezza di un uomo che alla sua età è felice del suo percorso, ammettendo di essere stato anche fortunato, è per me un’ammissione di estrema umiltà. Ho capito così che Raffaele Bova l’artista è anche una persona umile che sa farsi domande ancora oggi, alla sua età. Non so quanti passano per la Campania ora che fa caldo. Non so se venite ad Aversa solo per la mozzarella buona o perché su internet c’è scritto che ci sono tante chiese. Se capitate da queste parti, e volete visitare uno spazio artistico capace di colpire anche chi l’arte contemporanea la segue poco, passate da queste parti. La galleria è aperta ogni sera fino al 30 giugno. Se amate le storie, potrebbe capitarvi, all’interno della Galleria Kouros, di sentirne di belle. Tutte narrate da Raffaele Bova. Se amate il silenzio e volete raccogliere i pensieri, fateci un pensiero e passate lo stesso di qui: guardare l’installazione è rilassante e piacevole, ma anche stimolante per la mente. Non conosco bene l’arte contemporanea, non sono un critico ed esco poco. Devo ammetterlo: questa scoperta mi ha colpito. Non si dica più in giro che gli artisti campani se ne vanno tutti. Non è vero: ho le prove.
 
[Mario Schiavone]
 
Ecce Homo di Raffaele Bova. Fino al 30 giugno 2013 alla Galleria Kouros Arte Contemporanea di Aversa (Ce)
Per saperne di più: http://www.raffaelebova.it/
 
Galleria Arte Contemporanea Kouros di Aversa è uno spazio artistico sostenuto da un gruppo di amici: Carmela Statile, Vittorio Vanacore, Pasquale Latino, Rossano Sivignano, Salvatore Chiariello ed Emilio Gatto.
 
© foto di Annalisa Rascato. Nell’immagine l’istallazione Ecce Homo di Raffaele Bova

 

 

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